Nel panorama sempre più vasto dei soulslike, Wuchang: Fallen Feathers si presenta con un’identità chiara e marcata, fondata su due pilastri distintivi: la provenienza cinese dello studio Leenzee e un’ambientazione che affonda le radici nella Cina del XIV secolo. Il risultato è un’opera che, pur debitamente ispirata alla scuola di Dark Souls, cerca di farsi largo con un’estetica peculiare, un setting poco esplorato dal videogioco occidentale e una serie di trovate visive e narrative che, pur non sempre perfette, riescono a lasciare il segno.

Abbiamo testato Wuchang: Fallen Feathers su PlayStation 5, ma ricordiamo che il gioco è disponibile anche su PC e Xbox Serie X|S. Vediamo cosa ci ha convinto, cosa meno, e perché vale comunque la pena impugnare la spada di Wuchang e seguirla lungo il suo cammino tra i fantasmi del passato.

Una Cina gotica tra storia e leggenda

L’ambientazione è, senza dubbio, uno dei punti forti di Wuchang: Fallen Feathers. Lontano dai castelli decadenti e dalle lande oscure tipiche dei soulslike di matrice occidentale o giapponese, qui ci troviamo in una Cina devastata dal caos e dal crollo dell’Impero Ming. La protagonista, Wuchang, si risveglia senza memoria, in un mondo dove il confine tra il soprannaturale e il reale è ormai indistinguibile. Una malattia misteriosa trasforma le persone in mostri piumati, e la protagonista stessa sembra essere toccata da questo male: le piume nere che crescono sulla sua spalla sinistra diventano simbolo tanto di maledizione quanto di potere.

La forza narrativa del gioco non risiede tanto nella trama lineare – frammentata e volutamente criptica, come da tradizione – quanto nell’atmosfera. Villaggi abbandonati, foreste umide, palazzi imperiali in rovina e templi immersi nella nebbia contribuiscono a creare un senso di inquietudine costante, accentuato da una colonna sonora discreta e da effetti ambientali ben orchestrati. Leenzee ha saputo attingere alla tradizione culturale cinese per restituirla in chiave dark-fantasy, con creature che sembrano uscire da un incubo taoista o da un classico della letteratura gotica orientale.

Meccaniche familiari, esecuzione intermittente

Chi ha già affrontato i titoli FromSoftware si sentirà subito a casa. La struttura di gioco è quella consolidata del soulslike: un personaggio (in questo caso Wuchang) privo di memoria, un mondo ostile disseminato di nemici, scorciatoie e checkpoint (qui chiamati “Alberi della Purificazione”), boss fight impegnative e una progressione legata sia al combattimento sia alla gestione delle risorse ottenute.

Il combat system alterna momenti di brillantezza a fasi meno convincenti. Wuchang può contare su diverse armi (spade, alabarde, ventagli letali e perfino armi ibride) e su poteri derivanti dalla sua mutazione, che permettono di eseguire tecniche speciali caricate. I nemici, da parte loro, sono spesso aggressivi e variegati, e costringono il giocatore a studiare pattern e tempistiche.

Wuchang

Tuttavia, proprio il combattimento – cuore pulsante del genere – non è sempre all’altezza. La risposta dei comandi è generalmente buona, ma in alcuni casi il feeling delle hitbox e delle collisioni lascia a desiderare. Inoltre, alcune boss fight – pur visivamente spettacolari – risultano meno bilanciate di quanto ci si aspetterebbe, sfociando più nella frustrazione che nella sfida. Capita di morire non tanto per un errore proprio quanto per un comportamento inspiegabile dell’IA o per un attacco imparabile senza preavviso. È un problema non costante, ma presente.

Wuchang – Progressione, abilità e costruzione del personaggio

L’albero delle abilità, legato ai poteri “spirituali” della protagonista, offre una discreta varietà di approcci. Si può specializzare Wuchang nell’attacco rapido, nella difesa, nelle tecniche a distanza o nelle mutazioni, che consumano una barra dedicata. Questo permette di costruire il proprio stile in modo abbastanza flessibile, anche se – almeno nelle prime 10-15 ore – la varietà effettiva si sblocca piuttosto lentamente.

L’equilibrio tra esplorazione e combattimento è ben riuscito. Esplorare le mappe è spesso gratificante, sia per i segreti ambientali che per gli equipaggiamenti nascosti. Tuttavia, non tutti i livelli brillano per chiarezza: in alcune aree il design delle mappe diventa confuso, con percorsi poco leggibili, scorciatoie non segnalate con chiarezza e un backtracking non sempre soddisfacente. In particolare, alcune sezioni nei villaggi e nelle foreste sono labirintiche più per carenza di design visivo che per volontà autoriale.

Tecnicamente altalenante

Sul piano tecnico, Wuchang: Fallen Feathers si presenta in due modalità su PS5: una orientata alla qualità visiva e una alla fluidità. Consigliamo vivamente quest’ultima: i 60 FPS (non sempre stabili, ma più che accettabili) sono essenziali per godere di un’esperienza di combattimento fluida. La modalità qualità, invece, sacrifica il frame rate per un miglioramento visivo modesto, che non giustifica la perdita in reattività.

Wuchang

Anche con la modalità fluida attivata, permangono alcuni problemi: pop-in di texture, caricamenti leggermente lunghi tra alcune aree, e un’ottimizzazione generale che sembra ancora acerba, specie nei momenti più caotici. Nulla che rovini l’esperienza, ma abbastanza da ricordare che si tratta di un titolo non tripla A, con margini di miglioramento lato patch.

Il comparto artistico, però, si distingue. Le armature, le armi, i costumi e i mostri sono ispirati, con un gusto per il dettaglio che riflette la passione dello studio per il folklore cinese. Alcune aree sono veri e propri quadri in movimento, anche se la qualità grafica pura non è al livello dei titoli più blasonati.

Wuchang: Un viaggio che vale la pena intraprendere

Wuchang: Fallen Feathers non è un gioco perfetto, né lo vuole essere. È un titolo con ambizioni forti, che guarda a un genere ormai affollato cercando di inserire una voce nuova: quella della Cina del XIV secolo, cupa, corrotta e mistica. Il gameplay prende molto dai canoni soulslike, ma li rielabora con un’identità visiva personale, un protagonista interessante, e una serie di scelte di design che testimoniano un amore genuino per questo stile di gioco.

I problemi non mancano – dall’ottimizzazione incerta al design non sempre ispirato di alcune aree, passando per un combat system altalenante – ma sono controbilanciati da atmosfere affascinanti, un mondo coerente e una sfida che, con la giusta pazienza, sa regalare soddisfazioni.

Wuchang Fallen Feathers Recensione – IN CONCLUSIONE

Wuchang: Fallen Feathers è un buon soulslike, con spunti originali e un’ambientazione raramente esplorata nel panorama videoludico. Non è rivoluzionario, ma riesce comunque a emergere grazie al suo fascino oscuro, alle creature disturbanti e alla narrazione visiva. Gli appassionati del genere troveranno pane per i loro denti, mentre chi è attratto dalla storia e dalla cultura cinese potrà scoprire un’interpretazione artistica e gotica di un periodo storico complesso. Consigliato agli amanti dei soulslike, ancora di più a chi è affascinato dalle atmosfere orientali e cerca un titolo che, pur con i suoi limiti, riesce a lasciare il segno. Con qualche patch e un pizzico di pazienza, l’esperienza può davvero valere il viaggio.

Wuchang Fallen Feathers Recensione – VOTO: 8