Quando entriamo nel mondo di Hotel Barcelona, sappiamo subito che non stiamo per vivere un’esperienza convenzionale. Sviluppato da White Owls con la visione concettuale di SUDA51, il gioco è esso stesso un bizzarro esperimento videoludico. Non è pensato per tutti, e ne siamo consapevoli fin dai primi minuti: c’è qualcosa di straniante nell’aria, come se stessimo attraversando un sogno cinematografico disturbato. È un gioco che affonda le sue radici in un’estetica pulp, in atmosfere grindhouse — un incrocio tra horror, psichedelia e follia creativa.

Il titolo, provato su PC Steam si presenta come un action-roguelite in 2,5D, ma non nel senso più moderno e levigato del genere. Piuttosto, richiama un’impostazione irregolare, volutamente grezza, che potrebbe far storcere il naso ai giocatori più abituati a produzioni lisce e lineari. Ma è proprio questa dissonanza a renderlo interessante per chi ama l’imprevedibile.

Trama e ambientazione: posseduti tra corridoi inquietanti

Noi impersoniamo Justine, destinata a investigare sull’Hotel Barcelona, un luogo remoto che ospiterebbe criminali efferati rinchiusi al suo interno. Dopo un incidente in viaggio, ci risvegliamo all’interno della struttura… non da sola. Siamo posseduti da uno spirito assassino, uno tra i mostri che popolano l’hotel. Durante i “giri” nell’edificio, Justine subisce una trasformazione: da personaggio timido diventa una figura dotata di poteri oscuri e atteggiamento deciso.

Ogni run è narrativamente giustificata: al termine – successo o fallimento che sia – torniamo “normali”, confusi, incapaci di ricordare pienamente ciò che è accaduto. Questo espediente serve da collante tra la componente roguelike del titolo e la sua narrativa onirica. La storia non è mai banale, e in più momenti si lascia andare a tocchi pulp, dialoghi crassi e situazioni grottesche: è evidente che il team vuole provocare, giocare con la materia horror e spingere verso l’eccesso.

Gameplay e struttura: caos calibrato

All’inizio ci sentiremo spaesati. Le meccaniche base non vengono spiegate con mano gentile: attacchi leggeri, pesanti, scudi e un’arma da distanza sono le poche opzioni a nostra disposizione all’inizio. Man mano che procediamo, accumuliamo risorse — in questo caso il sangue — che alimentano potenziamenti e lo sblocco di abilità, come la “Carnival Awakening”.

Lo schermo si riempie di indicatori: moltiplicatori, salute, stamina, contatori, guadagni vari sparsi. È un HUD che travolge, che più che semplificare sembra urlare al giocatore: “tu capiscimi se ci riesci”. All’inizio tutto appare troppo affollato, quasi confuso, ma dopo qualche ora cominciamo ad abituarci ai ritmi frenici. Le ambientazioni, pur limitate in varietà, pescano spesso da iconografie horror anni ’80, con mostri, creature deformi e boss dallo stile anticonvenzionale.

Il problema principale? I controlli. Chiariamente non siamo davanti a un action fluido di ultima generazione: le risposte sono a volte lente, il timing del parry o dell’evade non appare perfetto, e in mezzo al caos spesso finiremo a “pestare tasti” piuttosto che eseguire manovre raffinate. Anche i tratti platform presenti nel gioco possono risultare “ostici” a causa di collisioni imprecise o imprevisti durante il salto.

Tuttavia, una delle meccaniche più intriganti è il sistema dei cloni. Ogni volta che muoriamo e ricominciamo dallo stesso stage, la nostra run precedente torna come fantasma replicando alla lettera le nostre azioni. È come avere un alter-ego che ci assiste nel massacro: se gli elementi ambientali e i nemici sono in posizioni simili, quel clone potrà svolgere una buona parte del lavoro sporco, offrendoci un compagno di strada – pur effimero. Deve però percorrere lo stesso percorso: se scegliamo una porta diversa, il clone non ci segue. È un’idea folle ma affascinante, che aggiunge un livello strategico e quasi cinematografico alle run.

Hotel Barcelona

Stile e atmosfera: un incubo visivo con personalità

Una caratteristica che non possiamo ignorare è l’identità visiva e sonora del gioco. L’art direction è volutamente esagerata: ritratti caricaturali nei dialoghi, boss eccentrico, esplosioni di sangue colorato, estetica grindhouse che sembra uscita da un b-movie anni ’70. Tutto ciò è accompagnato da musiche punk, ritmi marcianti e sonorità abrasive che sposano l’idea della follia esibita.

Il mix è azzardato, a volte sfiora il kitsch, ma riesce a mantenere un’unità stilistica: non sembra un collage casuale, bensì un lavoro con visione — per quanto estrema. Coloro che amano le produzioni strane, le opere che spingono le loro trovate fino al limite, troveranno in Hotel Barcelona un terreno fertile di sperimentazione.

Difficoltà, accessibilità e limiti: non è per tutti

Dobbiamo essere chiari: non è un gioco per tutti. Se cercate un’esperienza “friendly”, con tutorial gentili, curve di apprendimento morbide e guida costante, qui rischi di rimanere spiazzato (e magari frustrato). La difficoltà “normale” è già piuttosto severa, le trappole ambientali sono impietose, il sistema di controllo non ti assiste granché, e l’onboarding è quasi minimalista.

Anche la varietà degli stage non è sterminata: molti elementi vengono riciclati, le ambientazioni si ripetono, e l’approccio roguelike circola sulle stesse meccaniche senza stravolgere troppo. Ci sono potenziamenti, armi diverse e modalità New Game+ da esplorare, ma non c’è quel bagaglio enorme che potremmo trovare in roguelite più maturi. Inoltre, la mole di cose che devi tenere d’occhio — statistiche, buff, percorsi, cloni — può far sentire sopraffatti anche i giocatori più esperti.

Hotel Barcelona Recensione – IN CONCLUSIONE

In definitiva, la nostra “villeggiatura” in Hotel Barcelona è stata un mix di frustrazione e fascinazione. Non possiamo negare che le sue ambizioni siano fuori scala: provare a unire horror, pulp, roguelite, estetica estrema e meccaniche sperimentali è un atto creativo audace e, in più momenti, riuscito. Il sistema dei cloni rimane per noi la parte più brillante, un’idea che eleva il titolo verso una dimensione più originale. Al contempo, i problemi di controllo, l’eccessiva densità di informazioni e l’accessibilità limitata lo rendono inadatto a chi cerca qualcosa di facile o “mainstream”. Lo consideriamo un titolo che piacerà a chi ama uscire dagli schemi e accettare qualche sacrificio tecnico pur di respirare un’aria davvero fuori dall’ordinario. Non possiamo dire che sia perfetto — ma è sicuramente memorabile.

Hotel Barcelona Recensione – VOTO: 7.5