Con l’arrivo della Stagione 1 di Call of Duty: Modern Warfare 4, Activision prepara una nuova fase per Warzone che non passa soltanto dalle armi e dai contenuti del nuovo capitolo. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di rendere l’esperienza più coerente con l’universo di MW4, lasciando però ai giocatori la possibilità di continuare a utilizzare gran parte dei contenuti conquistati negli ultimi anni. E, parallelamente, il team RICOCHET promette di intensificare la lotta contro un ecosistema dei cheat diventato ormai una vera e propria industria.
Le due novità raccontano quindi due facce della stessa strategia: controllare maggiormente l’esperienza di Warzone e intervenire non soltanto sui singoli cheater, ma anche sull’infrastruttura che permette al cheating di continuare a prosperare.
Warzone permetterà di filtrare gli Operatori
Una delle novità più curiose della Stagione 1 sarà l’introduzione di un nuovo Operator Skin Toggle. La funzione permetterà al giocatore di decidere quali Operatori visualizzare durante le partite di Warzone.
Attivando il filtro, gli Operatori provenienti dai precedenti capitoli verranno sostituiti sul proprio schermo da un Operatore appartenente a Modern Warfare 4. Il sistema riguarda gli Operatori degli altri giocatori, quindi nemici, membri del party e compagni di squadra, sia nella lobby sia durante la partita.
C’è però un dettaglio importante: il proprio Operatore non verrà modificato. Chi continuerà a utilizzare una skin proveniente da un capitolo precedente la vedrà normalmente sul proprio schermo.
Il filtro sarà inoltre disattivato di default e avrà effetto esclusivamente sull’esperienza visiva del giocatore che decide di attivarlo. Non cambierà quindi ciò che gli altri utenti vedono.
Il Carry Forward non viene cancellato
La novità non significa che Activision abbia deciso di eliminare i contenuti degli anni precedenti. Anzi, gli Operatori, le skin, i Blueprint e i Camo provenienti da Modern Warfare II, Modern Warfare III, Black Ops 6 e Black Ops 7 continueranno a essere disponibili in Warzone con l’inizio della Stagione 1 di Modern Warfare 4.
Anche le armi precedenti continueranno a essere accessibili attraverso la scheda Legacy del menu Loadout. Per queste armi, però, non saranno disponibili il Gunsmith e i vecchi Custom Loadout. Activision specifica comunque che le armi non verranno semplicemente trasformate in versioni base prive di accessori: sarà disponibile una configurazione con cinque accessori, oltre ai Blueprint legacy con i rispettivi setup già esistenti.
L’intenzione è piuttosto chiara: Modern Warfare 4 dovrà definire il nuovo meta di Warzone, senza cancellare tutto quello che i giocatori hanno accumulato negli anni.
Raven Software continuerà inoltre a intervenire sul bilanciamento delle armi con aggiornamenti programmati ogni due settimane, mantenendo il meta in evoluzione durante le stagioni.
RICOCHET passa al contrattacco contro l’industria dei cheat
Se da una parte Activision vuole dare a Warzone un’identità più precisa, dall’altra il problema dei cheater continua a rappresentare una delle principali sfide per l’esperienza online.
Secondo il nuovo approfondimento pubblicato da #TeamRICOCHET, il cheating non sarebbe più riconducibile semplicemente al giocatore che scarica un programma e lo utilizza in partita. Dietro a quel singolo account esisterebbe infatti un mercato molto più articolato, composto da sviluppatori, rivenditori, servizi in abbonamento, account illeciti, strumenti per aggirare i ban e reti di distribuzione.
RICOCHET cita un’analisi di Intorqa secondo cui gli abbonamenti ai cheat per 15 videogiochi genererebbero circa 3,5 miliardi di dollari all’anno. Considerando anche la vendita di account, il boosting, gli strumenti di spoofing e altri servizi collegati, la stima per l’intero ecosistema arriverebbe a circa 8,5 miliardi di dollari l’anno. Si tratta naturalmente di una stima esterna citata da Activision, non di un dato prodotto direttamente da RICOCHET.
Oltre 375 operazioni di reseller interrotte
La strategia di RICOCHET non si limita quindi al ban degli account.
Activision afferma di aver interrotto più di 375 operazioni di reseller, inviato oltre 80 richieste di cessazione delle attività e contribuito alla chiusura di 31 principali fornitori di cheat.
Il sistema viene descritto attraverso tre elementi collegati tra loro: cheat, account ed evasione dei sistemi di sicurezza.
Sul fronte tecnico vengono utilizzati sistemi di rilevamento del software non autorizzato e sistemi comportamentali capaci di individuare pattern associati all’assistenza automatizzata. Sul fronte della sicurezza degli account entrano invece in gioco l’autenticazione a due fattori e sistemi hardware come TPM 2.0, Secure Boot e Remote Attestation.
Per quanto riguarda invece l’elusione dei ban, RICOCHET dichiara di aver potenziato anche i sistemi di hardware banning. Soltanto nell’ultimo mese sarebbero stati effettuati oltre 70.000 nuovi ban hardware.
Il problema non riguarda soltanto le partite truccate
Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi riguarda ciò che accade fuori dal gioco.
Secondo RICOCHET, molti servizi di cheating raccolgono infatti una quantità significativa di informazioni sui propri clienti. Alcune community richiederebbero dati come indirizzi IP, account Discord collegati, informazioni hardware, indirizzi email e dati di pagamento; in alcuni casi verrebbe persino richiesta una forma di identificazione fotografica. Activision segnala inoltre il rischio che alcuni cheat contengano malware.
Il mercato sarebbe inoltre caratterizzato da una notevole quantità di prodotti apparentemente diversi che, secondo RICOCHET, in realtà deriverebbero dallo stesso cheat riproposto con nomi, loghi o negozi differenti.
Questo sistema permetterebbe ai prodotti colpiti dai rilevamenti di ricomparire sotto nuovi marchi, mentre alcuni venditori potrebbero semplicemente sparire dopo aver incassato i pagamenti e riaprire successivamente con un’altra identità.
Cheat sempre più costosi
La pressione esercitata da RICOCHET avrebbe anche un effetto economico sui cheater.
Secondo Activision, un abbonamento a un cheat può costare mediamente circa 40 dollari al mese, arrivando oltre i 100 dollari per i servizi più costosi. A questi costi possono aggiungersi gli strumenti per aggirare i ban e gli account sostitutivi. In alcuni casi, quindi, il costo annuale per mantenere attivo un sistema di cheating può superare i 1.000 dollari.
L’idea di RICOCHET è dunque quella di rendere il cheating progressivamente più difficile, costoso e rischioso, intervenendo sull’intera filiera invece di limitarsi a rimuovere un singolo account alla volta.
Modern Warfare 4 vuole cambiare il volto di Warzone
Le due iniziative mostrano una direzione precisa per il prossimo capitolo di Warzone.
Da una parte Activision vuole ridare a Warzone un’identità visiva e ludica più vicina al nuovo Modern Warfare 4, senza però costringere i giocatori a rinunciare agli acquisti e ai contenuti accumulati negli anni. Dall’altra RICOCHET punta a rendere sempre più difficile la sopravvivenza dell’ecosistema dei cheat, intervenendo su software, account, hardware e soprattutto sulle reti commerciali che lo alimentano.
Il risultato sarà da verificare con l’arrivo della Stagione 1, ma è evidente che il nuovo anno di Call of Duty non punterà soltanto su nuove armi, mappe e Operatori: Activision sta cercando di intervenire anche sul modo in cui Warzone viene percepito, giocato e mantenuto nel lungo periodo.
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