A prima vista, Rematch, disponibile per Playstation, Xbox e PC, potrebbe facilmente trarre in inganno. Il suo stile visivo sopra le righe, i movimenti esagerati dei personaggi e la presenza di arene variopinte potrebbero far pensare a un ritorno in grande stile di qualcosa simile a Fifa Street, aggiornato ai gusti e ai trend attuali. E in effetti, il richiamo è inevitabile per chi è cresciuto con quei giochi dove lo stile, le acrobazie e la spettacolarità facevano da padroni. Ma basta giocare qualche match per rendersi conto che la vera anima di Rematch sta altrove. Se proprio vogliamo trovare un paragone più azzeccato, è con Rocket League che si crea un’assonanza concreta: solo che qui non guidiamo macchine, ma controlliamo atleti super dinamici che si sfidano in una versione iper-stilizzata e frenetica del calcio a squadre.

Ed è in questa ambiguità, tra lo sport arcade puro e il gioco competitivo con solide meccaniche manuali, che Rematch costruisce la sua identità. Un titolo che non vuole essere una simulazione, ma nemmeno un semplice passatempo spensierato. La verità sta nel mezzo, e il risultato – pur ancora perfettibile – è decisamente intrigante.

Il cuore di Rematch è un calcio 3v3, 4v4, 5v5 (unica modalità “rankizzata”) completamente scollegato da qualsiasi regola reale del calcio. Non ci sono fuorigioco, rimesse o falli. Le partite si svolgono in arene chiuse, dalle dimensioni contenute, con sponde che impediscono alla palla di uscire e stimolano rimbalzi imprevedibili e azioni caotiche. La fisica del pallone è volutamente esagerata e reattiva, ricordando moltissimo l’approccio di Rocket League, dove il controllo totale è sempre possibile ma richiede abilità e pratica.

Ogni giocatore può scegliere tra diversi personaggi, ciascuno dotato di una propria velocità, resistenza, stile di tiro e mossa speciale, contribuendo a creare una varietà strategica che va oltre l’estetica. Non siamo di fronte a un semplice “premi e gioca”: Rematch è fortemente arcade, sì, ma introduce anche una serie di elementi tecnici che premiano il tempismo, la coordinazione e la conoscenza del proprio personaggio.

Il sistema di passaggi, dribbling e tiri non è automatizzato come in molti titoli arcade moderni: serve precisione, timing e intuito. E questo porta a un’altra importante distinzione rispetto a giochi simili – se ti limiti a correre a caso e premere tasti a caso, non segni mai. Solo collaborando, effettuando triangolazioni, coprendo bene il campo e sfruttando le abilità speciali nei momenti giusti si riesce a fare la differenza.

Ed è qui che emerge la vera anima del gioco: Rematch dà il meglio di sé quando viene affrontato in team, con amici. Se giocato in modalità casual con sconosciuti, il gioco perde gran parte del suo fascino. L’assenza di coordinazione, la difficoltà nel creare gioco di squadra con chi non si conosce e la tendenza generale al caos fanno sì che l’esperienza risulti caotica e spesso frustrante.

Invece, quando ci si organizza con un proprio gruppo di amici, con ruoli assegnati e un minimo di comunicazione vocale, Rematch decolla. Diventa un’arena di sfide strategiche, partite combattute punto a punto, azioni spettacolari nate dalla cooperazione e una sensazione di crescita tangibile partita dopo partita. Il sistema di classifiche e ranking incoraggia a migliorarsi, e affrontare altri team organizzati diventa un’esperienza davvero competitiva e soddisfacente.

In questo senso, Rematch somiglia molto a Rocket League, non solo per l’impostazione, ma per la filosofia che ci sta dietro: è facile iniziare, ma servono impegno, costanza e, soprattutto, compagni di squadra per divertirsi davvero.

Rematch

Dal punto di vista estetico, Rematch si presenta con uno stile cartoon esagerato e accattivante. I personaggi sembrano usciti da un incrocio tra un anime sportivo e una pubblicità degli anni 2000: oversize, con look sgargianti e personalità ben definite. Le animazioni sono fluide e contribuiscono a rendere ogni match uno spettacolo visivo, tra trick, super mosse e gol da cineteca.

Le arene variano in modo discreto, ma non ancora abbastanza. A lungo andare, la ripetitività degli ambienti e dei temi si fa sentire. Anche il numero di modalità, al momento del lancio, è piuttosto contenuto. Si gioca quasi esclusivamente online, con classifiche, matchmaking e tornei, ma manca qualcosa a livello di contenuti extra: una modalità carriera, delle sfide offline o anche solo una modalità allenamento più completa.

La sensazione è quella di un gioco ancora in fase di assestamento, che ha centrato un concept valido ma deve ancora arricchire la sua offerta. Gli sviluppatori sembrano però attenti alla community e attivi nell’ascoltare i feedback: se il supporto post-lancio sarà costante, c’è davvero un grande potenziale per far crescere Rematch nel tempo.

Uno degli aspetti più interessanti – e al contempo più fragili – di Rematch è proprio la sua community. Come per tutti i giochi fortemente multiplayer-oriented, molto dipende dalla base di utenti e dalla loro partecipazione. Al momento, il matchmaking può risultare un po’ sbilanciato: si alternano partite con avversari fortissimi a match con giocatori alle prime armi, senza una vera progressione.

La speranza è che il sistema di ranking venga affinato e che le stagioni competitive aiutino a consolidare l’ecosistema del gioco. Fondamentale sarà anche la capacità di attrarre nuovi utenti e fidelizzarli, magari proprio attraverso contenuti stagionali, personalizzazioni, eventi speciali e molto altro ancora.

Rematch Recensione – IN CONCLUSIONE

Rematch è un gioco con una doppia anima: da una parte immediato, colorato e caciarone, dall’altra competitivo, tecnico e sorprendentemente profondo. Questa combinazione funziona, ma non per tutti. Per goderselo davvero, serve organizzazione, un team di amici e la voglia di crescere insieme. Giocarlo da soli, in modalità casual, restituisce meno della metà dell’esperienza complessiva, rischiando di vanificare le ottime idee di base. Allo stesso tempo, il gioco deve ancora crescere sotto diversi aspetti: più varietà nelle arene, nuove modalità, una maggiore ricompensa per il tempo investito, e un matchmaking più equilibrato. Nonostante tutto, però, Rematch è uno di quei titoli capaci di sorprendere e catturare, soprattutto se affrontato nel giusto spirito. Il voto è un 8 pieno, che potrebbe diventare facilmente un 9 o più in futuro, se gli sviluppatori sapranno continuare a curarlo e la community continuerà a costruirsi intorno alla sua identità unica.

Rematch Recensione – VOTO: 8