L’horror psicologico è uno dei generi che più spesso si appoggia a formule consolidate: case infestate, entità soprannaturali, salti sulla sedia e traumi personali trasformati in metafore. What Have You Done, Father?, sviluppato da Darkania Works, disponibile su PC e tutte le console (lo abbiamo testato su Playstation 5) sceglie invece una strada diversa e decisamente più rischiosa. Ambientato in una canonica della Transilvania degli anni Quaranta, il titolo racconta una vicenda fatta di colpa, desiderio proibito, segreti e conseguenze.

Una scelta narrativa che rende immediatamente chiaro come non ci si trovi davanti all’ennesimo horror indipendente costruito attorno ai soliti cliché. Qui il fulcro dell’esperienza è rappresentato dall’essere umano, dalle sue debolezze e dai compromessi morali che possono trasformarsi in tragedie.

Tematiche mature affrontate senza filtri

L’aspetto più interessante dell’opera è senza dubbio il coraggio con cui affronta determinati argomenti.

Nel panorama videoludico capita raramente di vedere temi legati alla religione, alla sessualità repressa, al senso di colpa e all’ipocrisia morale trattati in maniera tanto esplicita. Non si tratta semplicemente di utilizzare elementi religiosi come sfondo estetico per creare atmosfera, ma di costruire l’intera esperienza attorno a questioni estremamente delicate.

La figura di Padre Mathias Marton rappresenta il centro di una vicenda che mette continuamente il giocatore davanti a verità scomode e situazioni emotivamente pesanti. L’intenzione degli sviluppatori non sembra essere quella di scioccare gratuitamente, bensì di costruire una riflessione sulle conseguenze delle proprie azioni e sul peso che alcuni segreti possono esercitare sulla mente.

È probabilmente questo l’elemento che rende il gioco davvero diverso dalla maggior parte delle produzioni horror contemporanee. L’orrore non nasce tanto da ciò che potrebbe nascondersi dietro una porta, ma da ciò che i personaggi hanno fatto e cercano disperatamente di dimenticare.

What Have You Done, Father? – Una canonica che racconta una storia

L’intera avventura si svolge all’interno di una struttura relativamente contenuta, ma sfruttata in maniera intelligente.

La canonica diventa un archivio vivente del passato. Fotografie, documenti, stanze chiuse e oggetti apparentemente insignificanti contribuiscono alla costruzione di un racconto che emerge lentamente. L’esplorazione ambientale assume quindi un ruolo fondamentale, permettendo al giocatore di ricostruire gli eventi attraverso dettagli disseminati lungo il percorso.

What Have You Done, Father? Recensione

L’atmosfera funziona piuttosto bene grazie a una direzione artistica capace di valorizzare ambienti decadenti, corridoi angusti e stanze che trasmettono costantemente una sensazione di disagio. La componente soprannaturale rimane volutamente ambigua per buona parte dell’avventura, lasciando spazio all’interpretazione e alimentando il dubbio su ciò che sia reale e ciò che possa essere il prodotto della colpa.

Pur senza raggiungere livelli produttivi particolarmente elevati, il lavoro svolto sulla costruzione della tensione riesce spesso a colpire nel segno.

Un’avventura punta e clicca estremamente semplice

Dal punto di vista ludico, invece, emergono i limiti più evidenti della produzione.

What Have You Done, Father? è sostanzialmente un’avventura in prima persona estremamente lineare. Il gameplay si basa quasi esclusivamente sull’esplorazione degli ambienti, sulla raccolta di documenti e sulla risoluzione di semplici enigmi contestuali.

Le meccaniche a disposizione del giocatore risultano ridotte all’osso e raramente si ha la sensazione che il titolo stia proponendo qualcosa di realmente interessante sul piano interattivo. Non ci sono sistemi particolarmente elaborati né puzzle memorabili.

La progressione procede seguendo una struttura piuttosto rigida che punta tutto sulla narrazione e sull’atmosfera. Questo approccio può funzionare per chi cerca soprattutto una storia da vivere, ma rischia di lasciare insoddisfatti coloro che desiderano una componente ludica più articolata.

Sotto il profilo del gameplay siamo probabilmente ai limiti inferiori di ciò che può essere definito funzionale. Il gioco fa il minimo indispensabile per accompagnare il racconto, senza mai riuscire davvero a elevarsi oltre questo ruolo.

What Have You Done, Father? – La questione durata

Un altro elemento che farà inevitabilmente discutere riguarda la longevità.

L’avventura può essere completata in circa due ore, con variazioni minime a seconda del tempo dedicato all’esplorazione. Si tratta quindi di un’esperienza estremamente breve anche considerando il prezzo budget di circa venti euro.

Da un lato è vero che la natura fortemente narrativa del progetto rende difficile immaginare un’estensione artificiale della durata senza compromettere il ritmo degli eventi. Dall’altro lato è altrettanto evidente come molti giocatori possano percepire il rapporto tra contenuti e prezzo come poco favorevole.

La sensazione finale è quella di un’opera che avrebbe probabilmente beneficiato di qualche approfondimento aggiuntivo sul fronte dell’interazione o di una maggiore espansione narrativa.

Una localizzazione italiana migliorabile

Meno convincente risulta invece il lavoro svolto sulla localizzazione italiana.

Nel corso dell’avventura emergono diversi problemi che riguardano traduzioni poco naturali, formulazioni discutibili e alcune imprecisioni che finiscono per compromettere parzialmente l’immersione. Nulla che renda impossibile seguire la storia, ma abbastanza da risultare evidente soprattutto in un titolo che fonda gran parte del proprio valore sulla qualità della narrazione.

Considerando il peso che dialoghi, documenti e testi hanno nell’economia dell’esperienza, una revisione più accurata avrebbe certamente contribuito a valorizzare ulteriormente il prodotto.

What Have You Done, Father? Recensione – IN CONCLUSIONE

What Have You Done, Father? è un titolo che difficilmente lascerà indifferenti. Pur presentando una struttura ludica estremamente basilare, una durata molto contenuta e una localizzazione italiana non sempre all’altezza, riesce a distinguersi grazie a un’identità forte e a una volontà rara di affrontare temi maturi senza compromessi.

Va premiato soprattutto per il coraggio di raccontare una storia diversa dal solito, affrontando argomenti che il videogioco tende spesso a evitare o trattare con maggiore prudenza. Sul piano strettamente ludico siamo vicini ai limiti inferiori della sufficienza, ma l’impatto emotivo della narrazione e l’atmosfera costruita da Darkania Works riescono comunque a sostenere l’intera esperienza.

Per chi ama thriller psicologici, racconti oscuri e storie incentrate sulle fragilità umane, queste poche ore possono rivelarsi sorprendentemente coinvolgenti. Non un capolavoro né un punto di riferimento per il genere, ma un’opera coraggiosa che merita attenzione proprio per la sua capacità di percorrere strade raramente battute dal medium videoludico.

What Have You Done, Father? Recensione – VOTO: 7.5