A Macerata Sciopero del Biglietto

Postato Nov 25 2008 - 12:00am da ITG

Comunicato Stampa del Movimento “No133 – Macerata”

Oggi l’Onda si riprende il diritto alla mobilità praticando lo sciopero del biglietto.  Gli spostamenti in bus o in treno necessari per raggiungere i luoghi di produzione del sapere e della ricchezza sociale che quotidianamente produciamo, sono uno dei tanti servizi che ogni giorno vengono fatti gravare sulle nostre spalle invece di essere garantiti e gratuiti.

Anche una piccola città come Macerata diventa oggi territorio globale e fabbrica sociale. L’Università in primis, dislocata in diverse arterie della metropoli diffusa marchigiana, da Civitanova a Jesi a Fermo, necessita continuamente di persone in grado di muoversi da un luogo all’altro.  Il caso eclatante dei 25 euro mensili che gli studenti di Scienze della Formazione sono costretti a pagare per raggiungere ogni giorno la loro sede distaccata dal centro cittadino, dimostra come non esista un sistema adeguato di servizi agli studenti ed ai lavoratori precari dell’Università: nessuna possibilità di accedere a tariffe differenziate a mensa né a parcheggi liberi riservati agli studenti, nessuna convenzione né agevolazioni con gli esercizi commerciali.  

Non solo, agli studenti ed ai precari vengono fatti pagare anche i costi di una politica immobiliare asservita alle speculazioni, che svende strutture ricettive in centro storico (il collegio Bartolo), ne chiude altre dopo pochi anni di vita (il collegio di Via Illuminati) per riaprirle in zone più o meno periferiche (da Corneto a Santa Croce), continuando a non garantire la gratuità dei trasporti. Tutto questo in un momento in cui la crisi economica e la distruzione del sistema di welfare praticata da governi, banche ed imprese sta gettando nella povertà migliaia di persone.

Nonostante ciò, il Rettore Roberto Sani invece di sostenere la mobilitazione per l’abrogazione della 133 e della 137, invece di salvare quel che rimane dell’Università pubblica e dare voce alle istanze che dal basso con i percorsi di autoriforma ed autoformazione reclamano un’altra Università possibile, annuncia il taglio del 30% colpendo “i fondi per Dipartimenti, ricerca, servizi per gli studenti, didattica, le spese vive” (dall’intervista al Rettore pubblicata sul Resto del Carlino).

Dichiarazioni gravi, che però non fermano anzi alimentano l’Onda che da settimane si sta mobilitando contro i processi di aziendalizzazione dell’università e i tagli dei finanziamenti alla ricerca e alla formazione. Tagli che si accompagnano all’aumento delle spese di guerra, ai fondi statali regalati alle imprese private, al piano salva-banche. La retorica degli sprechi e del contenimento del debito pubblico, abbondantemente utilizzata dal Governo nel tentativo di giustificare i tagli mortali contenuti nella legge 133, rivela così  la sua natura puramente ideologica.

Ed allora vogliamo che il grido “Non paghiamo noi la vostra crisi” si estenda a tutti i precari ed i lavoratori dei nostri territori, per riappropriarci della ricchezza che ogni giorno produciamo e che ogni giorno ci viene sottratta dall’arroganza di chi pensa di tagliare il nostro futuro per pagare la sua crisi, privatizzando i beni comuni,  proponendoci un meccanismo di debiti e crediti che dall’Università al sistema dei mutui ha creato un impoverimento generale che noi non vogliamo pagare ma cambiare radicalmente.

Cambiare sull’onda dei nostri bisogni e dei nostri desideri, che parlano di servizi garantiti, di produzione libera dei saperi e di tutto ciò che è comune, della rivendicazione di reddito diretto e indiretto in un paese come l’Italia (unico in Europa insieme solo alla Grecia) dove manca perfino un sussidio di disoccupazione slegato dalla prestazione lavorativa! Ed allora che la crisi la paghino loro!

Verso il 12 dicembre per la generalizzazione dello sciopero a tutta la società. Contro la precarietà, reclamiamo reddito!

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