Quando pensiamo a un survival, ormai sappiamo più o meno cosa aspettarci: raccogliere risorse, costruire una base, cercare cibo e acqua e, prima o poi, affrontare qualche creatura poco amichevole. Honeycomb: The World Beyond prende invece questa formula e decide di cambiare una delle sue regole fondamentali: qui non siamo guerrieri e non abbiamo armi. Lo abbiamo testato su Playstation 5 ma è disponibile anche su Xbox e PC.
Nei panni della bioingegnera Hennessy arriviamo su Sota7, un pianeta alieno ricco di flora e fauna, con un compito decisamente particolare: studiare il suo ecosistema, raccogliere campioni e trovare attraverso la scienza una possibile soluzione per salvare la Terra.
Il risultato è un survival molto particolare, più interessato alla scoperta e alla sperimentazione che al combattimento. Una scelta interessante, ma anche il motivo per cui Honeycomb: The World Beyond non sarà necessariamente un gioco adatto a tutti.
Un survival senza combattimenti
La prima cosa che colpisce giocando a Honeycomb è proprio l’assenza della componente action. Non ci sono armi da costruire, nemici da eliminare o combattimenti da affrontare. Il nostro principale strumento è invece lo scanner, fondamentale per analizzare quello che incontriamo durante l’esplorazione.
Flora, fauna e risorse devono essere osservate e studiate. Ogni nuova scoperta può fornire informazioni utili, materiali oppure nuove possibilità per la nostra ricerca. Anche gli strumenti che utilizziamo sono legati alla nostra attività scientifica: non abbiamo un generico multi-tool capace di fare tutto, ma diversi strumenti specializzati che rendono le interazioni con il mondo più coerenti con il ruolo che stiamo interpretando.
È una scelta che personalmente abbiamo apprezzato, perché contribuisce a dare a Honeycomb una sua identità precisa. Sota7 non è semplicemente un pianeta sul quale sopravvivere: è un enorme laboratorio a cielo aperto.
La bioingegneria è il vero cuore di Honeycomb: The World Beyond
La parte più interessante dell’esperienza è probabilmente quella legata alla bioingegneria. Durante l’avventura possiamo sperimentare con piante e animali, combinando caratteristiche differenti per ottenere nuove specie e materiali utili alla nostra progressione.
Il sistema di ibridazione diventa così una parte importante del gameplay. Non ci limitiamo a raccogliere risorse per costruire qualcosa di nuovo, ma dobbiamo anche capire come sfruttare quello che abbiamo scoperto. È un approccio che premia la curiosità e che rende particolarmente piacevole il momento in cui comprendiamo come ottenere una determinata risorsa o caratteristica.
Anche gli animali non vengono trattati come semplici nemici da abbattere. Possiamo studiarli, comprenderne i comportamenti e utilizzarli all’interno dei nostri esperimenti. È probabilmente uno degli aspetti che maggiormente distingue Honeycomb dagli altri survival.

Esplorare, raccogliere e costruire
Naturalmente non manca la componente di base building. Partiamo da una struttura molto semplice e, raccogliendo materiali e sviluppando nuove tecnologie, possiamo trasformarla progressivamente in un vero e proprio centro di ricerca.
La costruzione è abbastanza piacevole e permette di organizzare il nostro spazio in funzione delle attività che vogliamo svolgere. Chi non ama perdere troppo tempo a posizionare manualmente ogni elemento può inoltre sfruttare la modalità di pianificazione, che rende la realizzazione della base più immediata.
L’esplorazione rimane comunque la parte predominante dell’esperienza. Sota7 presenta diversi ambienti e biomi, con una buona varietà di vegetazione, creature e risorse da scoprire. Visivamente il gioco punta su uno stile colorato e quasi fiabesco, più vicino all’animazione che al realismo, e questa scelta si sposa bene con il tono generale dell’avventura.
Il problema di Honeycomb: The World Beyond è il ritmo
Ed è proprio qui che arriviamo al principale limite di Honeycomb: The World Beyond.
Il gioco è molto, molto lento.
Non si tratta necessariamente di un difetto: è una scelta precisa degli sviluppatori. Honeycomb vuole essere un’esperienza rilassante, quasi meditativa, nella quale possiamo prenderci il nostro tempo per esplorare, osservare una nuova specie, raccogliere materiali e tornare alla base per continuare i nostri esperimenti.
Il problema è che questo ritmo non piacerà a tutti. Ci sono momenti nei quali bisogna semplicemente camminare parecchio, raccogliere risorse o svolgere attività che, alla lunga, possono risultare ripetitive. Anche le classiche esigenze da survival, come mangiare e bere, sono presenti e contribuiscono a rallentare ulteriormente l’esperienza.
Chi cerca adrenalina, combattimenti e una continua sensazione di pericolo potrebbe quindi trovarsi decisamente fuori posto.
Una bella idea, ma la storia non è il punto forte
La storia svolge principalmente il ruolo di cornice per giustificare quello che facciamo su Sota7. L’idea di una scienziata impegnata a studiare un ecosistema alieno per trovare una soluzione alla crisi della Terra è interessante, ma la narrazione non riesce sempre ad avere lo stesso peso delle meccaniche di gioco.
Il vero interesse nasce infatti dalle nostre scoperte e dalla possibilità di sperimentare con ciò che troviamo durante l’esplorazione. Honeycomb funziona meglio quando ci lascia liberi di giocare al piccolo scienziato su un pianeta alieno che quando prova a raccontarci una storia particolarmente coinvolgente.

Honeycomb: The World Beyond, la recensione – IN CONCLUSIONE
Honeycomb: The World Beyond è un survival diverso dal solito. E questa è probabilmente la sua più grande qualità.
La scelta di eliminare completamente il combattimento e costruire l’intera esperienza intorno a esplorazione, raccolta, ricerca e bioingegneria funziona e permette al gioco di distinguersi in un genere ormai pieno di titoli molto simili tra loro. Il sistema di ibridazione è interessante, la costruzione della base aggiunge il giusto livello di personalizzazione e Sota7 è un mondo piacevole da esplorare.
Il rovescio della medaglia è rappresentato soprattutto dal ritmo. Honeycomb è lento, tranquillo e in alcuni momenti anche parecchio rilassante. Per qualcuno sarà esattamente quello che sta cercando; per qualcun altro potrebbe diventare rapidamente un’esperienza troppo ripetitiva.
Non siamo quindi davanti a un survival imperdibile per tutti, ma a un prodotto che sa proporre qualcosa di differente e che potrebbe conquistare soprattutto chi preferisce esplorare piuttosto che combattere, sperimentare piuttosto che distruggere e costruire piuttosto che sopravvivere a ogni costo.
Honeycomb: The World Beyond, la recensione – VOTO: 7
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