Colori, profumi e sapori italici viaggiano verso l’estero, non solo nelle valigie straboccanti della opinionista ungaro – slovacca, ma anche attraverso i suoi articoli pubblicati su testate giornalistiche dell’Est Europa, corredati dalle immagini fotografiche da lei scattate durante innumerevoli viaggi nei meandri più sperduti della nostra Penisola.

Eva Kottrova, profonda conoscitrice del nostro Bel Paese, da noi spesso trascurato, ha esplorato l’Italia come Marco Polo l’oriente. Parla e scrive delle nostre città piccole o grandi che siano, dei loro monumenti, delle loro tipicità, per sino dei vicoli più nascosti come se provenisse da ciascuna di loro.

Ama profondamente l’Italia quando si tratta di arte, di cultura, di gusto e di natura, insieme all’altro amore rappresentato dal suo uomo italiano che ringrazia per averle dato la possibilità di coltivare le sue passioni; perché se non fosse stato così il maestoso Mosè di Michelangelo, la trasfigurazione di Cristo di Raffaello e la cangiante scultura di Paolina Borghese del Canova, forse sarebbero rimaste solamente immagini catturate dai libri stramasticati di Eva.

Sono delle emozioni incancellabili. Poter stare di fronte ad un dipinto del Caravaggio, poter toccare con le dita un mosaico in una villa romana antica di duemila anni o mettere piede nella piazza dove si erge la cattedrale di Santa Maria del Fiore….. , sono emozioni da brividi, paragonabili ad un “Platone”, il magnifico Salento rosso delle tenute Albano Carrisi nel profondo sud della Puglia, consumato dopo un viaggio faticosissimo abbinato a un piatto di enormi “orecchiotte”, variante leccese della ben più nota varietà di pasta, condite con ragù di agnello e con un filo di olio extravergine di oliva forte come il carattere dei pugliesi, senza tralasciare una spolverata di ricotta tosta grattugiata”.

Sono queste le frasi che la bella sommelier dell’A.I.S. – Associazione Italiana Sommeliers – trasmette ai popoli danubiani, cominciando proprio dalle tipicità a noi care come il Verdicchio e Rosso Conero, stoccafisso o brodetto, oppure vincisgrassi e sciughetti, sconosciuti fuori dei confini marchigiani. “Presto farò conoscere le olive all’ascolana, ma quelle vere, polpose, gonfie, gioiose e saporitissime, quelle che ci portano i nostri amici ascolani ogni qual volta vengono a trovarci, che hanno nulla a che fare con quelle che possiamo comprare nella maggior parte dei negozietti e mercatini nel capoluogo dorico”.

Poi, continua……”scommetto che nessuno ha mai sentito parlare, nei paesi accarezzati dal Danubio, dello spumante marchigiano prodotto con uve passite di Vernaccia nera di Serrapetrona oppure di un salame spalmabile e profumatissimo come il ciauscolo, per non parlare dell’ Ambra di Talamello, un formaggio di fossa, stagionato nelle grotte di tufo foderate di paglia, battezzato con questo nome dal poeta Tonino Guerra o dei maccheroncini di Campofilone che ricordano i capelli dorati delle fate.

I progetti sono tanti e questo è solo l’inizio. Con queste “gustose” parole, Eva, riesce a incantare i suoi lettori sempre più numerosi attraverso gli articoli pubblicati nelle testate ungheresi e slovacche e forse tra qualche mese anche Italia.