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Videogiochi in Italia: Intervista a Marco Accordi Rickards
Eccoci oggi a parlare con uno dei personaggi di spicco nel campo dei videogiochi in Italia, soprattutto per quanto riguarda la diffusione culturale del mezzo videoludico nel nostro paese. Proprio il rapporto culturale che ha l'Italia con i videogiochi sarà al centro di questa intervista con Marco “Metalmark” Accordi Rickards.
Ciao Marco, partiamo intanto dalle domande di rito, parlaci un po' di te: chi sei e di cosa ti occupi? Sono un giornalista della stampa specializzata videoludica che di professione fa il direttore editoriale di una società di servizi di nome Idra Editing. Oltre a questo faccio del mio meglio per battermi in difesa della cultura videoludica.
Da dove hai iniziato? Da solidi studi tradizionali, perché la cultura di base è essenziale. Mi sono diplomato al Liceo Classico “Giulio Cesare” di Roma (già, quello della canzone di Antonello Venditti!) e poi ho conseguito una laurea in Giurisprudenza in diritto penale (con lode) nel 1999, presso l’università di Roma “Tor Vergata”. Avevo 24 anni ed ero fermamente intenzionato a fare l’avvocato per emulare le gesta di Perry Mason, così ho cominciato il praticantato presso uno studio legale, scoprendo però di non amare la vita di tutti i giorni di un vero avvocato. Shit happens, no? Fortunatamente, grazie a Francesca ‘Franny’ Noto, al tempo la mia ragazza (già dal 10 giugno 1994, a dire il vero), riuscii ad avere un colloquio presso Play Press per fare il traduttore per le loro riviste di videogiochi. Dopo un test su Dreamcast Arena di Francesco Serino (chi la ricorda con affetto? Io sì!), mi presero. Dopo solo un mese, chiamarono me e Francesca a colloquio. “Ci espandiamo con due nuove riviste e ci servono nuovi redattori full time. Vi va di fare una prova di scrittura?” Certo, rispondemmo. A prova fatta, fummo di nuovo chiamati a colloquio. Ci proposero di assumerci entrambi, ci dissero di pensarci su. “No, grazie”, risposi. “Ci abbiamo già pensato. La risposta è sì, dannazione!” Uscimmo saltellando di gioia. Io mollai lo studio e avvertii i miei genitori. Dalla settimana dopo ero in Lungotevere dei Mellini, staff writer di Play Press Publishing. Franny divenne addirittura immediatamente editor di Pokémon World, ma... con lei c’è poco da fare. È davvero troppo brava per noi comuni mortali.
Non solo giornalista delle più autorevoli riviste di videogiochi, ma anche presidente di AIOMI (Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive), come nasce e di cosa si occupa questa associazione? L’Italia è un posto strano. È piena di belle ragazze, cibo fantastico e opere d’arte, però... ragazzi, non parlate di cultura del videogioco, perché vi rideranno dietro. Basta leggere le sparate della stampa generalista (quasi tutta) o parlare con qualche istituzione per capire com’è considerato il Videogioco nel Bel Paese. Quando va bene è una facezia da ragazzini, quando va male è il Demonio da esorcizzare e purificare nel fuoco sacro. Allora capita che, dopo anni di duro lavoro, uno si possa stancare. Capita di urlare: “Mobbasta”, come direbbe Maccio Capatonda. Lo scorso anno il mio amico Raoul Carbone ed io decidemmo di fare qualcosa, di fondare un’associazione in favore della cultura del videogioco. Ne parlammo e ci dicemmo: “No, non la fonderemo sulla base del nulla, la faremo nascere solo e unicamente nel momento in cui riusciremo a legarla a un grande e importante evento, qualcosa che faccia capire che AIOMI non è una sigla vuota. Quell’evento fu l’Italian Videogame Developers Conference, la prima e unica conferenza nazionale di sviluppatori di videogiochi. L’IVDC si rivelò un grandissimo successo e noi, da quel momento, non ci siamo fermati più. Ecco perché invito chiunque di voi ami i videogiochi a darci una mano, andando sul sito di AIOMI, iscrivendosi al forum e magari anche tesserandosi. Di lavoro da fare ce n’è tanto, ma ci serve l’aiuto di tutti i videogiocatori.

Cosa pensi dei videogiochi e perchè è così importante “tutelarli”? La risposta vi deluderà perché è forse banale: il Videogioco è un mezzo di espressione del pensiero tanto quanto la Letteratura o il Cinema. È importante tutelarlo perché, in Italia, non gli viene al momento riconosciuto questo status. Il Videogioco è divertimento, ma anche cultura e arte. Finché questa semplice realtà non verrà accettata, AIOMI continuerà a combattere, con me in prima linea. Sempre.
Qual'è quindi la situazione videoludica attuale italiana in termini culturali? Sconfortante per molti versi, interessante per altri. Sarà che sono un ottimista incrollabile, nonostante la vita abbia tentato di farmi cambiare idea, ma penso che si stiano notando importanti segnali di fermento culturale, che AIOMI cerca sempre di alimentare. Volete alcuni esempi? IVDC a parte, mi pare doveroso ricordare il Master in Digital Entertainment messo in piedi da IULM, che ha già dato lavoro nel settore a tanti ragazzi e del quale AIOMI sarà partner dalla prossima edizione, e l’incredibile mostra The Art of Games che si terrà ad Aosta da maggio a novembre. Se la Regione Autonoma Valle d’Aosta contribuisce a organizzare un evento così importante, allora è segno che qualcosa di buono si muove. Poi, certo, ci sono tanta ignoranza, tanto settarismo e tanta maleducazione, nel nostro settore, ma di questo mi preoccupo poco. Come cantano i Manowar, “to the end they will pay for their lies”. Come dire? I nodi vengono al pettine, e il buon vecchio Metalmark ha un pettine in acciaio temperato e tanta voglia di usarlo.
E in termini di mercato? Siamo ancora così indietro rispetto agli altri paesi europei? Gli ultimi dati mostrano che, nonostante una solida crescita (un altro +20% nel 2008), siamo ancora lontani da Paesi come il Regno Unito, la Francia o la Germania. Tuttavia, questo aspetto non mi preoccupa: il mercato italiano cresce e cresce bene. È l’Industria, semmai, che deve crescere. In Italia, cioè, si devono fare più videogiochi, non solo vendere quelli stranieri. Ecco perché AIOMI si è fatta promotrice della costituzione in Confindustria del primo gruppo di filiera dei Produttori Italiani di Videogiochi, che comprende per ora 17 aziende, tra cui Milestone, Artematica, Raylight, SpinVector, Black Sheep Studios, Twelve, PM Studios, Kalicanthus, Frame Studios, Pix Rev, 7th Sense Studios, Adventure Planet, Mobile Idea e Virtual Identity. Questo passo è storico, perché i game developer italiani entrano nella casa istituzionale dell’industria: il settore si prepara a crescere esponenzialmente, il che vorrà dire anche più occupazione. Non temete: il made in Italy è apprezzato in tutto il mondo e in quasi tutti i campi... i videogiochi non faranno eccezione.
AIOMI ha inoltre da poco stipulato un accordo con IULM, di cosa si occuperà questa collaborazione? La collaborazione verte su due punti principali: da una parte AIOMI collaborerà alla seconda edizione del Master in Digital Entertainment che il Prof. Canova e il Prof. Vagliasindi svolgono all’interno della IULM; dall’altro IULM ospiterà l’edizione 2009 dell’IVDC, che si terrà nei giorni 8 e 9 ottobre all’interno dell’Aula Magna e che avrò il piacere di dirigere (insieme a Raoul Carbone) e presentare. Sono due pilastri molto solidi ma che in realtà rappresentano solo l’inizio di un percorso comune. In IULM hanno capito quanto il Videogioco sia importante e ci sono persone di grandissimo valore che stanno dedicando tantissime energie alla causa. Noi di AIOMI ci stiamo trovando benissimo e vediamo in IULM un partner ideale nell’ottica di far crescere la Cultura del Videogioco in Italia.
IVDC, The Gameland, GameCon, e altre fiere e convegni, queste manifestazioni stanno prendendo sempre più piede. La situazione si stà pian piano sbloccando? Certo, ed è un buon segno. Occorre però stare attenti a due cose. Primo: considerare ogni evento per quello che è, senza fare confusione; GameCon e Ludica sono ad esempio due festival/fiere, l’IVDC un congresso, The Gameland un torneo di videogiochi. Secondo: se il videogioco verrà sempre più percepito come un affare, molti si butteranno su di esso. Ecco perché bisognerà analizzare attentamente ogni evento chiedendosi: “È una cosa seria?”
Casual gamer, Hardcore gamers e da qualche tempo anche un nuovo termine coniato proprio da te: il Conscius gamer. Ci spieghi di cosa si tratta? Mi accorgo che molti non capiscono cosa sia realmente il Conscious Gamer da me teorizzato già da diversi anni, quindi cercherò di essere più chiaro. Il Conscious Gamer è in realtà il Giocatore che non si sente di appartenere ad alcuna setta ma che, molto semplicemente, è ‘consapevole’ di che cosa sia oggi un videogioco e del suo portato culturale e artistico. Non è un giocatore della domenica (il ‘Casual’) né un accolito della setta di illuminati che risponde al nome di ‘Hardcore’. Con i Conscious Gamer non propongo di sostituire una setta a un’altra setta, come alcuni mi accusano di fare: anzi, il Conscious Gamer è il virus che si propone di azzerare le divisioni in vista dell’unificazione di tutti noi sotto la semplice etichetta di Gamer. Ma per farlo occorre prima capire chi è un ‘gamer’... cioè, nella mia visione, il ‘conscious gamer’. Tutto il discorso è speculare a quello sul Videogioco e sull’Opera Multimediale Interattiva (OMI): per poter tornare a usare in modo compiuto il termine Videogioco, è necessario accantonarlo per un attimo e parlare di OMI. Una volta chiarito che cos’è una OMI, potremo ricondurre quella definizione al termine (da tutti noi giustamente amato) ‘Videogioco’, andando oltre il suo significato strettamente semantico.
Per finire, come immagini il futuro per l'industria videoludica sia italiana che mondiale? In tutta onestà, non ho la presunzione di rispondere a questa domanda. Posso dire una cosa sola: l’industria italiana dei videogiochi, quella dei game developer, crescerà tantissimo nei prossimi anni. Al punto di stupire un po’ tutti. State a vedere.
Conosci ItaliaTopGames? Cosa ne pensi? Certo che la conosco! Mando un saluto carissimo a Fabrizio Tropeano, a tutto il suo staff e a tutti i lettori di questa interessante e originale realtà dell’online. Continuate così, siete forti. E dateci una mano a far conoscere AIOMI (abbiamo già iniziato qui qualche mese fa... NLITG)... la Cultura del Videogioco deve essere una battaglia di tutti noi
Marco “Cartaro” Giammarioli Iscriviti al Gruppo di ITG su Facebook ITG su MySpace
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| occhiodipollo |
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Conscius gamer
Uovo di Colombo o nuova fazione? Effettivamente io mi sento un conscius gamer; però, forse, la questione del c.g. deriva dall'italiana tradizione di trovare una posizione moderata, ovunque. Lunga vita all'AIOMI, comunque.
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| LordITG |
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Oltre a salutare affettuosamente Marco non posso che condividere il suo portato del conscious gamer e dell'OMI. Il fatto è che inevitabilmente voler andare oltre le contrapposizioni di oggi, porta comunque ad essere una "nuova fazione" appunto perchè le resistenze soprattutto di chi si autonomina "hardcore gamer" sono fortissime. Io porto avanti discussioni da anni con soggetti della "old school" che rifiutano le innovazioni ed i cambiamenti. Le rifiutano anche "ontologicamente". L'è dura per dirla in breve...
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| occhiodipollo |
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L'è dura sì
La differenza tra un harcore e un casual è che il primo ha la piena consapevolezza del proprio stato, il secondo non solo è ignaro, ma non sa neanche di che stiamo parlando. Non me la sento di biasimare gli hardcore per questo. Però mi dà fastidio quando (vedi tanti forum sparsi nel web) questa consapevolezza porta qualcuno ad arrogarsi il diritto di sparare a zero, con toni da fanatico, contro quelli che si avvicinano fugaci al mondo dei videogiochi. Ce da dire poi (e questo è quello che molti hardcore lamentano) (non a torto aggiungerei) che se questa contrapposizione porta ad uno “smussamento” (leggi semplificazione) circa la giocabilità di molti titoli, allora ben vengano i giocatori “consapevoli”; consapevoli del fatto che il mercato, per produrre giochi, ha bisogno di catturare sempre più gente (con giochi “semplici” quindi), favorendo, però, la proliferazione di titoli più complessi, adatti a coloro che sono più che avvezzi con il mezzo. Un po’ come De Sica che faceva “Pane Amore e Fantasia” per avere la possibilità di girare “Ladri di Biciclette”. Giusto? O sto a di’ un sacco de fregnacce? Ai posteri l'ardua sentenza. Amen.
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