Dopo anni di attesa e un alone di mistero che ne ha accompagnato lo sviluppo, Pragmata si presenta finalmente come una delle nuove IP più ambiziose di Capcom.
Disponibile su PlayStation 5, PC, Switch 2 e Xbox Series X|S — con la versione testata proprio su Xbox Series X — il titolo riesce in un’impresa tutt’altro che banale: ritagliarsi una propria identità pur pescando a piene mani da suggestioni note, sia interne alla produzione della casa giapponese sia esterne. E soprattutto, riesce a farlo subito dopo un colosso come Resident Evil Requiem, dimostrando ancora una volta come Capcom sia in uno stato di forma difficilmente eguagliabile.
Una missione lunare che si trasforma in incubo
La premessa narrativa è affascinante e ben costruita. Un gruppo di astronauti viene inviato su una stazione lunare altamente avanzata, un luogo dove la tecnologia ha raggiunto livelli quasi fantascientifici grazie a stampanti 3D in grado di creare strutture gigantesche e oggetti complessi in tempi rapidissimi. L’idea di fondo è quella di un’umanità pronta a colonizzare nuovi orizzonti, ma come spesso accade nella fantascienza più riuscita, qualcosa va terribilmente storto.
Un misterioso evento — il cosiddetto “lunamoto” — spazza via l’intera squadra, lasciando il nostro protagonista isolato in un ambiente ostile e imprevedibile. Da qui nasce il cuore emotivo e ludico dell’esperienza: l’incontro con una bambina artificiale, dotata di un’intelligenza artificiale sorprendentemente evoluta. Non si tratta di una semplice companion, ma di un vero e proprio pilastro dell’esperienza di gioco.
Il rapporto uomo-macchina al centro dell’esperienza di Pragmata
La relazione tra il protagonista e la bambina sintetica è il vero motore di Pragmata. Non è solo una questione narrativa, ma anche e soprattutto ludica.
Capcom costruisce un sistema in cui i due personaggi sono interdipendenti: da un lato l’azione pura, dall’altro la componente strategica e puzzle legata alle capacità di hacking della bambina. Il tutto in assolutamente contemporanea e in tempo reale. Questo dualismo si traduce in un gameplay ibrido che funziona sorprendentemente bene. È proprio qui che Pragmata trova la sua forza maggiore: nell’equilibrio tra azione e ragionamento.

Gameplay: un ibrido riuscito tra action e puzzle
Il loop di gioco si basa su tre pilastri fondamentali: esplorazione, combattimento e potenziamento. A questi si aggiunge la meccanica di hacking, che rappresenta il contributo principale della bambina artificiale.
Durante gli scontri, non basta semplicemente sparare: è necessario utilizzare le abilità di hacking per disabilitare difese nemiche, manipolare sistemi e aprire nuove opportunità offensive.
Questo crea una dinamica estremamente interessante, in cui il giocatore deve continuamente alternare riflessi e pianificazione. Non è un semplice action con elementi puzzle, ma una vera fusione dei due generi. Il risultato è un ritmo di gioco sempre coinvolgente, che evita la ripetitività grazie alla varietà delle situazioni e alla crescente complessità delle sfide.
Il backtracking intelligente di Pragmata e mai frustrante
Uno degli aspetti più riusciti di Pragmata è la gestione del backtracking. In molti titoli, tornare sui propri passi può risultare tedioso o artificiale. Qui, invece, diventa parte integrante del design.

Le aree già visitate si trasformano grazie a nuove abilità e, scorciatoie e segreti precedentemente inaccessibili. Questo approccio che limita anche al minimo la necessità di tornare dove siamo stati eliminati non solo incentiva l’esplorazione, ma premia anche la curiosità del giocatore. È un sistema che si vorrebbe vedere replicato più spesso, tanto è naturale e ben integrato.
Atmosfera e direzione artistica: tra ispirazione e identità
Dal punto di vista visivo, Pragmata richiama chiaramente alcune influenze importanti. Le ambientazioni e il senso di isolamento ricordano Dead Space, mentre certe soluzioni più “creative” e sopra le righe richiamano lo spirito di Dead Rising. Eppure, nonostante queste ispirazioni evidenti, il gioco riesce a costruire una propria identità.
La stazione lunare è un luogo affascinante e inquietante, dove la tecnologia avanzata convive con un senso costante di pericolo. Le luci fredde, gli spazi enormi e il design delle strutture contribuiscono a creare un’atmosfera unica. Non è solo un collage di idee, ma una sintesi coerente e personale.

Comparto tecnico e performance di Pragmata
Su Xbox Series X, Pragmata si comporta molto bene. Il frame rate è stabile (starà al giocatore scegliere fra qualità visiva e performance. Per la cronaca chi ha scritto questa recensione ha preferito dare priorità alle performance) e la resa visiva è di alto livello, con modelli dettagliati e un’illuminazione convincente.
Le animazioni risultano fluide, e anche nelle situazioni più concitate il gioco mantiene una buona leggibilità. Non siamo davanti a un titolo che punta tutto sul fotorealismo estremo, ma la direzione artistica compensa ampiamente qualsiasi limite tecnico.
Audio: tra luci e ombre
Se da un lato il doppiaggio italiano è semplicemente eccellente — uno dei migliori ascoltati negli ultimi tempi — dall’altro la colonna sonora non riesce a lasciare il segno. Le tracce elettroniche per lo più, accompagnano bene l’azione, ma raramente emergono o rimangono impresse nella memoria. È probabilmente l’unico vero neo di un comparto audiovisivo altrimenti solidissimo.
Longevità: un viaggio intenso ma contenuto
Uno degli aspetti che potrebbe far discutere è la durata dell’esperienza. Completare Pragmata richiede circa 10-12 ore, una cifra non particolarmente elevata per un titolo di questo tipo.
Tuttavia, la qualità dell’esperienza compensa in gran parte la quantità. Il ritmo è ben calibrato e non ci sono momenti di stanca evidenti. Meglio un’avventura compatta e curata che un’esperienza diluita e ripetitiva.
Pragmata Recensione – IN CONCLUSIONE
Pragmata rappresenta un altro grande successo per Capcom. Una nuova IP che riesce a distinguersi, a proporre idee interessanti e soprattutto a realizzarle con competenza e personalità.
Il connubio tra action e puzzle è riuscitissimo, il sistema di backtracking è intelligente e la relazione tra i due protagonisti aggiunge profondità sia narrativa che ludica. I difetti ci sono, ma sono marginali: una longevità contenuta e una colonna sonora poco incisiva non bastano a scalfire un’esperienza di altissimo livello.
Siamo di fronte a un gioco che osa, che sperimenta e che riesce nel suo intento. Per tutte queste ragioni, il voto finale non può che essere un 9 pieno, assolutamente meritato. Un altro colpo a segno per Capcom, e un titolo che merita di essere giocato da chiunque ami la fantascienza e le esperienze ludiche capaci di andare oltre i confini dei generi tradizionali.
