PREY – La Recensione

Postato Mag 9 2017 - 10:13am da ITG

Arkane Studios nei suoi 15 anni di storia, ci ha proposto un numero di titoli limitato ma capaci di cogliere l’attenzione di un numero sempre più elevato di gamers. Indubbiamente Dishonored ed il suo seguito sono le sue punte di diamante insieme alla meno conosciuta collaborazione con 2K per la realizzazione di Bioshock 2 a cui hanno lavorato in particolare per la realizzazione dei primi 6 livelli.

Le citazioni di due serie come Bioshock e Dishonored sono state volute per farvi capire cosa potete aspettarvi dal reboot di Prey (qui tutte le recensioni italiane) disponibile su Playstation 4 (la versione da noi testata), Xbox One e PC.

In Prey, vi risveglierete a bordo della Talos I, una stazione spaziale che orbita intorno alla luna nel 2032. Indosserete i panni dell’oggetto di un esperimento destinato a cambiare per sempre l’umanità, ma le cose hanno preso una terribile piega.

La stazione spaziale è stata infatti invasa da alieni ostili che hanno iniziato a darvi la caccia. Mentre vi addentrerete nei più profondi segreti di Talos I e del vostro stesso passato, dovrete sopravvivere usando gli strumenti trovati nella stazione, la vostra intelligenza, le armi e abilità incredibili. Il destino di Talos I e di tutti è nelle vostre mani.

Prey a prima vista potrebbe sembrare il tipico esponente della categoria dei first person shooter ma non è così. Certamente la visuale è in prima persona ma come detto, è più facile avvicinarlo ad esperienze ludiche più ampie come i già citati Dishonored e Bioshock. Un insieme di dinamiche adventure, shooter, action, stealth dove un ruolo importante la giocano i poteri speciali del nostro alter ego e che lo rendono un’esperienza di gioco speciale, a tratti derivativa dai titoli già più volte elencati, in altri decisamente originale.

Indubbiamente poi il valore aggiunto di Prey è dato dalla narrazione e dallo svolgersi degli eventi. Inizialmente non avremo modo di comprendere neppure cosa ci sta accadendo con una voce anonima che ci darà le istruzioni per provare a sopravvivere. Pian pianino grazie alle informazioni che riusciremo a recuperare dai vari terminali e dai file audio (ancora una volta Bioshock…), le cose inizieranno a farsi chiare dinanzi ai nostri occhi e dovremo prendere scelte tutt’altro che facili.

Se il gameplay e la narrazione sono degni di un capolavoro, lo stesso si può dire per la colonna sonora. Mick Gordon già autore della soundtrack di Doom ci regala una lunga serie di composizioni a volte struggenti, a volte impetuose, sempre in sintonia con quello che sta accadendo sullo schermo.

La longevità del titolo, nonostante l’assenza del multiplayer, è garantita da uno story mode che concluderete difficilmente in meno di 30 ore in cui si mescolano perfettamente la quest principale e le tante missioni secondarie che potenzialmente fanno aumentare ulteriormente la durata del titolo.

Ci siamo lasciati per ultimo gli aspetti che invece non ci sono piaciuti particolarmente di Prey. Oltre a dei caricamenti al di sopra della media, la realizzazione visiva del titolo non riesce ad arrivare alle stesse vette qualitative riscontrate negli altri parametri.

Sia chiaro: Prey non ha problemi di bug, di fluidità (fissata a 30 fotogrammi al secondo) e non è un titolo brutto da vedere ma è fuori discussione che il dettaglio generale e dei vari effetti grazie è piuttosto lontano dalle vette raggiunte dalle ultime produzioni PC – Console come, solo per citare i più recenti, Horizon Zero Dawn e For Honor.

IN CONCLUSIONE
Ancora una volta Arkane Studios riesce a proporre un’esperienza di gioco straordinariamente efficace, a tratti anche originali e ricchissima di emozioni. La sua esperienza con serie quali Dishonored e Bioshock, sono state fondamentali per realizzare un titolo in prima persona capace di pescare al meglio tra varie dinamiche ludiche (shooter, action, adventure, puzzle, stealth) senza dimenticare una narrazione di elevatissimo livello grazie anche ad una fantastica colonna sonora. Il suo unico limite, una realizzazione tecnica discreta e senza problemi strutturali ma lontana da quanto visto a livello di dettaglio in altre opere, lo rendono un titolo da consigliare senza esitazioni a chi apprezza maggiormente la sostanza piuttosto che la forma.

VOTO: 9

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