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Ci sono simulatori che cercano di ricreare il più fedelmente possibile un mestiere, un’attività o una professione e poi ci sono giochi come Meat Grinder: Hotdog Simulator, che prendono una formula apparentemente tranquilla e decidono di trasformarla in qualcosa di completamente folle. Il titolo sviluppato dall’indipendente Panic Panda e pubblicato da Ultimate Games per il momento su Steam ma prossimamente in arrivo anche su Playstation e Xbox, parte infatti da un’idea semplice: gestire un piccolo negozio di hot dog nella nebbiosa cittadina di Grimshore. Il problema è che, quando arriva la notte, per procurarsi la carne potrebbe essere necessario prendere decisioni decisamente poco ortodosse.

Ed è proprio questa la caratteristica che rende Meat Grinder: Hotdog Simulator interessante. Da una parte abbiamo un piccolo gestionale nel quale preparare cibo, servire clienti e migliorare la propria attività; dall’altra un’avventura con elementi horror, umorismo grottesco, esplorazione e una buona dose di follia. Una combinazione tutt’altro che scontata e che, pur mostrando diversi limiti, riesce a funzionare discretamente.

Un fast food decisamente poco convenzionale

Il cuore di Meat Grinder: Hotdog Simulator è, almeno inizialmente, quello di un classico simulatore di gestione di un’attività gastronomica. Durante il giorno bisogna occuparsi del proprio negozio, preparare gli ingredienti e servire i clienti. Le operazioni sono piuttosto semplici: si macina la carne, si preparano le salsicce, si tagliano i panini, si aggiungono condimenti e si completano gli ordini.

Il sistema di controllo è immediato e non richiede particolari abilità. Non siamo davanti a un gestionale estremamente complesso e, soprattutto, non c’è quella pressione che caratterizza alcuni dei più frenetici cooking simulator. I clienti sono pazienti e difficilmente si rischia di entrare in una vera situazione di panico.

Questo rende il gameplay quasi rilassante, almeno fino a quando non si decide di scoprire cosa succede a Grimshore dopo il tramonto.

Di notte cambia tutto

È qui che la particolare idea di Panic Panda comincia a emergere. Se durante il giorno siamo impegnati con il nostro piccolo negozio, di notte bisogna procurarsi gli ingredienti necessari per continuare l’attività.

E a Grimshore le materie prime non sono sempre disponibili nel modo più tradizionale.

Il gioco introduce così una componente horror che, più che fare davvero paura, punta soprattutto sul grottesco. La storia ci porta a esplorare la città, il cimitero e altre zone decisamente poco rassicuranti, con situazioni che trasformano progressivamente il nostro tranquillo lavoro da ristoratori in qualcosa di molto più discutibile dal punto di vista morale.

È proprio questo contrasto a rappresentare il principale punto di forza del gioco.

Preparare un hot dog è una delle attività più innocue che si possano immaginare in un videogioco. Prepararlo utilizzando ingredienti ottenuti durante una notte passata a scavare tombe lo è decisamente meno.

Meat Grinder: Hotdog Simulator

Meat Grinder: Hotdog Simulator – Horror sì, ma soprattutto demenziale

È importante chiarire una cosa: Meat Grinder: Hotdog Simulator non è un vero horror nel senso tradizionale del termine.

L’atmosfera è certamente inquietante. Grimshore è avvolta dalla nebbia, le strade sono deserte e l’intera ambientazione trasmette una sensazione di isolamento. Ma il gioco non sembra realmente interessato a terrorizzare il giocatore.

L’obiettivo è piuttosto quello di creare situazioni assurde, combinando elementi macabri con una comicità volutamente sopra le righe.

Ed è una scelta che funziona. Il gioco non cerca di prendersi sul serio e questo permette di accettare molto più facilmente anche alcune delle situazioni più assurde.

Il risultato è una sorta di horror demenziale nel quale la domanda più importante non è necessariamente “cosa sta succedendo?”, ma piuttosto “quanto può diventare folle questa situazione?”.

Una grafica low poly che fa il suo dovere

Dal punto di vista tecnico, Meat Grinder: Hotdog Simulator non vuole certamente competere con le grandi produzioni contemporanee. La grafica è volutamente low poly e richiama in maniera evidente l’estetica della prima PlayStation.

A prima vista potrebbe quindi sembrare un limite, ma in realtà questa scelta si sposa piuttosto bene con l’atmosfera generale.

La nebbia, gli ambienti spogli, i modelli poligonali e l’illuminazione contribuiscono a creare un mondo che sembra uscito direttamente dalla stagione d’oro del survival horror su console.

Non siamo davanti a una produzione tecnicamente impressionante, ma sarebbe anche sbagliato giudicarla con questo metro. La direzione artistica riesce a dare al gioco una personalità precisa e, soprattutto, riconoscibile.

In un titolo che punta molto sul grottesco e sulla nostalgia per l’era PS1, la grafica low poly diventa quindi più una scelta stilistica che un vero difetto.

Il problema è che Grimshore avrebbe potuto offrire molto di più

L’ambientazione è probabilmente uno degli aspetti che lascia maggiormente la sensazione di un’occasione mancata.

Grimshore sembra inizialmente un luogo pieno di segreti, personaggi strani, storie nascoste e zone da esplorare. La nebbia e l’architettura degli ambienti fanno pensare che dietro ogni angolo possa esserci qualcosa di interessante.

In realtà, dopo le prime ore, ci si rende conto che la città non offre una quantità di contenuti tale da sostenere davvero questa impressione.

L’esplorazione rimane quindi abbastanza lineare e fortemente legata agli obiettivi principali. È un peccato, perché una maggiore libertà avrebbe potuto rendere molto più interessante la componente horror e, soprattutto, avrebbe permesso di sfruttare meglio l’idea alla base del gioco.

La follia funziona, ma non può durare per sempre

Ed è proprio qui che emerge il principale limite di Meat Grinder: Hotdog Simulator.

La formula funziona. Anzi, funziona meglio di quanto si potrebbe pensare leggendo semplicemente la descrizione del gioco.

Il problema è che, una volta superato l’effetto sorpresa iniziale, le attività disponibili tendono a ripetersi.

Preparare gli hot dog, servire i clienti, procurarsi gli ingredienti e seguire gli obiettivi della storia sono attività piacevoli, ma non possiedono una profondità sufficiente per mantenere alta l’attenzione per un periodo molto lungo.

Anche la componente horror, che rappresenta inizialmente l’elemento più sorprendente, perde inevitabilmente parte del suo impatto.

La follia funziona quando è una sorpresa. Quando diventa la normalità, il giocatore comincia inevitabilmente a chiedersi quale sarà la prossima cosa da fare e, soprattutto, se ci sarà abbastanza varietà per giustificare la permanenza a Grimshore.

Ed è qui che il gioco mostra i suoi limiti.

Un’idea coraggiosa che meritava ancora più libertà

Nonostante tutto, è difficile non apprezzare il coraggio di Panic Panda.

Prendere un genere come quello dei simulatori di gestione di un’attività gastronomica e mescolarlo con horror, esplorazione, humor demenziale e una grafica ispirata alla prima PlayStation non era certamente la strada più semplice.

Il risultato non è perfetto e probabilmente avrebbe beneficiato di una maggiore varietà, di una città più ricca di contenuti e di meccaniche capaci di rendere più interessanti le fasi avanzate.

Ma l’idea di base funziona.

E soprattutto riesce a distinguersi in un mercato nel quale molti simulatori tendono a seguire formule già ampiamente collaudate.

Meat Grinder: Hotdog Simulator

Meat Grinder: Hotdog Simulator, il verdetto

Meat Grinder: Hotdog Simulator è un gioco strano, imperfetto e proprio per questo interessante.

La grafica low poly potrebbe far pensare a una produzione estremamente limitata, ma l’estetica retro funziona e si integra bene con l’atmosfera. Il sistema di gestione del negozio è semplice ma piacevole, mentre la componente horror demenziale riesce a creare una combinazione che non vediamo tutti i giorni.

Il problema principale è la longevità della formula. Dopo aver superato la fase iniziale e scoperto le principali possibilità offerte dal gioco, la ripetitività comincia a farsi sentire. La città avrebbe potuto essere sfruttata meglio e la componente horror avrebbe meritato qualche elemento in più capace di sorprendere il giocatore.

Resta però il merito di aver provato qualcosa di diverso.

Meat Grinder: Hotdog Simulator non è un grande horror e non è nemmeno un gestionale particolarmente profondo. È una strana via di mezzo che, proprio grazie alla sua follia, riesce a regalare qualche ora di intrattenimento decisamente fuori dagli schemi.

Meat Grinder: Hotdog Simulator – Voto: 7/10

Il nostro giudizio premia soprattutto il coraggio di Panic Panda nel mescolare generi apparentemente lontani e una formula che, nonostante i limiti, riesce a funzionare.

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