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Ci sono videogiochi che, al momento della loro uscita, non riescono a trovare il proprio spazio e che, a distanza di anni, finiscono per essere ricordati con una certa curiosità. The Lord of the Rings: War in the North appartiene proprio a questa categoria. Originariamente sviluppato da Snowblind Studios e pubblicato nel 2011, l’action RPG ambientato nella Terra di Mezzo torna oggi sulle piattaforme moderne con la Legacy Edition, curata da Aspyr.

L’operazione non vuole trasformare il gioco in un remake e questo è un elemento importante da tenere presente fin dall’inizio. Non siamo davanti a una ricostruzione moderna dell’avventura, ma a una versione aggiornata dell’originale che interviene soprattutto sulla qualità dell’esperienza, sulla compatibilità con l’hardware attuale e su alcuni aspetti del gameplay.

Il risultato, provato su Playstation 5, è quindi un prodotto particolare: da una parte troviamo un gioco che conserva buona parte del fascino dell’action RPG del 2011, dall’altra un titolo che mostra inevitabilmente i segni del tempo.

Dopo averlo riportato sul nostro schermo, possiamo dirlo: War in the North – Legacy Edition è ancora un’avventura divertente, soprattutto se affrontata con la giusta predisposizione, ma non tutti i suoi problemi sono stati risolti.

Una storia parallela agli eventi de Il Signore degli Anelli

Uno degli aspetti più interessanti di The Lord of the Rings: War in the North è proprio il modo in cui affronta l’universo creato da J.R.R. Tolkien.

Non vestiremo i panni di Aragorn, Legolas o Gimli o di Gollum e non saremo chiamati a seguire nuovamente la Compagnia dell’Anello. La storia si sviluppa infatti parallelamente agli eventi narrati nella trilogia cinematografica e segue una nuova compagnia composta da Eradan, Andriel e Farin.

Eradan è un Ranger Dúnadan, particolarmente efficace negli attacchi a distanza e nelle situazioni che richiedono maggiore agilità. Andriel è invece una Sapiente Elfica, dotata di capacità magiche e di abilità utili per controllare il campo di battaglia e sostenere il gruppo. Farin, infine, è il classico guerriero nano, pensato per affrontare i nemici direttamente e assorbire una buona quantità di danni.

La minaccia arriva dal Nord, dove Agandaûr, un Nero Númenoreano al servizio di Sauron, sta radunando un esercito nelle vicinanze di Fornost. La nostra compagnia dovrà quindi attraversare diverse regioni della Terra di Mezzo per cercare di fermare l’avanzata delle forze oscure.

Il pregio della storia è quello di non cercare continuamente di rubare la scena agli eventi principali della saga. Il gioco racconta una guerra che avviene ai margini delle vicende che tutti conosciamo e proprio per questo riesce a ritagliarsi uno spazio interessante.

Durante il viaggio incontreremo comunque personaggi conosciuti come Gandalf, Aragorn ed Elrond, mentre le ambientazioni richiamano alcuni dei luoghi più iconici dell’universo di Tolkien.

È soprattutto questa familiarità a funzionare ancora molto bene nel 2026. Anche quando il comparto tecnico mostra la propria età, attraversare determinate zone della Terra di Mezzo conserva un fascino difficile da negare.

Tre personaggi e un gameplay costruito sulla collaborazione

Il cuore di War in the North è rappresentato dai suoi tre protagonisti. Ognuno propone un approccio differente al combattimento e alla progressione, creando una struttura che sulla carta funziona particolarmente bene in cooperativa.

Farin è il personaggio da prima linea, capace di reggere gli scontri più duri. Eradan permette invece di affrontare i nemici dalla distanza e sfruttare maggiormente la mobilità, mentre Andriel rappresenta il lato magico del gruppo.

Il sistema di progressione permette di sviluppare le abilità dei tre personaggi, raccogliere nuove armi e armature e costruire gradualmente una squadra più efficace.

Non siamo davanti a un gioco di ruolo particolarmente complesso, ma la componente RPG è comunque sufficientemente presente da dare un senso al loot e alla crescita dei protagonisti.

Il problema emerge soprattutto quando si gioca in solitaria.

L’originale era stato concepito con una forte attenzione alla cooperativa e affidare i due compagni all’intelligenza artificiale poteva diventare problematico. La Legacy Edition interviene proprio su questo aspetto introducendo il cambio rapido del personaggio.

Durante la partita possiamo passare liberamente da Eradan ad Andriel o Farin, scegliendo di volta in volta il protagonista più adatto alla situazione.

È probabilmente la modifica più importante realizzata da Aspyr.

The Lord of the Rings War in the North Legacy Edition Recensione

L’hot-swap migliora davvero il single player

La possibilità di cambiare personaggio al volo modifica sensibilmente l’esperienza in singolo.

Invece di essere costretti a osservare l’intelligenza artificiale mentre gestisce i nostri compagni, possiamo intervenire direttamente e sfruttare le caratteristiche dei tre protagonisti.

Un gruppo di nemici particolarmente numeroso può essere affrontato iniziando con Eradan per colpire dalla distanza, passando poi a Farin quando la battaglia entra nel vivo e utilizzando Andriel per controllare le situazioni più caotiche.

Non significa però che l’intelligenza artificiale sia improvvisamente diventata efficace.

I compagni continuano in alcuni casi a prendere decisioni discutibili, a esporsi inutilmente e a trovarsi in difficoltà durante gli scontri più affollati. Il cambio di personaggio permette semplicemente di limitare il problema.

La situazione migliora invece sensibilmente in cooperativa, dove War in the North mostra ancora oggi il motivo per cui era stato concepito attorno a tre protagonisti.

Giocare con altri due utenti permette infatti di sfruttare realmente la complementarità del gruppo e rende molto più divertente affrontare gli scontri più impegnativi.

Un combat system semplice ma ancora efficace

Il combattimento è probabilmente l’aspetto che più sorprende considerando i quindici anni trascorsi dall’uscita originale.

Il sistema è quello tipico di un action RPG della vecchia scuola: attacchi leggeri e pesanti, parata, schivata, abilità speciali e attacchi dalla distanza.

Non c’è una grande profondità e non bisogna aspettarsi la varietà di un action moderno, ma i colpi hanno ancora una buona fisicità.

Gli scontri sono violenti e alcune esecuzioni restituiscono un’immediatezza che contribuisce a rendere piacevoli le prime ore di gioco. Anche la differenza tra i tre personaggi è percepibile e permette di cambiare approccio in base alla situazione.

Il problema è che il sistema tende a mostrare abbastanza presto i propri limiti.

Dopo alcune ore ci si trova spesso a ripetere le stesse azioni contro gruppi di nemici che, pur aumentando in numero e resistenza, non introducono sempre situazioni realmente nuove.

La ripetitività è quindi uno dei principali difetti di War in the North.

La struttura lineare dell’avventura non rappresenta invece necessariamente un problema. Anzi, in un periodo in cui moltissimi videogiochi sembrano avere bisogno di mappe enormi e centinaia di attività secondarie, la campagna compatta di War in the North può quasi essere considerata un punto di forza.

Il problema non è tanto la durata dell’avventura quanto il fatto che, lungo il percorso, il gioco tende a proporre più volte situazioni molto simili.

Loot e progressione: semplici, ma con qualche problema di gestione

La componente RPG accompagna costantemente il viaggio.

Armi, armature e altri equipaggiamenti possono essere raccolti durante l’avventura e utilizzati per migliorare i tre protagonisti. Il sistema è abbastanza immediato e non richiede particolari conoscenze per essere compreso.

Quando troviamo un’arma migliore, generalmente capiamo subito perché utilizzarla.

La gestione dell’inventario mostra però chiaramente la propria età. Giocando in singolo bisogna occuparsi di tre personaggi e la quantità di oggetti da gestire può diventare rapidamente fastidiosa.

Anche alcuni aspetti dell’economia di gioco e della gestione dell’equipaggiamento risultano poco moderni, soprattutto se confrontati con gli standard attuali.

Sono elementi che nel 2011 potevano essere accettati più facilmente, mentre oggi contribuiscono a rendere l’esperienza meno fluida.

Una Terra di Mezzo ancora affascinante, ma il comparto tecnico non può nascondere i suoi anni

Sul piano tecnico, la Legacy Edition fa quello che promette, senza però spingersi oltre.

Il supporto ai 60 FPS rende l’esperienza più fluida e gli interventi sull’interfaccia, sull’autosalvataggio e sul sistema di aggancio dei nemici sono sicuramente graditi.

Anche la possibilità di visualizzare più facilmente le informazioni relative a salute, mana ed esperienza del gruppo contribuisce a rendere il gioco più leggibile.

Non bisogna però aspettarsi un remake.

Modelli, animazioni, ambientazioni e soprattutto alcune espressioni facciali ricordano chiaramente che ci troviamo davanti a una produzione nata nel 2011.

La direzione artistica riesce comunque a fare la propria parte. Alcune ambientazioni sono ancora piacevoli da esplorare e l’atmosfera della Terra di Mezzo è probabilmente uno degli elementi che meglio ha resistito al passare degli anni.

È una situazione curiosa: tecnicamente il gioco sembra vecchio, ma artisticamente riesce ancora a trasmettere qualcosa.

The Lord of the Rings War in the North – La Legacy Edition è un buon modo per riscoprirlo?

La risposta è sì, ma con qualche precisazione.

Aspyr ha fatto diversi interventi utili e alcuni, come il cambio rapido dei personaggi, migliorano concretamente l’esperienza. Anche autosalvataggio, interfaccia rivista, supporto ai 60 FPS, sistema di aggancio migliorato e gestione più chiara del gruppo rappresentano aggiunte sensate.

Quello che manca è però un intervento più profondo su alcuni sistemi.

L’intelligenza artificiale resta incerta, il combattimento può diventare ripetitivo, alcune animazioni risultano legnose e la gestione dell’inventario non è stata modernizzata quanto avrebbe potuto.

È proprio questa la sensazione che accompagna l’intera Legacy Edition: Aspyr ha reso War in the North più comodo da giocare, ma non lo ha trasformato in un action RPG moderno.

E forse è giusto così, almeno in parte.

The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition Recensione – IN CONCLUSIONE

The Lord of the Rings: War in the North – Legacy Edition è un titolo difficile da giudicare senza considerare il contesto.

Nel 2011 era un action RPG interessante ma imperfetto, schiacciato anche dalla concorrenza di produzioni molto più ambiziose. Nel 2026 torna con una serie di interventi che ne migliorano concretamente la fruibilità, ma senza cancellare i limiti della versione originale.

Il risultato è un gioco che conserva alcuni aspetti decisamente piacevoli.

La storia parallela agli eventi principali della saga è una buona idea, l’atmosfera della Terra di Mezzo funziona ancora, i tre personaggi hanno ruoli sufficientemente distinti e il combattimento, soprattutto nelle prime ore, riesce a regalare una discreta soddisfazione.

La cooperativa resta inoltre il modo migliore per vivere l’avventura, mentre l’hot-swap rappresenta una modifica fondamentale per chi preferisce giocare in solitaria.

Dall’altra parte, non possiamo ignorare una certa ripetitività, un’intelligenza artificiale non sempre all’altezza, una gestione dell’inventario datata e un comparto tecnico che, nonostante gli interventi, continua a mostrare chiaramente i suoi quindici anni.

Il Signore degli Anelli: La Guerra del Nord – Legacy Edition non è quindi il grande ritorno di un capolavoro dimenticato, ma una seconda possibilità per un action RPG che aveva ancora qualche buona idea da offrire.

A chi ama profondamente la Terra di Mezzo e magari cerca un’avventura diversa dalle solite vicende della Compagnia dell’Anello, consigliamo sicuramente di dargli una possibilità. Chi invece si aspetta una vera rimasterizzazione moderna potrebbe rimanere deluso.

Per noi il risultato è un 7/10: un titolo imperfetto, invecchiato in alcuni aspetti, ma ancora capace di divertire e, soprattutto, di riportarci in una Terra di Mezzo che vale ancora la pena esplorare.

The Lord of the Rings: War in the North Legacy Edition Recensione – VOTO: 7

Pro

  • Una storia parallela interessante ambientata nella Terra di Mezzo
  • Buona differenziazione tra i tre protagonisti
  • Combattimenti semplici ma ancora fisici e soddisfacenti
  • La cooperativa valorizza davvero il gioco
  • L’hot-swap migliora sensibilmente il single player
  • Numerosi interventi di qualità sulla Legacy Edition

Contro

  • La ripetitività emerge dopo le prime ore
  • Intelligenza artificiale dei compagni non sempre efficace
  • Gestione dell’inventario ancora poco pratica
  • Animazioni e comparto tecnico mostrano inevitabilmente l’età del gioco
  • Alcuni scontri possono risultare frustranti
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