Ascoli: Anteprima Il Dio della Carneficina

Postato Gen 3 2009 - 12:00am da ITG

Il nuovo anno si inaugura al Teatro Ventidio Basso con un’importante anteprima nazionale: debutta ad Ascoli il 6 gennaio – dopo una residenza di allestimento iniziata il 2 gennaio scorso – la commedia Il Dio della carneficina di Yasmina Reza diretta da Roberto Andò ed interpretata da Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon e Silvio Orlando. Lo spettacolo – che sarà in scena fino all’8 gennaio – è presentato nell’ambito della stagione di prosa promossa da Comune di Ascoli Piceno, Amat e Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e realizzata in collaborazione con Pfizer Global Manufacturing – Stabilimento di Ascoli Piceno (main sponsor), Fainplast compounds e Al Battente Centro Commerciale.

Véronique e Michel Houillé (Anna Bonaiuto e Silvio Orlando), genitori del piccolo Bruno, ricevono in casa Annette e Alain Reille (Michela Cescon e Alessio Boni), genitori di Ferdinand, che ha colpito al viso il loro figlio in una lite di strada. Le due coppie hanno deciso di incontrarsi per regolare la disputa nel segno della civiltà e del buon senso. All’inizio, dunque, ben disposti e concilianti, tentano di approcciarsi con buoni propositi di tolleranza e comprensione reciproca che, però, poco a poco svaniranno del tutto. È questo il plot dell’ultima commedia di Yasmina Reza, Il Dio della carneficina, reduce dai grandi successi ottenuti a Parigi nella messinscena da lei stessa curata con l’interpretazione di Isabelle Huppert nel ruolo di Véronique, e a Londra, nella traduzione di Christopher Hampton per l’interpretazione di Ralph Fiennes, nel ruolo di Alain. Una commedia che conferma la straordinaria fortuna della Reza con le platee di tutto il mondo, dopo il grande exploit internazionale di Art, e anche l’interesse per la sua opera di registi e interpreti come Luc Bondy, John Turturro, Roman Polansky.

Scrive Andò nelle note di regia: “Ne Il Dio della carneficina di Yasmina Reza c’è una specie di furibondo humour sarcastico, ma anche l’abilità cesellatrice di un dialogo in bilico tra commedia e tragedia, ricreato ascoltando il potere micidiale e terribile della parola media, la musicalità e la fraseologia, camaleonticamente irresistibile, della medietà, delle sue vaste e sublimi galassie. Un piccolo trattato morale di teoria della cultura, che sembra voler rispondere – con l’ambiguità tipica del teatro – alla seguente domanda: Le buone intenzioni ci salveranno?

La Reza non sembra avere dubbi, e la sua pièce consegna allo spettatore una risposta, a suo modo, perentoria: No! L’inequivoco scetticismo di questa risposta è però messo a servizio di una macchina implacabile, virtuosisticamente variata sul ciglio di un baratro epocale, tra solidarietà ed egoismi. […] La Reza non crede alle magnifiche sorti e progressive dell’uomo contemporaneo, bene informato, diligente servitore di generiche cause morali, coattivamente alla ricerca, per sé, d’improbabili attestati di civiltà e buone maniere. Riesce così, di quest’umanità, a scovare il sottofondo barbarico, nichilista, meschinamente incapace di condividere un pur minimo progetto comune.

Lo fa dandosi il perimetro modesto di un intelligente divertissement, di un intrattenimento contagiosamente divertente, che nella risata sommerge anche lo spettatore, riflesso nello specchio deforme di una condizione in cui molti potranno riconoscersi. Non ho mai affrontato prima d’ora un testo di questo genere, probabilmente per un sospetto. Diffidavo dell’eccessiva definizione di cui sono relatori i personaggi, dell’eccessiva programmaticità che, in genere, abita questo tipo di drammaturgia dedicata all’oggi. Il teatro mi sembra, infatti, da sempre, inestricabilmente legato alla possibilità vertiginosa di far vacillare le nostre certezze, conducendoci in luoghi ignoti, attraverso una lingua di cui non afferriamo mai del tutto il senso. Assistendo, a Parigi, ad una recita dell’allestimento di questa pièce curato dalla stessa Reza, con un formidabile quartetto di attori tra cui una straordinaria Isabelle Huppert, ho capito che questo testo contiene una sfida, compresa tra l’apparente evidenza di ciò che mostra, e l’efferatezza misteriosa che nasconde.”

Per informazioni e biglietti (da euro 8,00 a euro 22,00): Biglietteria del Teatro tel. 0736 244970. Inizio spettacoli: ore 20.30. Lo spettacolo è prodotto da Nuovo Teatro in coproduzione con Gli Ipocriti e in collaborazione con Teatro Eliseo.

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