I Videogiochi in Prima Persona aiutano ad apprendere e a conoscere: lo dice uno studio

Postato Gen 31 2013 - 12:00am da ITG
Finalmente arrivano prove e testimonianze sul fatto che videogiocare(con criterio) non è dannoso, anzi può allenare la mente. Sulla rivista (consultabile anche online) Scientific American Mind, la scrittrice Lydia Denworth ha pubblicato un articolo che, basandosi su diversi studi effettuati, attribuisce alla passione per i videogiochi ed in particolare per gli FPS, degli effetti benefici. La Denworth porta a difesa dei videogamers, una serie di sperimentazioni, effettuate a partire dal 2004 tra le quali risultano significative le attività dalla neuroscienziata Daphne Bavelier dell’Università di Rochester.

Nel test effettuato nel 2004 dalla Bavelier, un campione di “non-giocatori” è stato sottoposto a sessioni di gameplay su titoli quali Unreal Tournament 2004 e Halo: Combat Evolved; 
Concentrandosi nelle capacità di “ragionamento spaziale” ed “attenzione visiva”, i non-gamers avevano raggiunto, a test ultimato, valori analoghi a quelli del “campione di riferimento”, composto da giocatori abituali degli stessi titoli. Questo ha denotato come i videogiochi “risintonizzino le connessioni fra differenti aree del cervello”.

Nel 2006, la stessa Bavelier e il ricercatore C. Shawn Green avevano paragonato i progressi di “attenzione visuale” di non-giocatori sottoposti a sessioni di gioco a “Medal of Honor: Allied Assault” e a “Tetris” per un’ora al giorno in 10 giorni. I risultati finali dimostrarono come il campione sottoposto al simulatore militare abbia riscontrato maggiori progressi nelle abilità relative alla “visual attention”.

Nel 2007, un altro studio della Iowa State University ha collegato un livello di errori significativamente ridotto tra i chirurghi laparoscopici ad un passato da videogamers. Nel 2011, un più recente studio condotto dai ricercatori Roger Li e Dennis Levi dell’Università di Berkeley in Californiam ha dimostrato che passare 40 ore giocando a Medal of Honor: Pacific Assault aveva dei risvolti positivi nella cura dell’ “occhio pigro” in 10 adulti, oltre a migliorarne l’attenzione spaziale e le capacità di percezione della profondità.
Questi studi non sono stati a quanto pare sufficienti visto che la maggior parte dell’opinione pubblica (condizionata dal fatto che deputati e senatori americani di entrambi gli schieramenti si contendono lo scettro di chi critica maggiormente i videogames) si dimostra ancora avversa a questo tipo di attività. Noi sicuramente ci schieriamo dalla parte dei gamers: video giocare, a patto che non diventi una dipendenza ma che resti un piacevole passatempo, non fa male a nessuno, anzi.

Gabriele Eltrudis

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