Ancient Farm PS5 è un simulatore agricolo che prova a distinguersi dalla grande quantità di titoli del genere scegliendo un’ambientazione decisamente particolare: l’Antico Egitto.
Siamo lontani dalle fattorie moderne, dai trattori e dalle grandi macchine agricole. Qui tutto parte da un terreno praticamente vuoto e il nostro compito è costruire progressivamente una vera e propria attività agricola, occupandoci di coltivazioni, irrigazione, fertilizzazione, raccolta, animali, strutture e gestione delle risorse.
Un’idea interessante, soprattutto perché permette ad Ancient Farm di avere una propria identità.
Ma dopo averlo provato su PlayStation 5, la domanda che ci siamo posti è molto semplice: l’ambientazione e le meccaniche agricole sono sufficienti per sostenere un’esperienza che, soprattutto nel lungo periodo, tende a diventare molto ripetitiva?
La risposta è articolata.
Ancient Farm ha alcune caratteristiche che ci sono piaciute e che rendono piacevoli le prime ore, ma presenta anche limiti strutturali che diventano sempre più evidenti quando la nostra fattoria cresce.
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Costruire una fattoria nell’Antico Egitto
Il concetto alla base di Ancient Farm PS5 è abbastanza semplice.
Partiamo praticamente da zero.
Abbiamo a disposizione un terreno da sviluppare e dobbiamo progressivamente trasformarlo in una fattoria produttiva.
Possiamo coltivare diversi tipi di piante, organizzare i campi, occuparci dell’irrigazione, fertilizzare il terreno, raccogliere i prodotti e utilizzare le risorse ottenute per continuare a sviluppare la nostra attività.
A questo si aggiunge l’allevamento degli animali e la possibilità di costruire nuove strutture.
È un’impostazione che conosciamo bene se abbiamo già giocato altri simulatori agricoli, ma l’ambientazione egizia riesce comunque a dare al gioco una personalità differente.
Non è tanto la singola meccanica a sorprendere, quanto il modo in cui tutte vengono inserite all’interno di questo particolare contesto.
E nelle prime ore funziona.
C’è una certa soddisfazione nel vedere un’area inizialmente vuota trasformarsi lentamente in una fattoria organizzata.
Un gioco che non ha fretta
Ancient Farm non è un gioco pensato per chi cerca azione.
Non ci sono ritmi frenetici, non ci sono obiettivi che ci obbligano a correre e non c’è una pressione costante che ci spinge a completare rapidamente determinate attività.
Il ritmo è volutamente lento e meditativo.
Ed è una caratteristica che può rappresentare contemporaneamente uno dei maggiori pregi e uno dei maggiori difetti del gioco.
Se amate i simulatori agricoli e vi piace l’idea di trascorrere il vostro tempo organizzando con calma una fattoria, Ancient Farm può offrire alcune ore piacevoli.
Possiamo pianificare la disposizione dei campi, decidere come utilizzare le risorse, costruire nuove strutture e aumentare progressivamente la produttività.
Non c’è bisogno di correre.
Anzi, il gioco sembra quasi invitarci a fermarci e osservare la crescita della nostra attività.
Il problema arriva quando questo ritmo lento smette di essere rilassante e comincia a diventare ripetitivo.
Ed è proprio questo il confine sul quale Ancient Farm cammina per buona parte della sua esperienza.

Coltivare, irrigare, raccogliere e ricominciare
Il cuore dell’esperienza rimane naturalmente rappresentato dalle attività agricole.
Coltiviamo.
Irrighiamo.
Fertilizzamo.
Raccogliamo.
Vendiamo o trasformiamo i prodotti.
E utilizziamo le risorse ottenute per continuare a far crescere la fattoria.
Il sistema funziona e offre una progressione abbastanza chiara.
All’inizio le attività sono semplici e servono soprattutto a prendere confidenza con le meccaniche. Successivamente, con l’espansione della fattoria, la gestione diventa più impegnativa e richiede una maggiore attenzione alle risorse.
Il problema è che la quantità di lavoro cresce più rapidamente della varietà delle attività.
E questo significa che, andando avanti, possiamo avere una fattoria sempre più grande senza avere necessariamente un’esperienza altrettanto più interessante.
Animali, crafting e sviluppo della fattoria
Uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente è la presenza di una discreta varietà di colture e animali.
L’allevamento aggiunge infatti un ulteriore livello di gestione e permette di diversificare la produzione.
Gli animali devono essere curati e rappresentano una fonte aggiuntiva di prodotti che possiamo utilizzare o vendere.
Anche il crafting contribuisce alla progressione.
La possibilità di realizzare strumenti e attrezzature permette di migliorare gradualmente l’efficienza delle nostre attività e rende più interessante la fase di sviluppo della fattoria.
Non siamo quindi davanti a un semplice gioco nel quale piantiamo qualcosa e aspettiamo che cresca.
Ancient Farm PS5 prova effettivamente a costruire intorno alla fattoria un piccolo sistema economico e produttivo.
È una base interessante, anche se non sempre sfruttata fino in fondo.
Il DualSense funziona, ma il mouse resta un’altra cosa
Arriviamo a uno degli aspetti più interessanti di questa versione PlayStation 5.
Com’è giocare ad Ancient Farm con il DualSense?
La risposta è abbastanza semplice: il passaggio dal mouse e dalla tastiera al controller è assolutamente accettabile.
I comandi permettono di svolgere le varie attività e, dopo un po’ di pratica, ci si abitua abbastanza rapidamente alla gestione attraverso il pad.
Ma alcune operazioni rimangono inevitabilmente meno immediate rispetto a quanto avviene su PC.
Non lo consideriamo però un vero difetto specifico della versione PS5.
È un limite intrinseco alla natura del controller.
Un simulatore gestionale basato su numerose interazioni, selezioni e operazioni di precisione può sfruttare naturalmente meglio mouse e tastiera. Su console, invece, bisogna adattare tutto alla logica del pad.
Ancient Farm lo fa in maniera sufficientemente efficace.
Non siamo davanti a una conversione disastrosa e non abbiamo avuto la sensazione che il gioco diventasse ingiocabile.
Semplicemente, la precisione e la rapidità offerte dal mouse rimangono superiori in determinate situazioni.
E su console, soprattutto nei simulatori e nei gestionali, è una situazione che abbiamo imparato a conoscere.

Un Egitto suggestivo ma troppo vuoto
Dal punto di vista artistico Ancient Farm fa una scelta abbastanza precisa.
Non cerca il realismo esasperato.
I colori caldi, i paesaggi desertici e l’impostazione grafica semplice contribuiscono a creare un’atmosfera coerente con l’ambientazione.
L’Antico Egitto è immediatamente riconoscibile e rappresenta probabilmente uno degli elementi che permette al gioco di distinguersi maggiormente.
Ma c’è un problema.
Il mondo è troppo statico.
L’ambiente appare spesso vuoto e mancano interazioni significative capaci di dare realmente vita al contesto nel quale stiamo giocando.
Non troviamo una comunità particolarmente sviluppata, NPC memorabili o eventi esterni capaci di modificare concretamente la nostra esperienza.
E questo pesa soprattutto dopo le prime ore.
La fattoria cresce, il mondo intorno a noi no
È probabilmente questo il principale limite strutturale di Ancient Farm.
La nostra fattoria può crescere.
Possiamo costruire nuove strutture.
Possiamo aumentare la produzione.
Possiamo allevare animali.
Possiamo ampliare progressivamente la nostra attività.
Ma il mondo intorno a noi rimane sostanzialmente immobile.
Non ci sono abbastanza eventi, personaggi o situazioni esterne capaci di interrompere la routine.
E quando la routine diventa sempre più evidente, il rischio è quello di trasformare il rilassamento in noia.
La mancanza di un vero ciclo giorno/notte e di una maggiore dinamicità ambientale contribuisce ulteriormente a questa sensazione.
Il mondo sembra spesso essere semplicemente lo scenario nel quale svolgiamo le nostre attività, anziché un vero elemento dell’esperienza.
Un’esperienza rilassante che non riesce sempre a sorprendere
Ancient Farm dà il meglio di sé quando ci lasciamo coinvolgere dalla sua filosofia.
Non bisogna giocarlo pensando di trovare un’avventura.
Non bisogna aspettarsi un mondo pieno di eventi.
Non bisogna cercare una grande varietà di situazioni completamente differenti.
Bisogna accettare il suo ritmo.
E quando lo facciamo, il gioco può regalare momenti piacevoli.
C’è qualcosa di soddisfacente nel vedere la nostra fattoria crescere partendo praticamente dal nulla.
Il problema è che, nel lungo periodo, questa soddisfazione non viene accompagnata da una quantità sufficiente di elementi nuovi.
Le attività diventano progressivamente più numerose, ma non necessariamente più varie.
E così quello che all’inizio rappresenta una routine piacevole può trasformarsi in una sequenza di operazioni che ripetiamo quasi automaticamente.
Audio e atmosfera: rilassanti, ma minimali
Anche il comparto audio segue la filosofia generale del gioco.
La colonna sonora è rilassante e accompagna discretamente le nostre attività.
Non invade l’esperienza e non cerca di attirare continuamente l’attenzione del giocatore.
Ma anche qui manca un po’ di personalità.
L’audio ambientale avrebbe potuto contribuire maggiormente a rendere vivo l’Antico Egitto, mentre in diversi momenti l’impressione è quella di trovarsi all’interno di un ambiente fin troppo silenzioso e statico.
È una scelta coerente con la natura meditativa del gioco, ma non necessariamente una scelta che funziona sempre.
Il vero problema di Ancient Farm è la ripetitività
Arrivati a questo punto, possiamo identificare abbastanza chiaramente il principale limite del gioco.
Ancient Farm non ha necessariamente bisogno di essere più grande. Ha bisogno di essere più vario.
La base gestionale funziona.
L’ambientazione è interessante.
La progressione è comprensibile.
La possibilità di costruire e personalizzare la fattoria è piacevole.
Il problema è che molte delle nostre giornate finiscono per assomigliarsi.
Raccogliere, irrigare, fertilizzare, gestire gli animali, produrre, vendere e utilizzare le risorse per costruire qualcosa di nuovo.
Poi ricominciare.
Per chi ama questo tipo di loop può essere esattamente ciò che sta cercando.
Per tutti gli altri, soprattutto per chi desidera un mondo più vivo e ricco di interazioni, la ripetitività può diventare un ostacolo importante.
Ancient Farm su PS5: una conversione riuscita?
Sì, con le dovute precisazioni.
La versione PlayStation 5 ci permette di vivere l’esperienza senza particolari problemi e il passaggio al DualSense è stato gestito in maniera sufficientemente convincente.
Il pad non raggiunge naturalmente la comodità e la precisione del mouse nelle operazioni più gestionali, ma questo è un limite fisiologico del genere su console più che un problema specifico di Ancient Farm.
Il vero giudizio sulla versione PS5 dipende quindi dal tipo di giocatore.
Se amate i simulatori agricoli, cercate un’esperienza tranquilla e vi affascina l’idea di costruire lentamente una fattoria nell’Antico Egitto, Ancient Farm può avere un suo perché.
Se invece cercate un mondo vivo, pieno di personaggi, eventi, esplorazione e situazioni capaci di cambiare continuamente il gameplay, probabilmente troverete l’esperienza troppo limitata.
Ancient Farm PS5 Recensione – IN CONCLUSIONE
Ancient Farm è un simulatore agricolo interessante soprattutto per la sua ambientazione. L’idea di costruire e gestire una fattoria nell’Antico Egitto gli permette di avere una personalità precisa all’interno di un genere ormai molto affollato.
La gestione dei campi, l’irrigazione, la fertilizzazione, l’allevamento degli animali, il crafting e la costruzione delle strutture creano una base solida e nelle prime ore il senso di progressione è concreto.
Su PlayStation 5 il passaggio da mouse e tastiera al DualSense è assolutamente accettabile. Alcune operazioni risultano inevitabilmente meno immediate rispetto alla versione PC, ma parliamo soprattutto di un limite intrinseco alla natura del controller e non di una conversione realizzata male.
Il problema principale rimane invece la ripetitività. La fattoria cresce, le attività aumentano e la progressione continua, ma il mondo intorno a noi rimane troppo statico. La mancanza di NPC significativi, eventi esterni, dinamiche ambientali e una maggiore varietà nelle attività finisce per pesare soprattutto nelle fasi avanzate.
Ancient Farm funziona quando decidiamo di prenderci il nostro tempo e accettare completamente la sua natura meditativa.
Non è un gioco per chi cerca un’esperienza agricola spettacolare o un mondo dinamico nel quale succedono continuamente cose nuove. È un titolo più piccolo, più tranquillo e decisamente più contemplativo.
Un simulatore agricolo con una buona idea di fondo e un’ambientazione originale, ma che avrebbe bisogno di un mondo più vivo e di una maggiore varietà per trasformare una buona base in un’esperienza davvero memorabile.
Ancient Farm PS5 Recensione – VOTO: 6.5
Ancient Farm propone un’esperienza agricola originale grazie all’ambientazione nell’Antico Egitto. La gestione della fattoria, l’allevamento, il crafting e la progressione funzionano, mentre il passaggio al DualSense è sufficientemente riuscito.
Il voto non è più alto soprattutto per la forte ripetitività, il mondo statico e la scarsa interazione con ciò che circonda la fattoria. Un titolo consigliato soprattutto a chi ama i simulatori agricoli rilassanti e non cerca ritmi frenetici.
Ancient Farm PS5 – PRO e CONTRO
PRO
- Ambientazione nell’Antico Egitto originale e interessante
- Gestione completa di campi, colture e animali
- Sistema di crafting utile alla progressione
- Progressione chiara e facile da comprendere
- Possibilità di espandere e personalizzare la fattoria
- Ritmo rilassante e meditativo
- Passaggio al DualSense riuscito e assolutamente giocabile
- Prime ore piacevoli e gratificanti
CONTRO
- Ripetitività molto evidente nel lungo periodo
- Mondo di gioco statico e poco interattivo
- Pochi NPC e scarsa vita intorno alla fattoria
- Mancanza di eventi esterni realmente significativi
- Assenza di un vero ciclo giorno/notte dinamico
- Audio minimale e a tratti monotono
- Mouse e tastiera rimangono più immediati per alcune operazioni
- La varietà non cresce allo stesso ritmo della fattoria
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