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Ci sono videogiochi che cercano di accompagnare il giocatore per mano e altri che, al contrario, preferiscono metterlo immediatamente davanti alle proprie responsabilità. Kusan: City of Wolves appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria.

Il titolo di CIRCLEfromDOT che abbiamo provato su Xbox (ma disponibile anche su PC e Console) è un action top-down estremamente concentrato sulla componente ludica, dove velocità, precisione e capacità di imparare dai propri errori rappresentano gli strumenti indispensabili per sopravvivere. L’ambientazione è una metropoli asiatica cyberpunk e decadente, costruita attraverso una particolare commistione di pixel art, suggestioni noir e una rappresentazione quasi fumettistica della violenza.

Nei panni di Jin, ex soldato diventato mercenario, ci troviamo coinvolti in una vicenda che ruota attorno a Haru, una ragazza dotata di un potere devastante e al centro di una cospirazione molto più grande di quanto sembri inizialmente.

Un gameplay costruito sulla precisione

La struttura è quella di uno shooter dall’alto nel quale ogni arena rappresenta una sorta di piccolo puzzle d’azione. I nemici sono numerosi, aggressivi e letali, mentre Jin dispone di armi da fuoco, attacchi corpo a corpo e strumenti che possono essere combinati per creare sequenze offensive estremamente spettacolari.

Il concetto fondamentale è semplice: uccidere non basta, bisogna farlo nel modo giusto.

Un errore può significare la morte e, soprattutto nelle prime ore, sarà normale vedere la schermata di game over più volte. Ma Kusan non trasforma la difficoltà in una punizione fine a se stessa. Al contrario, ogni morte diventa un’occasione per capire cosa non ha funzionato, modificare l’approccio e riprovare.

È una filosofia che ricorda l’arcade più duro e puro, ma con una sensibilità moderna.

La cosa più soddisfacente è quando una sequenza studiata decine di volte finalmente riesce. Si entra in una stanza, si individua il bersaglio prioritario, si sfrutta l’ambiente, si concatenano gli attacchi e in pochi secondi tutto termina. Quello che inizialmente sembrava impossibile diventa improvvisamente naturale.

È una sensazione che Kusan: City of Wolves riesce a restituire con notevole efficacia.

Il sistema di punteggio spinge a migliorarsi continuamente

La struttura dei livelli è ulteriormente valorizzata dal sistema di valutazione. Il gioco premia diversi aspetti dell’esecuzione, tra cui velocità, combo, uccisioni e stile, trasformando ogni stage in qualcosa di più di un semplice percorso da completare.

Ed è qui che emerge una delle caratteristiche più intelligenti del progetto.

Terminare un livello significa semplicemente averlo superato. Ottenere una valutazione elevata significa invece averlo padroneggiato.

Questa differenza cambia completamente il modo di affrontare l’avventura. Una volta imparato il percorso, viene naturale tornare sui propri passi per cercare di migliorare il risultato. Il giocatore più rilassato può semplicemente concentrarsi sulla progressione, mentre il perfezionista troverà un sistema capace di offrire parecchie ore aggiuntive.

I livelli sono infatti pensati anche per essere rigiocati alla ricerca della prestazione migliore.

È un approccio che funziona perché non obbliga nessuno a inseguire il punteggio perfetto, ma rende estremamente allettante farlo.

Kusan City of Wolves Recensione

Parry e combattimento: quando il caos diventa spettacolo

Tra le meccaniche più interessanti troviamo anche la possibilità di respingere determinati attacchi, compresi i proiettili, attraverso un sistema basato sul tempismo.

È una delle componenti che meglio rappresentano la filosofia di Kusan: non basta reagire, bisogna reagire nel momento esatto.

All’inizio il sistema può sembrare quasi proibitivo. Con il tempo, però, imparare i pattern degli avversari e riconoscere il momento giusto per intervenire diventa parte integrante del divertimento.

Quando una parata riesce, la sensazione è eccellente.

Il gioco diventa quasi una danza fatta di proiettili, pugni, coltelli e movimento, con il giocatore chiamato a trasformare una situazione apparentemente caotica in una sequenza controllata.

Non è necessariamente una meccanica che tutti ameranno, perché richiede pazienza e una certa predisposizione alla ripetizione. Ma per chi entra nella sua filosofia può diventare uno degli elementi più appaganti dell’intera esperienza.

Kusan City of Wolves – Una progressione originale e sorprendentemente strategica

Un altro punto di forza è rappresentato dal sistema di potenziamento.

Le abilità e gli upgrade non vengono semplicemente accumulati in un classico albero delle abilità. Il giocatore deve invece gestire lo spazio disponibile e organizzare i potenziamenti all’interno di una struttura che ricorda, per certi versi, una griglia da puzzle.

Sembra un dettaglio secondario, ma non lo è.

Lo spazio limitato obbliga infatti a prendere decisioni: quali capacità utilizzare? Quali lasciare da parte? Quale configurazione può funzionare meglio contro un determinato boss o in uno specifico livello?

Questo introduce una componente strategica che si sposa molto bene con la natura arcade dell’esperienza.

Non esiste quindi una configurazione universalmente perfetta. Il gioco incoraggia a sperimentare e a modificare il proprio equipaggiamento in funzione delle situazioni.

È una delle idee che contribuisce maggiormente a dare a Kusan una propria identità, evitando che possa essere liquidato semplicemente come un altro action ispirato ai grandi classici del genere.

Una direzione artistica che lascia il segno

Se il gameplay è il cuore di Kusan, la direzione artistica rappresenta sicuramente il suo elemento più riconoscibile.

La città di Kusan è una metropoli sporca, violenta e piena di neon, nella quale convivono suggestioni cyberpunk, atmosfere noir e una forte influenza della cultura pop asiatica. Il risultato è un mondo stilizzato che riesce a essere violento senza perdere una certa eleganza visiva.

La pixel art è particolarmente efficace durante gli scontri, mentre le sequenze narrative utilizzano una rappresentazione simile a quella di un fumetto.

È una scelta coerente con il tono generale e contribuisce a dare al gioco una personalità molto più marcata di quanto sarebbe stato possibile con una semplice estetica realistica.

Anche il sangue e la brutalità degli scontri diventano quindi parte dello spettacolo visivo.

E poi c’è la musica.

La colonna sonora, caratterizzata da sonorità hip-hop e bassi profondi, accompagna perfettamente le fasi d’azione e contribuisce in maniera importante al ritmo dell’esperienza. In un gioco dove il ritmo rappresenta una componente fondamentale, avere una soundtrack capace di sostenere l’azione non è affatto un dettaglio.

Una storia interessante, ma non sempre all’altezza del resto

Ed è proprio sul piano narrativo che emerge il principale limite di Kusan: City of Wolves.

L’idea di partenza è interessante e l’universo nel quale si muovono Jin, Haru e gli altri personaggi possiede sicuramente del potenziale. La narrazione attraverso pannelli da graphic novel è inoltre molto piacevole dal punto di vista estetico.

Il problema è che, soprattutto nelle fasi iniziali, la storia fatica a mantenere lo stesso livello di incisività raggiunto dal gameplay.

Alcuni dialoghi risultano poco brillanti, mentre determinati personaggi avrebbero meritato maggiore approfondimento. Il mondo di gioco suggerisce una quantità enorme di storie, conflitti e rapporti di potere, ma non sempre riesce a trasformare queste suggestioni in una narrazione davvero memorabile.

Non è un difetto capace di compromettere l’esperienza, anche perché il gameplay rimane nettamente il principale motivo per cui si continua a giocare.

Ma è impossibile non pensare a quanto sarebbe stato ancora più interessante avere una componente narrativa sviluppata con la stessa cura riservata al combattimento.

Kusan City of Wolves Recensione

Kusan City of Wolves non è un gioco per tutti

Questo è probabilmente il punto più importante della recensione.

Kusan: City of Wolves non è un titolo universalmente accessibile.

Non perché sia particolarmente complicato da comprendere, ma perché richiede al giocatore di accettare una precisa filosofia.

Bisogna morire.

Bisogna ripetere.

Bisogna imparare.

Bisogna accettare che una stanza apparentemente impossibile possa diventare semplice dopo dieci tentativi.

Chi cerca un action lineare, nel quale avanzare senza troppi pensieri seguendo la storia, potrebbe trovare l’esperienza frustrante o addirittura poco appagante.

Al contrario, chi ama perfezionare le proprie performance, migliorare i tempi, sperimentare build e cercare il punteggio migliore troverà probabilmente moltissimo da apprezzare.

È proprio questa sua natura selettiva a rappresentare contemporaneamente il limite e il pregio più grande del gioco.

Kusan City of Wolves Recensione – IN CONCLUSIONE

Kusan: City of Wolves è un ottimo debutto per CIRCLEfromDOT.

Non è perfetto e non prova nemmeno a esserlo. La componente narrativa avrebbe bisogno di maggiore profondità, alcune idee avrebbero potuto essere sfruttate meglio e la natura estremamente hardcore dell’esperienza inevitabilmente restringe il pubblico potenziale.

Ma quando il gioco entra nel suo ritmo, diventa difficile smettere.

Il combattimento è preciso, il sistema di punteggio incentiva concretamente la rigiocabilità, la progressione aggiunge una componente strategica interessante e la direzione artistica riesce a conferire al progetto un’identità forte.

Soprattutto, Kusan riesce a dare quella rara sensazione di miglioramento reale: all’inizio si sopravvive a malapena, poi si cominciano a riconoscere i pattern, successivamente si costruiscono strategie e, infine, si affrontano interi livelli quasi come fossero coreografie.

È un gioco che dà il meglio di sé quando si accettano le sue regole.

Per questo 8/10 ci sembra il voto più corretto: un titolo di nicchia, certamente, ma anche uno di quei progetti indipendenti capaci di dimostrare come un’idea precisa, un gameplay solido e una forte identità estetica possano essere sufficienti per lasciare il segno.

Kusan City of Wolves Recensione – VOTO: 8/10

PRO

  • Gameplay veloce, preciso e appagante
  • Sistema di punteggio che incentiva la rigiocabilità
  • Progressione originale basata sulla gestione degli upgrade
  • Direzione artistica molto caratterizzata
  • Ottima colonna sonora
  • Boss fight impegnative e soddisfacenti

CONTRO

  • Non è un’esperienza adatta a tutti
  • La componente narrativa non raggiunge il livello del gameplay
  • La difficoltà può risultare frustrante per chi non ama ripetere i livelli
  • Alcune idee avrebbero meritato maggiore spazio
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