Arcade Paradise Recensione del videogame sviluppato da Nosebleed Interactive e pubblicato da Wired Productions capace di riportarci indietro fino agli anni ’90. Disponibile per console Playstation, Xbox, Nintendo Switch (la versione da noi testata) e PC, AP ha tutte le caratteristiche positive e negative di una produzione indie e nei prossimi capitoli cercheremo di spiegarvi i più e i meno del gioco.
Di buono ha sicuramente anima e coerenza estetica. Come appena scritto Arcade Paradise ci porta davvero indietro nel tempo negli anni ’90 ed ha pure una storia da raccontarci: una ragazza, Ashley, deve mettersi alla prova e gestire una lavanderia automatica per dimostrare al padre brontolone di essere in grado di far le cose da sola.
Ma la nostra alter ego vorrà anche fare di più e trasformare il retrobottega dove c’era qualche cabinato (ognuno di questi potrà essere modificato da un punto di vista del suo costo e della difficoltà con ovviamente delle conseguenze sugli introiti) per far passare il tempo ai clienti mentre il bucato finiva il suo ciclo, in un vero e proprio paradiso degli arcade nonostante suo padre la voglia far desistere. Starà a noi dunque aiutarla nell’impresa!
Arcade Paradise richiede dedizione soprattutto nella prima parte dell’esperienza di gioco dove si rivela essere un vero e proprio gestionale di lavanderia automatica in larga parte. Tirare fuori i vestiti dalle centrifughe, asciugarle, pulire dalla spazzatura ogni angolo del negozio (bagno compreso) oltre che raccogliere tutto il denaro e metterlo in cassaforte. Reputiamo che si sia esagerato a livello di reiterazione delle cose da fare ma pian pianino sarà per fortuna possibile automatizzare quasi ogni aspetto.

E così potremo dedicare quasi tutto il nostro tempo a far crescere la nostra sala giochi che potrà contenere un massimo di 35 giochi in totale. Non tutti fanno gridare al miracolo ma molti hanno comunque tanta personalità come lo strano ibrido tra Pac-Man e Grand Theft Auto con cui abbiamo giocato davvero per tantissimo tempo. Da segnalare poi come alcuni titoli abbiano anche il multiplayer (locale) come una versione decisamente riuscita dell’ice hockey.
Dal punto di vista audiovisivo tutto, come già detto, è coerente allo spirito dell’esperienza proposta in cui troverete anche tanta ironia, citazioni di vario genere che potranno capire soprattutto chi ha vissuto gli anni ’90.

Arcade Paradise Recensione – IN CONCLUSIONE
Arcade Paradise richiede dedizione soprattutto nella prima parte dell’esperienza di gioco dove si rivela essere un gestionale di lavanderia automatica in larga parte e non tutti e 35 gli arcade presenti fanno gridare al miracolo ma oltre alla coerenza interna e alla spiccata personalità, riesce ad intrattenere nell’insieme per un numero di ore piuttosto elevato. Se potete scegliete la versione Switch: la fruizione portatile è quella che più si addice alle sue caratteristiche interattive.
VOTO: 8
