Sono molti gli studi protratti nel corso degli anni che arrivano ad affermare, scientificamente, tesi che sono l’una il contrario dell’altra; tra tutti, possiamo citare il peperoncino (mangiarlo fa bene o fa male?), bere molta acqua, le diete estive, i film violenti e, come ci capita spesso di leggere ultimamente i videogiochi violenti.
Ultimo in ordine temporale è uno studio, pubblicato sul “Corriere della Sera” di oggi, condotto dall’università americana di Yale pubblicato sulla rivista “Pediatrics”. Lo studio afferma che” in più del 95% dei casi giocare con videogiochi non causa danni e solo il 4,9% dei giovani può sviluppare una sindrome da dipendenza da battaglie virtuali”, anzi chi si cimenta, sempre secondo lo studio, al gioco in console per più di un’ora a settimana ha un minore utilizzo di tabacco e droghe leggere (come la marijuana).
Tutto questo, è bene specificarlo, riguarda solo i maschi, nelle ragazze infatti c’era chi fumava qualche sigaretta in più, ma, soprattutto, anche se non abusavano di alcol ed erano meno depresse, in molte aumentavano l’aggressività e i comportamenti da "maschiaccio" come fare a botte o addirittura portarsi dietro un coltello da difesa anche in classe. Altri ricercatori dell’Università dell’Ohio e del Michigan in unno studio pubblicato sulla rivista “Social Psychological and Personality Science”, dedicato all’effetto dei giochi particolarmente violenti come Mortal Kombat (ricordiamo che questo gioco uscito nel 1992, ebbe un tale successo e provocò così scalpore per la violenza delle finishing moves che spinse l’adozione del sistema di classificazione dei videogiochi per classi d’età, in Europa PEGI, ESRB in America).
Questi videogiochi lasciano, secondo lo studio, “nei giocatori maschi un residuo di potenziale aggressività che dura fino a 24 ore dopo, mentre ciò non si verifica con videogiochi non violenti come "Guitar Hero". In questo studio però, differentemente da quando osservato dai colleghi che hanno appena pubblicato la loro ricerca su Pediatrics, le ragazze cimentatesi nei videogame violenti non presentavano l’effetto di aumento dell’aggressività a 24 ore. Chi ha ragione? Secondo il Corriere della Sera lo studio della Yale University risulterebbe più attendibile perché più ampio e meglio strutturato rispetto ad altri.
Giovanni Sannino
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