Dreams of Another è una di quelle esperienze videoludiche che riescono, almeno per un momento, a scardinare le regole del linguaggio tradizionale del videogioco. Non è un titolo che punta all’azione, né al semplice intrattenimento: è una finestra aperta sull’immaginazione, un esperimento narrativo e visivo che invita il giocatore a esplorare un mondo che sembra appartenere più ai sogni che alla realtà. Sia che lo si giochi su schermo tradizionale, sia che lo si viva in realtà virtuale, il titolo di Q-Games cerca di trasmettere un senso costante di sospensione, di viaggio interiore e di scoperta.

Fin dalle prime sequenze è evidente che non si tratta di un prodotto convenzionale: Dreams of Another vuole comunicare, più che spiegare. Si percepisce una volontà autoriale chiara, che mette al centro l’emozione e la percezione, lasciando spesso il giocatore libero di interpretare ciò che accade. Ed è proprio in questa libertà che risiede tanto la sua forza quanto alcune delle sue debolezze più evidenti.

Un’estetica che trasforma l’onirico in tangibile

Uno dei tratti distintivi più riusciti del gioco è la sua rappresentazione grafica, decisamente originale e riconoscibile. Il mondo di Dreams of Another sembra costruito come un mosaico di visioni, un mix tra arte pittorica e modellazione 3D che alterna paesaggi fluidi e surreali a figure stilizzate, quasi astratte. Le texture sembrano vive, le luci si muovono come se respirassero, e ogni ambiente muta in base alle emozioni e alle scelte del giocatore. Ovviamente quando si gioca su Playstation VR 2, il gioco è ancora più immersivo.

Il risultato è un’esperienza visiva di grande impatto: nonostante una tecnica non sempre perfetta, Dreams of Another compensa con una direzione artistica di spessore. Il giocatore ha spesso la sensazione di muoversi all’interno di un dipinto in costante evoluzione, dove i colori e le ombre diventano linguaggio narrativo.

In VR, questa componente acquista ancora più forza. La percezione della profondità e la possibilità di “sentire” gli spazi amplifica il senso di immersione, trasformando anche i momenti più semplici in esperienze memorabili. Non mancano, tuttavia, piccoli problemi tecnici come pop-in improvvisi o un aliasing evidente in alcune sezioni, ma l’identità visiva rimane coerente e suggestiva per tutta la durata dell’avventura.

Una storia che parla all’anima

Sul piano narrativo, Dreams of Another si distingue per la sua capacità di mescolare introspezione e mistero. La trama segue un protagonista senza nome, risvegliatosi in un mondo che sfugge a ogni logica: un universo in cui frammenti di memoria, desideri e paure si intrecciano in un percorso di crescita personale.

Dreams of Another

Non ci sono veri dialoghi o spiegazioni dirette, ma simboli, suoni e ambientazioni che diventano strumenti narrativi. Ogni luogo esplorato racconta qualcosa, e ogni scelta, anche la più banale, sembra avere un peso emotivo. È una storia che chiede al giocatore di partecipare attivamente, di interpretare ciò che vede piuttosto che limitarsi a osservare.

Questa impostazione, però, può anche disorientare. La mancanza di punti di riferimento chiari e di un obiettivo esplicito può far perdere il senso di direzione, soprattutto nelle fasi centrali. Tuttavia, chi riesce ad abbracciare la lentezza e la contemplazione scoprirà un racconto profondo, capace di toccare temi come l’identità, la memoria e la perdita in modo delicato e poetico.

Un gameplay che cattura, almeno all’inizio

Il gameplay di Dreams of Another si fonda su meccaniche semplici ma efficaci: esplorazione, anche combattimento, risoluzione di piccoli enigmi ambientali e interazioni simboliche con oggetti e elementi dello scenario. Nelle prime ore, la varietà delle situazioni e la curiosità di scoprire nuovi ambienti rendono l’esperienza coinvolgente.

Ci si muove in spazi che mutano a seconda delle nostre azioni o del nostro stato d’animo, e questo contribuisce a creare un senso di legame tra giocatore e mondo di gioco. Alcune sezioni, soprattutto quelle in realtà virtuale, trasmettono una sensazione di meraviglia quasi infantile: toccare un oggetto, aprire una porta o semplicemente osservare il cielo può diventare un momento di pura contemplazione.

Con il passare del tempo, però, la struttura comincia a mostrare i suoi limiti. Le meccaniche restano pressoché invariate e la ripetitività si fa sentire, soprattutto quando il ritmo rallenta e il gioco si affida troppo alla componente estetica per sostenere l’interesse. Manca un’evoluzione concreta del gameplay che possa dare un senso di progressione o di sfida, lasciando la sensazione che il titolo, pur affascinante, non riesca a mantenere lo stesso livello di intensità emotiva per tutta la durata.

Dreams of Another

Un sogno che si prolunga un po’ troppo

Il ritmo di Dreams of Another è volutamente lento. Ogni passo, ogni gesto sembra studiato per invitare alla riflessione, alla contemplazione. Questa scelta, se da un lato contribuisce a creare un’atmosfera unica e coerente con il tono onirico del gioco, dall’altro rischia di alienare una parte del pubblico.

Chi cerca un’esperienza dinamica o strutturata troverà difficoltà a mantenere viva l’attenzione, poiché le fasi di esplorazione tendono a dilatarsi e le transizioni tra un capitolo e l’altro possono risultare troppo lunghe. Il ritmo non cresce mai davvero, e dopo alcune ore si percepisce una certa stasi, un ciclo di situazioni che si ripetono senza offrire nuove emozioni.

È un titolo che richiede pazienza, sensibilità e la giusta predisposizione. In questo senso, Dreams of Another non è per tutti: parla a un pubblico che sa apprezzare la lentezza, l’ambiguità e l’introspezione, ma non perdona la disattenzione o la voglia di “fare”.

Dreams of Another Recensione – IN CONCLUSIONE

Nel complesso, Dreams of Another è un gioco che colpisce per la sua ambizione artistica e la forza del suo immaginario, ma che non riesce a esprimere pienamente tutto il suo potenziale a causa di un ritmo troppo statico e di una struttura ludica limitata. Giocato in modalità tradizionale o in realtà virtuale, resta comunque un’esperienza intrigante, capace di offrire momenti di autentica bellezza e di stimolare una riflessione personale rara nel panorama videoludico. Le sue imperfezioni — una certa ripetitività, la lentezza del ritmo e la mancanza di evoluzione nelle meccaniche — non cancellano ciò che riesce a trasmettere: un senso di malinconia e di meraviglia che accompagna il giocatore fino ai titoli di coda. Dreams of Another è, in definitiva, una produzione discreta ma coraggiosa, consigliata soprattutto a chi ama le esperienze contemplative e vuole provare qualcosa di nuovo e diverso dal consueto. Con un po’ più di varietà e un ritmo meglio calibrato, avrebbe potuto ambire a qualcosa di più. Così com’è, merita comunque un solido 7.5 su 10, per il coraggio di sognare ad occhi aperti in un panorama spesso troppo ancorato alla realtà.

Dreams of Another Recensione – VOTO: 7.5