I giochi possono creare dipendenza? Sì, ma non tutti

Postato Ott 12 2017 - 4:42pm da ITG

I giochi, inutile girarci attorno, hanno cambiato le abitudini delle nuove generazioni e il fenomeno è in continua evoluzione. Gli ultimi dati confermano che il settore non avverte crisi: quello dei videogiochi rimane un mercato che fattura grandi quantità di denaro e trova il consenso di tanti milioni di giocatori in ogni angolo del mondo. È anche per questo che i giochi si evolvono e ne vengono prodotti senza sosta di nuovi, in modo da rispondere alle esigenze del pubblico, ma anche per tenere i giocatori più a lungo possibile attaccati allo schermo.

I giochi moderni hanno ormai caratteristiche ben definite: cercano di riprodurre l’ambiente che ci circonda in maniera più realistica possibile e soprattutto mettono tra di loro in contatto giocatori da ogni dove tramite le modalità multiplayer online. In conclusione, i giochi sono sempre più divertenti, stimolanti e coinvolgenti, a volte anche troppo, anzi tali da creare dipendenza. Non è un caso, come si legge in un recente articolo, che lo staff dell’Unità speciale dell’Ospedale Sant Joan de Deu, che studia i comportamenti di dipendenza negli adolescenti, sia arrivato ad affermare: “L’uso incontrollato delle nuove tecnologie da parte degli adolescenti ha portato al triplicarsi delle consulenze legate a questo problema negli ultimi cinque anni”. Dal 2008-2009, emerge dai dati a disposizione, il 20-25% delle richieste pervenute a questa struttura ospedaliera sono legate alla dipendenza dal gioco online.

Contemporaneamente, fa sapere l’Unità sul gioco patologico e le dipendenze comportamentali del Bellvitge Hospital, sono in aumento le consulenze legate alla dipendenza dalle nuove tecnologie in generale: nel 2005 erano l’1%, mentre nel 2013 si è arrivati addirittura al 17%. Ovviamente, bisogna tenere conto di un aspetto importante: un campione di adolescenti tra il 15 e il 40% chiede consulenze per uso problematico, mentre tra l’1,5 e l’8% della popolazione viene colpita da dipendenza, e si tratta per lo più di ragazzi appassionati di eGames multyplayer.

Il potenziale di dipendenza dalle nuove tecnologie è elevatissimo, considerato che grazie alle console, gli smartphone e i tablet è possibile giocare da casa praticamente in qualunque momento della giornata: mentre si è sul divano, a pranzo o cena addirittura, riducendo ulteriormente il già minimo spazio di dialogo all’interno della famiglia. Addirittura, molto videogiochi costringono gli adolescenti a sottrarre ore al sonno pur di giocare in multiplayer con amici virtuali magari d’oltreoceano.

È chiaro, dunque, che in questi termini i giochi creino dipendenza, ma non tutti. Si parla, nello specifico, di Internet Gaming Disorder, che colpisce soprattutto nei Paesi asiatici, laddove vi sono grandi produttori e consumatori di giochi. Tra i titoli che creano maggiore dipendenza e costringono alle consulenze di psicologi e psichiatri vi sono i cosiddetti MMORPRG, ovvero i Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game. Si tratta dell’evoluzione dei giochi di ruolo, all’interno dei quali si sfidano in multiplayer un gran numero di giocatori da ogni angolo della Terra. Proprio per la loro impostazione e gli obiettivi, ossia quello di accrescere il proprio potere eliminando più avversari possibili missione dopo missione, questa tipologia di giochi è ritenuta ad alto rischio dipendenza.

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