Ci sono videogiochi che cercano di reinventare un genere e altri che, più semplicemente, prendono ciò che ha funzionato particolarmente bene e provano a reinterpretarlo secondo la propria sensibilità. RIN: The Last Child appartiene senza troppi dubbi alla seconda categoria.
Il titolo sviluppato da Space Fox Games è un metroidvania 2D caratterizzato da esplorazione, combattimenti, piattaforming e soprattutto da un sistema di creazione degli incantesimi decisamente articolato. Nato originariamente su PC nel 2024, il gioco è arrivato anche su PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
Noi lo abbiamo provato su PlayStation 5, ma le considerazioni espresse in questa recensione riguardano il gioco nel suo complesso e non sono legate esclusivamente alla versione console.
E partiamo subito dalla domanda che probabilmente molti si faranno guardando anche solo qualche immagine o qualche minuto di gameplay: quanto c’è di Ori in RIN: The Last Child?
La risposta è: parecchio.
Ma questo non significa necessariamente che sia un difetto.
Una fiaba oscura tra magia e mitologia
In RIN: The Last Child vestiamo i panni di RIN, l’ultima figlia del Creatore. La protagonista viene mandata in un mondo ormai corrotto con il compito di ristabilire l’equilibrio e affrontare i suoi cinque fratelli, protagonisti di una storia che prende ispirazione anche dalla mitologia antica e, in particolare, dal mito di Crono.
La trama ruota attorno a temi come il libero arbitrio, l’autorità e le conseguenze delle proprie scelte.
Non siamo davanti a una sceneggiatura destinata a rivoluzionare il genere, ma il modo in cui il gioco costruisce il proprio universo funziona. Esplorando le varie aree possiamo scoprire frammenti di lore e informazioni aggiuntive che contribuiscono a rendere il mondo di gioco più interessante.
Ed è proprio l’atmosfera uno degli aspetti meglio riusciti.
RIN vive all’interno di un universo fantasy che alterna scenari più luminosi e fiabeschi ad ambientazioni decisamente più cupe. Il risultato è un mondo che, soprattutto nelle prime ore, riesce a trasmettere quella sensazione di scoperta e meraviglia tipica dei migliori metroidvania più atmosferici.
Ed è qui che il paragone con Ori diventa praticamente inevitabile.
Sì, RIN guarda decisamente a Ori
Parliamone senza girarci troppo intorno: RIN: The Last Child è palesemente ispirato a Ori.
Le similitudini non riguardano solamente il fatto di essere un metroidvania 2D ambientato in un mondo fantasy. Ci sono elementi della direzione artistica, della costruzione dell’atmosfera, del movimento del protagonista e persino del modo in cui vengono raccontati alcuni passaggi della storia che riportano inevitabilmente alla mente le avventure di Ori.
La differenza, però, sta nel modo in cui si interpreta questa somiglianza.
RIN non è semplicemente una copia carbone dei giochi di Moon Studios. Il titolo prova a costruire una propria identità attraverso la mitologia, il sistema di magie e una struttura esplorativa che punta molto sulla personalizzazione.
Per questo motivo, più che parlare di un clone, preferiamo parlare di un gioco fortemente ispirato a Ori.
E, paradossalmente, questa caratteristica potrebbe essere proprio uno dei suoi punti di forza per una determinata tipologia di giocatore.
Chi ha amato Ori potrebbe infatti trovare in RIN qualcosa di molto familiare. Non siamo allo stesso livello qualitativo dei due Ori, sia chiaro, ma ritroviamo alcune caratteristiche che hanno reso quelle esperienze così apprezzate: l’esplorazione di un mondo fantastico, la componente poetica, una forte attenzione all’atmosfera e un sistema di movimento che diventa progressivamente più ricco.
Se avete adorato Ori e vi manca un’esperienza che ne riprenda certe sensazioni, RIN merita quindi almeno uno sguardo.

Esplorazione e metroidvania
Dal punto di vista strutturale, RIN: The Last Child segue abbastanza fedelmente i canoni del metroidvania.
Abbiamo una grande mappa composta da diverse aree, zone inizialmente inaccessibili, abilità che permettono di raggiungere luoghi precedentemente irraggiungibili e una discreta quantità di segreti da scoprire.
Il ritmo dell’avventura è quindi quello che ci aspettiamo dal genere: esploriamo, combattiamo, troviamo nuove abilità, torniamo sui nostri passi e scopriamo nuove porzioni del mondo.
La dimensione della mappa è sicuramente apprezzabile, anche se proprio qui emerge uno dei problemi del gioco.
RIN può essere dispersivo.
Non sempre è immediato capire dove andare o quali aree siano effettivamente raggiungibili con le abilità in nostro possesso. La struttura molto ampia del mondo può quindi trasformare alcuni momenti di esplorazione in lunghi avanti e indietro.
Anche la gestione della mappa non è sempre perfetta e, soprattutto quando si cerca di completare tutto, si sente la mancanza di una maggiore chiarezza nell’indicare ciò che abbiamo già esplorato.
È un problema che non rovina l’esperienza, ma che impedisce al level design di raggiungere i livelli dei migliori esponenti del genere.
Il sistema di magie è l’idea più interessante
Se l’esplorazione rappresenta il cuore tradizionale di RIN, il sistema di creazione degli incantesimi è probabilmente l’elemento che maggiormente prova a distinguere il gioco dalla massa.
Durante l’avventura raccogliamo diversi aspetti magici e rune che possono essere combinati per creare e modificare le nostre magie.
Il gioco parla addirittura di 7.776 possibili varianti degli incantesimi, grazie alla combinazione dei diversi elementi disponibili.
Naturalmente non significa che avremo bisogno di sperimentare migliaia di magie differenti per arrivare ai titoli di coda. Il sistema serve soprattutto a permettere al giocatore di costruire un equipaggiamento magico adatto al proprio stile.
Possiamo avere magie offensive, difensive e abilità dedicate all’esplorazione.
È una soluzione interessante perché lega direttamente il combattimento alla progressione e, allo stesso tempo, permette di sperimentare.
Non tutte le combinazioni hanno ovviamente lo stesso impatto e il sistema avrebbe probabilmente beneficiato di un bilanciamento ancora più raffinato, ma l’idea alla base è buona.
Combattimenti semplici, ma funzionali
Il combattimento non rappresenta invece il punto più brillante della produzione.
RIN offre un sistema abbastanza immediato, costruito soprattutto attorno alle magie che abbiamo creato e selezionato. I comandi sono semplici da apprendere e non servono ore per prendere confidenza con la protagonista.
Il problema è che, dopo aver superato l’impatto iniziale, la profondità del combattimento non riesce sempre a tenere il passo con quella promessa dal sistema di creazione delle magie.
Alcuni nemici finiscono per risultare piuttosto prevedibili e gli scontri contro i boss non rappresentano sempre quella sfida memorabile che ci si aspetterebbe.
È comunque un sistema che funziona e che accompagna bene l’esplorazione, ma difficilmente sarà il motivo principale per cui ricorderete RIN.
Una direzione artistica che convince
Dove invece il gioco riesce a colpire è sul piano artistico.
Gli scenari sono curati e soprattutto riescono a cambiare atmosfera passando da una regione all’altra. Colori, illuminazione e ambientazioni contribuiscono a costruire quella dimensione fiabesca che rappresenta uno degli elementi più riusciti della produzione.
Anche il comparto sonoro accompagna bene l’avventura.
Non tutto è però allo stesso livello.
Le animazioni dei personaggi e di alcuni nemici sono talvolta piuttosto rigide e fanno percepire chiaramente la natura indipendente della produzione. È una piccola crepa all’interno di un comparto artistico che, nel complesso, rimane comunque piacevole.
Qualche limite tecnico si fa sentire
RIN: The Last Child non è un gioco perfetto nemmeno dal punto di vista tecnico.
Durante l’esperienza possono emergere alcune imprecisioni nelle collisioni e nei movimenti, mentre determinate situazioni di piattaforming non restituiscono sempre la precisione che sarebbe necessaria.
Sono problemi già segnalati anche da parte della comunità PC, insieme ad alcune critiche rivolte alla gestione della mappa e alla varietà dei nemici.
Sulla nostra esperienza su PlayStation 5, tuttavia, questi limiti non sono stati sufficienti a compromettere l’esperienza complessiva.
Ed è importante sottolinearlo: RIN è un gioco che può essere goduto, soprattutto se si entra nell’ottica di quello che vuole essere.
Non è il nuovo Ori. Non è il nuovo Hollow Knight. E non prova realmente a competere con i giganti del genere.
È un metroidvania indipendente che prende una formula conosciuta, la veste con una bella ambientazione fantasy e prova ad aggiungere qualcosa attraverso il sistema di magie.
RIN: The Last Child, vale la pena giocarlo?
La risposta dipende soprattutto da cosa cercate.
Se pretendete un metroidvania tecnicamente impeccabile, con una mappa perfettamente leggibile, animazioni raffinate, combattimenti profondi e un level design al vertice del genere, RIN potrebbe lasciarvi con qualche perplessità.
Se invece siete appassionati del genere e, soprattutto, avete amato Ori and the Blind Forest e Ori and the Will of the Wisps, il discorso cambia.
Perché qui troverete qualcosa di estremamente familiare.
RIN riprende chiaramente molte delle caratteristiche che hanno reso Ori così riconoscibile: il mondo fiabesco, la componente emotiva, l’esplorazione, il movimento, la cura per gli scenari e quella particolare atmosfera sospesa tra meraviglia e malinconia.
Non è allo stesso livello di Ori, ma non significa che non possa essere divertente.
Anzi, proprio chi ha apprezzato così tanto le avventure di Ori potrebbe essere tra i giocatori maggiormente interessati a dare una possibilità a RIN: non troverà un’esperienza identica, ma un gioco che ne riprende diverse caratteristiche e le rielabora attraverso la propria storia, la mitologia e soprattutto il sistema di magie.
A circa 19,99 euro sulle console, RIN: The Last Child si presenta inoltre con un prezzo relativamente accessibile.
Non siamo davanti a un capolavoro e nemmeno a una produzione capace di riscrivere le regole del metroidvania.
Siamo però davanti a un discreto metroidvania indipendente, piacevole da esplorare e con una direzione artistica interessante, che paga inevitabilmente il confronto con le sue fonti di ispirazione ma che riesce comunque a ritagliarsi un proprio spazio.

RIN: The Last Child Recensione – IN CONCLUSIONE
RIN: The Last Child è un metroidvania che avrebbe potuto osare qualcosa in più sul piano tecnico e nella realizzazione di alcune meccaniche, ma che riesce a convincere grazie all’atmosfera, all’esplorazione e soprattutto a un sistema di magie ricco di possibilità.
Il paragone con Ori è inevitabile e non sempre favorevole, ma può essere letto anche in un’altra maniera: se Ori vi è piaciuto tantissimo, RIN potrebbe essere esattamente quel tipo di esperienza che stavate cercando per ritrovare alcune di quelle sensazioni, pur sapendo fin dall’inizio di non essere davanti a un prodotto dello stesso livello.
Un gioco da tenere in considerazione, soprattutto per gli appassionati di metroidvania e per chi cerca un’avventura fantasy indipendente senza voler necessariamente affrontare una produzione enorme.
RIN: The Last Child Recensione – VOTO: 7
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