Provato in anteprima su Meta Quest, Laser Dance si è rivelato un progetto sorprendentemente maturo, pur trovandosi ancora in una versione non definitiva. L’idea è tanto semplice quanto geniale: trasformare il proprio spazio fisico in un percorso pieno di laser rossi da evitare, proprio come nelle scene più iconiche dei film d’azione. E quando si dice “film d’azione”, il pensiero corre inevitabilmente a Mission Impossible, con il suo immaginario fatto di agenti segreti, acrobazie al limite dell’umano e allarmi pronti a scattare al minimo errore.
Sin dal primo minuto, Laser Dance tenta di ricreare esattamente quel tipo di atmosfera. La build non include ancora musiche o effetti sonori definitivi, eppure basta pochissimo per immedesimarsi in quel tipo di esperienza: il visore riconosce lo spazio, si scelgono due punti nella stanza e il software genera immediatamente un percorso composto da raggi laser rossi sospesi nell’aria. Il risultato è quasi cinematografico.
Ci si ritrova così a muoversi nella stanza piegandosi, allungandosi, strisciando sotto i fasci luminosi e facendo attenzione a non toccarli, proprio come Ethan Hunt o come i protagonisti di mille altre scene cult del cinema d’azione. È una sensazione che la realtà virtuale riesce a trasmettere in modo incredibilmente naturale: l’assenza di un controller da guardare, il coinvolgimento del corpo intero, il legame diretto tra movimento fisico e conseguenza immediata rendono l’esperienza sorprendentemente autentica.
Ogni livello aumenta gradualmente la complessità. I primi laser sono relativamente semplici da evitare, fissi e ben distanziati.
Il tempo di abituarsi all’idea e la curva della difficoltà sale con precisione: laser che si incrociano, raggi che compaiono a diverse altezze, configurazioni che costringono a pensare, valutare e muoversi con attenzione. L’azione si sviluppa come una vera e propria coreografia, un mix tra agilità e strategia.

La build provata non contiene ancora musiche, ma è facile immaginare quanto una buona colonna sonora possa elevare ulteriormente l’atmosfera. Brani in stile spy story, magari con bassi pulsanti e ritmiche tese, potrebbero rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, quasi da scena di infiltrazione notturna. E immaginiamo anche modalità alternative, come livelli a tempo o sequenze in cui i laser si muovono lentamente, costringendo a trovare i tempi giusti per attraversarli.
Uno degli aspetti più convincenti è la possibilità di personalizzare l’esperienza. Laser Dance mette infatti a disposizione una serie di parametri regolabili che consentono a chiunque di modellare il gioco secondo le proprie esigenze. È possibile impostare la distanza tra i laser, l’altezza dei fasci, la densità complessiva e persino la complessità generale dei pattern. Questa flessibilità lo rende accessibile e adatto a tutti, permettendo al titolo di funzionare sia in stanze piccole sia in ambienti più ampi.
Interessante anche la prospettiva “fitness” che potrebbe emergere nella versione finale. Laser Dance, per sua natura, costringe a muoversi, a piegarsi, a compiere piccoli scatti e a mantenere equilibrio e concentrazione.

Con una struttura adeguata, potrebbe trasformarsi non solo in un gioco d’azione, ma anche in un’attività fisica leggera, ideale per sessioni quotidiane veloci ma dinamiche. Molti titoli VR hanno puntato su questo approccio, ma pochi riescono a renderlo così naturale e immediato come questo.
Dal punto di vista tecnico, l’esperienza è già stabile e convincente. Il tracciamento dello spazio, fondamentale in un titolo basato sul movimento del corpo, funziona in modo netto e preciso. Ogni gesto viene rilevato senza ritardi percepibili e questo contribuisce in modo determinante all’immersività complessiva. Non serve hardware aggiuntivo, non servono strumenti esterni: basta la stanza in cui ci si trova, il visore e tanta voglia di mettersi alla prova.
L’assenza di musiche e alcuni elementi grafici ancora provvisori non disturbano, perché l’idea alla base è talmente solida da emergere comunque con forza. Il fascino di Laser Dance risiede nella sua immediatezza: pochi secondi di configurazione e ci si ritrova dentro un labirinto di laser da superare, muovendosi come veri infiltrati in una base nemica.
È proprio qui che torna il paragone con Mission Impossible: quel tipo di tensione, quel tipo di atmosfera e quella sensazione di sfida fisica e mentale sono ricreate in modo più convincente rispetto a molti altri titoli VR. L’idea di attraversare una stanza senza far scattare l’allarme è parte dell’immaginario collettivo da decenni, e il gioco riesce a trasformare quella fantasia in qualcosa che si può toccare con mano. O meglio: in qualcosa che si deve evitare di toccare.
Vengono in mente anche altre ispirazioni cinematografiche e televisive, dall’iconico laser room di Entrapment alle sequenze stealth di Ocean’s Eleven, passando per mille parodie di cartoni animati. Laser Dance riesce a evocare tutto questo senza ricorrere a imitazioni dirette, ma giocando con un linguaggio visivo universale.

Il risultato è uno dei progetti più freschi e convincenti mai visti su Meta Quest, pur essendo ancora in fase di sviluppo. Se la versione finale includerà una colonna sonora all’altezza, modalità varie, opzioni aggiuntive per ampliare la longevità e magari qualche ambientazione virtuale più elaborata, il potenziale è davvero enorme.
Le aspettative, dopo questa prova, sono molto alte.
Quando l’esperienza sarà completa, con musiche studiate ad hoc e qualche variazione sul tema capace di sorprendere anche dopo molte partite, ci troveremo davanti a uno dei prodotti VR più intelligenti e divertenti degli ultimi anni.
Per ora possiamo dirlo senza esitazione: Laser Dance ci ha lasciato entusiasti. Un’idea semplice, realizzata con cura, che riesce a trasformare il proprio salotto in un set da film d’azione. Una delle trovate più brillanti mai comparse nel panorama VR recente. E non vediamo l’ora di scoprire dove arriverà la versione definitiva.
