Nel panorama videoludico moderno non è raro assistere al ritorno di titoli storici che hanno segnato intere generazioni di giocatori. Alcuni tornano sotto forma di semplici riedizioni, altri attraverso remake o reinterpretazioni più ambiziose. The NewZealand Story: Untold Adventure appartiene chiaramente alla seconda categoria, proponendosi come una rivisitazione del celebre platform arcade di fine anni ’80.
Attualmente disponibile esclusivamente su PC, il progetto nasce dalla collaborazione tra gli sviluppatori di Bitobit e la storica casa giapponese Taito, che ha concesso la licenza per la realizzazione di questa nuova incarnazione del classico The NewZealand Story. Non si tratta dunque di un remake sviluppato direttamente dai creatori originali, ma di un’opera realizzata da uno studio esterno che ha cercato di preservare lo spirito dell’opera di partenza, introducendo allo stesso tempo elementi nuovi e aggiornamenti tecnici pensati per il pubblico contemporaneo.
Il risultato è un titolo che si muove costantemente tra fedeltà e reinterpretazione, riuscendo in parte a catturare la magia dell’originale ma sollevando anche alcune inevitabili perplessità, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto visivo.
The NewZealand Story – Un platform classico che guarda al presente
Chi ha avuto modo di conoscere l’originale ricorderà bene la struttura semplice ma estremamente efficace del gameplay. Nei panni del piccolo kiwi Tiki, il nostro obiettivo era attraversare livelli pieni di nemici, trappole e segreti per salvare i compagni catturati.
Untold Adventure riprende questa impostazione quasi alla lettera, mantenendo intatta la natura di platform bidimensionale basato su salti precisi, nemici da affrontare con armi improvvisate e veicoli temporanei che modificano l’approccio all’esplorazione.
Il gioco conserva quindi una struttura estremamente accessibile: i livelli sono brevi ma pieni di insidie, i checkpoint sono distribuiti con attenzione e l’azione rimane sempre veloce e immediata.
Allo stesso tempo, gli sviluppatori hanno deciso di introdurre un mondo completamente inedito, ampliando il contenuto rispetto al gioco storico. Non ci troviamo quindi di fronte a una semplice replica dell’esperienza arcade, ma a una sorta di “capitolo perduto” che prende la formula originale e la espande con nuove ambientazioni, nuovi percorsi e una varietà maggiore di situazioni di gioco.
Questo approccio rende il titolo interessante sia per i nostalgici sia per chi non ha mai giocato al classico originale. I primi potranno riconoscere molte meccaniche familiari, mentre i secondi troveranno un platform immediato e intuitivo, capace di trasmettere quella filosofia di design tipica degli arcade di un tempo.
Controlli moderni e maggiore fluidità
Uno degli interventi più evidenti riguarda l’ammodernamento dei controlli.
I platform degli anni ’80 erano spesso caratterizzati da movimenti rigidi e da una fisica molto precisa ma anche poco permissiva. In Untold Adventure questa rigidità è stata smussata attraverso animazioni più fluide e una risposta ai comandi più moderna, che rende l’esperienza molto più accessibile.
Il personaggio risponde in maniera immediata ai nostri input, i salti sono più gestibili e il ritmo generale dell’azione appare decisamente più scorrevole rispetto alla versione originale.
Questa scelta potrebbe far storcere il naso ai puristi, ma nel complesso rappresenta un miglioramento sensibile. Il gameplay rimane comunque fedele allo spirito del classico, senza trasformarsi in qualcosa di completamente diverso.
Anche la gestione dei veicoli e degli oggetti, elementi iconici della serie, è stata aggiornata con un sistema più intuitivo e con animazioni più pulite. Il risultato è un’esperienza che riesce a mantenere il feeling arcade pur risultando molto più naturale per il pubblico contemporaneo.

Un mondo nuovo costruito su fondamenta classiche
Uno degli aspetti più interessanti di Untold Adventure è senza dubbio la presenza di livelli completamente nuovi.
Gli sviluppatori non si sono limitati a riproporre le ambientazioni classiche, ma hanno costruito un vero e proprio percorso inedito che espande l’universo del gioco.
I livelli alternano sezioni più lineari ad altre che incoraggiano l’esplorazione, con percorsi secondari, piccoli segreti e situazioni che richiedono l’uso intelligente dei mezzi disponibili.
Questa varietà aiuta a mantenere il ritmo sempre vivace. Nonostante la struttura rimanga quella di un platform arcade, il gioco riesce a sorprendere con nuove configurazioni di nemici e ostacoli, dimostrando un buon lavoro di level design.
È proprio in questi momenti che si percepisce la volontà di Bitobit di creare qualcosa di più di un semplice omaggio. Untold Adventure prova infatti a immaginare come sarebbe potuta evolversi la serie se avesse continuato a svilupparsi negli anni successivi.
Una grafica rinnovata che divide
Se il gameplay riesce generalmente a convincere, lo stesso non si può dire con altrettanta sicurezza del comparto visivo.
Il remake propone infatti una rivisitazione grafica, abbandonando l’estetica pixel art dell’originale per adottare uno stile più moderno e dettagliato.
Dal punto di vista tecnico il lavoro è indubbiamente solido: le animazioni sono fluide, gli ambienti risultano colorati e il gioco gira senza problemi anche su configurazioni modeste.
Tuttavia, proprio questa trasformazione rappresenta probabilmente l’aspetto più controverso dell’intera operazione.
Come accade spesso quando si tenta di modernizzare opere del passato, l’evoluzione grafica rischia di sacrificare parte dell’identità originale.
L’impatto visivo del classico arcade, con il suo stile semplice e immediatamente riconoscibile, lasciava spazio all’immaginazione e contribuiva a creare un’atmosfera molto particolare.
La nuova estetica, pur essendo più ricca di dettagli, finisce per perdere parte di quella magia.
La sensazione è simile a quella che si prova quando si osservano versioni moderne di alcuni celebri robot dell’animazione giapponese: tecnicamente più complessi e spettacolari, ma spesso meno iconici e meno affascinanti rispetto ai design originali.
Forse è anche una questione generazionale, ma questa reinterpretazione visiva non riesce sempre a trasmettere lo stesso spirito del materiale di partenza.
The NewZealand Story – Un ritorno rispettoso ma non perfetto
Nonostante qualche incertezza stilistica, Untold Adventure rimane comunque un progetto interessante.
Il gioco dimostra chiaramente il rispetto degli sviluppatori nei confronti dell’opera originale e riesce a riportare in vita una formula di gameplay che oggi si vede sempre meno.
La semplicità dell’impianto arcade, unita a controlli modernizzati e a una buona varietà di livelli, rende l’esperienza piacevole e immediata.
Allo stesso tempo, proprio la scelta di reinterpretare alcuni aspetti fondamentali — in particolare la grafica — impedisce al titolo di raggiungere completamente lo stesso livello di fascino del classico da cui deriva.

The NewZealand Story Untold Adventure Recensione – IN CONCLUSIONE
The NewZealand Story: Untold Adventure è un remake rispettoso, ma anche coraggioso nelle sue reinterpretazioni.
Il lavoro di Bitobit dimostra come sia possibile recuperare un classico arcade mantenendone intatto il cuore ludico, aggiornandolo al tempo stesso con controlli più fluidi e con una struttura arricchita da nuovi livelli.
L’operazione funziona soprattutto dal punto di vista del gameplay, che rimane divertente, immediato e fedele allo spirito dell’originale. Meno convincente risulta invece la rivisitazione grafica, che pur mostrando una realizzazione tecnica solida finisce per allontanarsi troppo dall’estetica che aveva reso memorabile il titolo storico.
Il risultato è quindi un remake capace di intrattenere e di rendere omaggio a un grande classico, ma che non riesce sempre a catturarne completamente l’anima.
Per questi motivi The NewZealand Story: Untold Adventure merita un voto di 7.5.
Un buon ritorno per una serie storica, consigliato soprattutto a chi ama i platform tradizionali e vuole riscoprire una formula di gioco che continua a dimostrarsi sorprendentemente attuale, pur con qualche inevitabile compromesso legato alla modernizzazione.
