Per chi ha giocato al Tomb Raider originale del 1996, alcuni luoghi non hanno bisogno di presentazioni. La Grecia è uno di questi. E proprio quelle rovine, quegli enigmi e quella sensazione di essere completamente soli davanti a un’antica civiltà stanno per tornare in Tomb Raider: Legacy of Atlantis, la nuova reinterpretazione dell’avventura che ha fatto conoscere Lara Croft al mondo.
Amazon Game Studios e Crystal Dynamics hanno pubblicato l’ottavo episodio della serie di mini-documentari dedicati allo sviluppo del gioco, concentrandosi questa volta sul livello greco mostrato alla stampa a porte chiuse durante la Gamescom.
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Ed è probabilmente uno degli episodi più interessanti della serie, perché permette di capire quanto gli sviluppatori stiano cercando di mantenere intatta l’anima del Tomb Raider originale, introducendo però una serie di elementi completamente nuovi.
La Grecia di Tomb Raider torna a vivere
Nel Tomb Raider del 1996 la Grecia rappresentava uno dei momenti più memorabili dell’avventura. Lara si trovava ad affrontare ambientazioni antiche, trappole ed enigmi mentre esplorava luoghi apparentemente dimenticati dal mondo.
In Legacy of Atlantis questa idea viene mantenuta, ma Crystal Dynamics ha deciso di ampliare enormemente ciò che il giocatore può vedere e scoprire.
Il Game Director Raul Sequeira spiega che uno degli elementi fondamentali di Tomb Raider è sempre stato proprio il viaggio attraverso luoghi diversi del mondo, con gli enigmi che diventano parte integrante dell’esplorazione.
La Grecia, in particolare, permetterà di passare da grotte, scogliere e cascate a enormi acropoli e strutture a cupola, con un’architettura molto più presente rispetto ad altre ambientazioni, come quella peruviana.
Il risultato sembra voler restituire al giocatore quella sensazione ormai rara di trovarsi davanti a un luogo che sembra essere rimasto nascosto per secoli.
“Sembra una città greca mai scoperta prima”
È proprio questo uno degli aspetti che più ha colpito il Design Director Jason Epps.
La Grecia viene descritta come uno dei suoi livelli preferiti dell’intero gioco, soprattutto per la capacità dell’ambientazione di trasmettere la sensazione di essere davanti a una città greca nascosta e mai scoperta prima.
Ed è un concetto particolarmente importante per Legacy of Atlantis.
La nuova avventura non sembra infatti voler trasformare Tomb Raider in un semplice gioco d’azione moderno. Al contrario, l’obiettivo sembra essere quello di recuperare una delle caratteristiche più amate dei primi capitoli: la sensazione di esplorare un luogo antico e misterioso senza sapere cosa si nasconda dietro l’angolo.
La Spada di Damocle torna, ma non sarà esattamente quella che ricordiamo
Tra gli elementi mostrati alla stampa c’è anche uno degli enigmi più iconici dell’avventura originale: la Spada di Damocle.
Chi ha giocato al Tomb Raider del 1996 ricorderà perfettamente il tipo di esperienza. Trappole, piattaforme, tempismo e soprattutto la necessità di osservare attentamente l’ambiente per capire come procedere.
In Legacy of Atlantis questo momento è stato reinterpretato e arricchito con nuovi elementi narrativi e ulteriori dettagli da scoprire.
L’idea non sembra quindi essere quella di riprodurre semplicemente gli stessi enigmi con una grafica moderna, ma di prendere situazioni che i fan conoscono già e costruirci attorno qualcosa di più ampio.
Non sarà sempre un’esplorazione tranquilla
Ed è qui che emerge una delle differenze più interessanti rispetto al Tomb Raider originale.
Crystal Dynamics ha infatti introdotto anche sezioni a tempo, nelle quali Lara dovrà attraversare determinate aree entro un limite prestabilito.
Secondo Jason Epps, l’obiettivo è inserire momenti più dinamici e frenetici all’interno di un’esperienza che conserva comunque quella sensazione di esplorazione più tranquilla tipica del Tomb Raider del 1996.
In altre parole, il ritmo cambierà.
Il giocatore potrà trascorrere del tempo a osservare l’ambiente, cercare passaggi e risolvere enigmi, per poi trovarsi improvvisamente costretto a muoversi rapidamente per superare una sezione prima che sia troppo tardi.
Una scelta che potrebbe dare maggiore varietà all’esperienza senza sacrificare quella componente esplorativa che rappresenta una delle caratteristiche più importanti del progetto.
Il difficile equilibrio tra nostalgia e modernità
Ed è probabilmente questo il vero banco di prova di Tomb Raider: Legacy of Atlantis.
Rifare un gioco storico come quello del 1996 significa inevitabilmente dover scegliere cosa conservare e cosa modificare. Troppa fedeltà rischierebbe di produrre un’esperienza semplicemente datata con una veste moderna; troppe novità potrebbero invece far perdere proprio ciò che i fan vogliono ritrovare.
Le parole degli sviluppatori sulla Grecia sembrano però indicare una direzione abbastanza precisa.
L’obiettivo è ampliare il Tomb Raider originale, non cancellarlo.
Le ambientazioni sono molto più grandi e dettagliate, gli enigmi vengono arricchiti, la componente narrativa è più presente e il ritmo può diventare più dinamico, ma al centro rimane ancora l’idea di Lara che esplora luoghi antichi e cerca di capire come superarli.
Quando esce Tomb Raider: Legacy of Atlantis?
Per scoprire se questa reinterpretazione riuscirà davvero a conquistare sia i nostalgici sia chi non ha mai giocato all’originale bisognerà aspettare ancora qualche mese.
Tomb Raider: Legacy of Atlantis sarà disponibile dal 12 febbraio 2027 su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Steam e Nintendo Switch 2.
La Grecia, nel frattempo, rappresenta un ottimo esempio di quello che Crystal Dynamics e Amazon Game Studios sembrano voler fare con questo progetto: prendere una delle avventure più riconoscibili della storia di Lara Croft e ridarle vita senza dimenticare da dove tutto è cominciato.
E per chi nel 1996 ha già affrontato la Spada di Damocle, tornare in quelle rovine potrebbe avere un sapore decisamente particolare.
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