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All’intero del panorama dei survival horror la serie Project Zero è una delle più apprezzate da chi scrive: in particolare la prima, memorabile uscita su Playstation 2, visto che i successivi capitoli non fecero altro che replicare quanto già visto senza riuscire a coinvolgere il giocatore fino in fondo. Forse proprio per questo i ragazzi Tecmo Koei hanno pensato di far leva sulle caratteristiche del Nintendo 3Ds per dare un nuovo significato alla tanto sbandierata Augmented Reality…
In effetti, a ben pensare, fulcro di Project Zero è sempre stato il dover catturare i fantasmi scattandogli foto con una macchina dotata di poteri spiritici: il fatto che il Nitendo 3Ds abbia una fotocamera incorporata fa pensare che non poteva esserci piattaforma migliore per ospitare Spirit Camera, spin-off di Project Zero.
Una volta aperta la confezione troverete, oltre ovviamente alla cartuccia, anche un bellissimo manualetto colorato pieno di inquietanti bozzetti e disegni: i primo pensiero che viene è che finalmente dopo tanto tempo hanno reiniziato a graziarci con deliziosi artbook, ma non è così: tale libretto, denominato Diary of Faces, è parte integrante del gioco ed è proprio funzionale all’Augmented Reality.
Infatti, durante il gioco dovrete più volte inquadrarlo nelle varie pagine: esso rappresenta im qualche modo il vostro ingresso nella casa piena di spiriti e scattandogli foto lo vedrete prendere forma, con spiriti che entrano ed escono dalle pagine.
Ma le particolarità che Tecmo ci propone non finiscono qui, visto che Spirit Camera è piuttosto originale anche nella fase dei combattimenti, in cui dovremo girarci intorno come se stessimo tenendo in mano una vera e propria macchina fotografica allo scopo di fotografare i vari spiriti che ci vengono contro per toglier loro energia spirituale.
Il tutto è davvero ben implementato e soprattutto all’inizio fa il suo bell’effetto, ma ci sono anche evidenti problemi. Il primo è costituito dal fatto che per far funzionare al meglio il tutto dovrete giocare in un ambiente molto illuminato, che toglierà gran parte dell’atmosfera e al tempo stesso creerà non pochi problemi a capire cosa sta succedendo a schermo soprattutto negli ambienti particolarmente scuri.
Il secondo è invece da ricercarsi nella struttura totalmente guidata di gioco: vi muoverete su binari in modo prestabilito e non avrete praticamente nessuna libertà: in fin dei conti Spirit Camera si rivela essere più un’esperienza interattiva che un gioco vero e proprio.
Dal punto di vista grafico il titolo fa bella mostra di sé, grazie anche al fatto che, appunto, non siete liberi di muovervi come volete: gli spiriti sono curati e ricchi di dettagli, lo stesso dicasi degli ambienti, tra l’altro impreziositi da effetti luce che, posizionati nei punti giusti, riescono a creare un’ottima atmosfera. Ottimo il sonoro, con un degno doppiaggio inglese (sottotitolato in italiano) e un’effettistica che, tra suoni e voci spettrali, riesce a mettere i brividi in più di un’occasione.
IN CONCLUSIONE
L’idea di fondo che ha dato vita a Spirit Camera è degna di lode: trasformare il Nintendo 3Ds in un macchina fotografica spettrale “reale” non può che trovare tutto il nostro apprezzamento, non così purtroppo la sua realizzazione pratica. Il titolo è infatti più che altro un’esperienza interattiva di breve durata che non mancherà di coinvolgervi ma non riuscirà a divertirvi; inoltre Spirit Camera soffre di una contraddizione di fondo: per poterlo giocare dovrete trovarvi in un ambiente ben illuminato, ma così facendo si perde atmosfera e soprattutto spesso non si riesce a vedere bene cosa succede sullo schermo.
GLAMOUR 8
GRAFICA 8
SONORO 9
GAMEPLAY 5
LONGEVITA’ 5
TOTALE 7


