Eccoci arrivati alla fine di quest’anno, che ci prospetta un inaspettato Bianco Natale, foriero di gioia ed emozioni per alcuni, fonte di imprecazione e tristezza per altri. Comunque lo vogliate vedere, è arrivato il momento per noi di fare un’analisi critica di questo 2010 dal punto di vista videoludico, passandone al setaccio doverosamente il Meglio e il Peggio.
In molti casi, accade che lo stesso titolo possieda la duplice natura di Meglio/Peggio in sé e verrebbe quasi da dire che già ad una prima occhiata questi titoli sono proprio quelli che dopo il nome hanno un suffisso numerico (e anche quest’anno non sono mancati): sono infatti quei giochi che sono generalmente superiori alla concorrenza perché possono vantare gameplay e grafica corroborati grazie all’esperienza maturata coi titoli precedenti, ma che al tempo stesso avrebbero bisogno di quella “boccata d’aria fresca” che li rinnovi un po’ rispetto a posizioni più o meno stagnanti. Ma, come vedremo, la coesistenza di Meglio e Peggio è un po’ la chiave di lettura in senso generale dell’anno che si sta chiudendo.
Partiamo, non poteva essere altrimenti, dall’uscita delle due periferiche tanto attese, Kinect e Move. Verrebbe da dire che il Kinect è il Meglio, in questo caso, mentre Move è il Peggio: ma come sempre, le cose si fanno un po’ più complesse, perché il Move è a tutti gli effetti il Meglio che la tecnologia oggi possa rappresentare in fatto di controller di movimento (unendo la precisione all’alta risoluzione) ma di fatto è la misera scopiazzatura del Wii, il triste tentativo da parte di Sony di accaparrarsi l’utenza casual senza avere però nessuna idea precisa di come farlo.
Kinect d’altra parte è davvero il Meglio, in grado di rappresentare quel deciso passo in avanti in più in grado di soddisfare gli utenti che hanno voglia di muoversi con ogni parte del corpo per interagire col videogioco e, soprattutto, permettendo loro di farlo con la massima precisione. Per ora però sono disponibili soltanto “giochetti” con grafica semplice e poco complessi: si sente l’esigenza di qualcosa di più corposo, ma resta il dubbi di vedere se si vorrà investire su titoli ad alto budget quando l’utenza casual è, sotto questo punto di vista, facilmente “accontentabile”…
Se torniamo con la mente all’inizio dell’anno, troviamo Mass Effect 2 e God of War 3, i giochi dal Suffisso Pericoloso di cui all’apertura, per molti versi il Meglio del Meglio nei rispettivi generi di appartenenza…ma anche qui qualcosa non torna, perché Kratos è più scolpito e definito che mai, il mondo in cui si muove più sempre più spettacolare, ma grafica a parte, forse dal punto di vista del gameplay si sarebbe potuto osare/rinnovare/approfondire di più. Sotto questo punto di vista non sorprende vedere il grande successo riscosso da Dante’s Inferno, che pur non riuscendo a scalzare lo spartano dal trono e non potendo sicuramente contare sullo stesso budget del rivale, è stato ampiamente apprezzato da critica e pubblico.
Per quanto riguarda Mass Effect poi, il gioco è diventato più sparacchino, più movimentato: ha perso qualcosa come gioco di ruolo (e pensare che già non aveva proprio moltissimo) ma al tempo stesso dal punto di vista action viene surclassato da decine di titoli che fanno dell’azione sparatutto la propria ragion d’essere. Quanto rimane di quel Meglio? Ma la sciagura (non necessariamente in fatto di vendite, sia chiaro) del Suffisso Maledetto non ha risparmiato nemmeno titoli come Bioshock 2, Final Fantasy XIII e Gran Turismo 5.
Il primo è assolutamente bellissimo, pieno d’atmosfera, fantastico, intrigante ma… perfettamente identico al predecessore, che, a modesto parere del sottoscritto, sulla lunga già faceva sentire la mancanza cronica di idee a partire dalla quinta ora di gioco in poi. E’ quindi a buon ragione il Meglio oggettivamente, soggettivamente il Peggio. Per quanto riguarda Final Fantasy XIII, purtroppo verrebbe invece da dire che è presente solo il Peggio, visto che la saga Square Enix sembra oramai aver perso la bussola e procedere a tentoni, confusa, verso quella meta che orami in tanti sperano: vale a dire far sì che la Fantasia diventi davvero Finale, o meglio, Finita.
Gran Turismo 5 invece è a tutti gli effetti il rappresentate perfetto di questo articolo, l’emblema del discorso che si sta portando avanti, perché è al tempo stesso la delusione di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato ma anche la rassicurazione che gli amanti (nel senso più stretto del termine) delle automobili possono trovare nel gioco Poliphony quello che non riescono a trovare altrove, a partire dalla rappresentazione assolutamente eccelsa delle vetture, tanto ben riuscita da farle sembrare migliori che nella realtà.
Ubisoft pensava di averla scampata con Assassin’s Creed, togliendo il numero e sostituendolo con Brotherhood, ma purtroppo il risultato non è cambiato ed abbiamo trovato ancora una volta la stessa salsa: un’ottima trama, su un buon motore (che però sta lentamente ma inesorabilmente invecchiando) per un gioco che non c’è. Il Meglio dell’Epopea videoludica per il Peggio in termini di gameplay…
E non possiamo non citare Demon’s Soul, anche lui Giano bifronte delle coesistenza di Bene e Male, per certi versi il caso videoludico dell’anno, che ha tirato fuori dal Meglio dei videogiocatori il Peggio di se stessi (bestemmie incluse). Il titolo From Software è sicuramente un gioiellino di gameplay e level design, eppure chi scrive non riesce a togliersi dalla testa che si tratti di un (capo)lavoro un po’ sopravvalutato…in ogni caso, è stato il Peggio per chi non è riuscito a finirlo e pensava magari di aver acquistato “soltanto” un altrio gioco fantasy, il Meglio per chi lamenta l’eccessiva facilità dei giochi odierni.
Tutto abbastanza male, quindi, o comunque non proprio bene? No, per fortuna, perché questo è stato anche l’anno di Red Dead Redemption, titolo solido da tutti i punti di vista, che ha saputo conquistarsi un posto nell’Olimpo Videoludico e ha dimostrato che RockStar ha ancora diverse cartucce da sparare 8in utti i sensi), oltre GTA (sempre però che si resti in ambito free-roaming, sennò…) e che può quindi utilizzare al Meglio ciò che sa fare per cimentarsi con nuovi contesti virtuali.
E, sempre parlando di Meglio, ma di un Altro meglio, vogliamo anche citare due titoli come Donkey Kong Country Returns e Super Mario Galaxy 2, capolavori di giocabilità, level-design e game-design, aspetti irriducibili del videogioco classicamente “inteso”: fa strano pensare che proprio la console che ha dato il via alla Rivoluzione del Casual Gaming e del Motion Sensor sia la stessa ad ospitare dei Capolavori basati sulla giocabilità pura. O forse tanto strano non è, ma questo è argomento di un’altra disquisizione…
E per chiudere, dopo il Meglio del Meglio, vogliamo citare anche il Meglio del Peggio: Everlight e Deadly Premonition, due titoli usciti da poco che, nonostante il budget ridotto, hanno saputo stuzzicare moltissimo l’ attenzione di chi scrive, grazie alla loro capacità di suscitare le emozioni che solo le grandi avventure (nel caso del primo) e gli indimenticabili survival horror (per quanto riguarda il secondo) di un tempo sapevano fare.
Grandi idee e alto budget non sempre vanno a braccetto, anzi,a ben vedere quasi mai, ed è in questo alternarsi, fondersi, avvicendarsi dei due aspetti che si giocano le carte dell’odierna produzione videoludica, che ad uno sguardo attento si rivela ben più interessante e variegata di quanto si potrebbe credere, potendo così offrire ad ogni giocatore solo il Meglio del Meglio secondo i propri gusti, a patto che questi sappia “guardare oltre” e, soprattutto, capire cosa davvero cerca in un videogioco…
Nicola "Demon’s Souls" Coccia
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