Il ritorno di Killing Floor con il suo terzo capitolo, sviluppato da Tripwire Interactive, arriva in un momento in cui il genere degli sparatutto cooperativi si è arricchito di una concorrenza piuttosto elevata. Killing Floor 3 approda su PlayStation 5 (versione da noi testata), Xbox Series X|S e PC con l’obiettivo di riprendere la formula che l’ha reso un cult tra gli amanti del gore e dell’azione adrenalinica in co-op. Tuttavia, nonostante alcune solide fondamenta e qualche interessante novità tecnica, il risultato finale si ferma a un livello discreto, incapace di imporsi davvero come punto di riferimento o di rinnovare il proprio DNA.

Ambientato nel 2091, Killing Floor 3 ci trascina in un futuro distopico dove la megacorporazione Horzine ha perso (forse volutamente?) il controllo sulle sue creazioni bioingegnerizzate, i famigerati Zeds. La minaccia si è diffusa in tutto il mondo e i giocatori vestono i panni di membri del gruppo Nightfall, un’organizzazione di resistenza chiamata a combattere l’orda.

Gameplay: tra frenesia, strategia leggera e déjà vu

La struttura di gioco è quella classica: ondate di nemici sempre più forti, intercalate da brevi momenti in cui è possibile rifornirsi presso la Trader Station. Fino a sei giocatori possono affrontare insieme le orde di Zeds, affrontando ogni partita come un test di sopravvivenza a tempo.

La novità principale sta nel sistema di specialisti, che sostituisce i classici perk dei capitoli precedenti. Ogni specialista ha un set unico di abilità e armi, e la progressione arriva fino al livello 30. Abbiamo apprezzato in particolare il Ninja, veloce e letale con la katana e dotato di rampino, e il Demolitionist, utile per controllare i punti di choke. Tuttavia, il bilanciamento tra le classi non è perfetto: alcune risultano eccessivamente forti, altre troppo situazionali.

L’introduzione di nuove meccaniche di movimento, come lo scatto potenziato, il salto e la possibilità di arrampicarsi su elementi dello scenario, dona maggiore verticalità e dinamismo agli scontri. Anche i nemici possono approfittare di questo design più aperto, con Zeds capaci di scalare pareti e sbucare da angolazioni imprevedibili. È una modifica benvenuta, che rende le mappe leggermente meno prevedibili rispetto al passato.

Killing Floor 3

Uno degli elementi che ha sempre contraddistinto la serie è il suo approccio viscerale al combattimento. Killing Floor 3 spinge ulteriormente su questo pedale grazie al sistema M.E.A.T. 2.0, un’evoluzione del precedente motore di gore. I risultati visivi sono impressionanti: smembramenti dinamici, carne che si lacera, schizzi di sangue persistenti sullo scenario, il tutto accompagnato da animazioni morbose e soddisfacenti.

Dal punto di vista tecnico, la versione PS5 regge bene l’impatto visivo: 60 fps stabili, caricamenti rapidi e un buon uso del feedback aptico del DualSense. Il comparto sonoro, invece, alterna alti e bassi: le musiche sono efficaci, ma le voci e i dialoghi risultano piatti e ripetitivi.

Contenuti e progressione

Uno degli aspetti più controversi riguarda la progressione. Killing Floor 3 propone un sistema di sblocco che richiede molto tempo per ottenere nuove abilità, armi e modifiche. Il grind è percepibile fin da subito, e la sensazione di ripetere sempre le stesse azioni per guadagnare piccole ricompense può risultare frustrante.

Le personalizzazioni delle armi sono interessanti sulla carta – si possono applicare effetti elementali, modificare mirini, caricatori e altro – ma richiedono ore di gioco per essere accessibili. Inoltre, la presenza di elementi da live service, come skin e loot di rarità crescente, rischia di compromettere l’esperienza per chi cerca un gioco immediato e completo fin da subito.

Multiplayer e community

La modalità co-op resta il cuore pulsante dell’esperienza, e in compagnia di amici Killing Floor 3 dà sicuramente il meglio di sé. Coordinare le abilità, posizionarsi strategicamente, sfruttare le trappole ambientali: tutto funziona meglio quando il gruppo collabora. Il cross-play tra PS5, Xbox e PC è un’ottima aggiunta, che amplia il bacino di utenti e riduce i tempi d’attesa per trovare partite.

Tuttavia, al momento del lancio, il gioco manca di alcune funzionalità di base, come una chat testuale efficace e un server browser completo.

Un supporto post-lancio promettente, ma da verificare

Tripwire Interactive ha già annunciato una roadmap di aggiornamenti che si estende almeno fino all’estate 2026, con nuove classi, nemici, armi, mappe e miglioramenti all’interfaccia e all’equilibrio di gioco. Il primo grande aggiornamento, Rearmament, dovrebbe sistemare alcune criticità del sistema di classi e introdurre nuove opzioni di personalizzazione.  È chiaro che gli sviluppatori intendano trasformare Killing Floor 3 in un gioco vivo e in continua evoluzione.

Killing Floor 3 Recensione – IN CONCLUSIONE

Killing Floor 3 su PlayStation 5 si presenta come un titolo solido e ben confezionato, capace di offrire un’esperienza cooperativa immediata e soddisfacente, soprattutto per chi cerca azione frenetica e spettacolarità. Il sistema M.E.A.T. 2.0, il design delle nuove mappe e la varietà introdotta dagli specialisti segnano un passo avanti rispetto al passato, mentre il supporto al cross-play e la fluidità del gameplay lo rendono ideale per sessioni con amici, anche su piattaforme diverse. Certo, permangono alcuni limiti, soprattutto nella varietà delle attività e nella progressione iniziale, che può risultare un po’ lenta. Inoltre, la parte narrativa resta in secondo piano, e il potenziale complessivo del gioco si percepisce come solo parzialmente espresso. Tuttavia, la base c’è, ed è buona: con la roadmap già annunciata, Killing Floor 3 ha tutte le carte in regola per evolversi nei prossimi mesi.

Killing Floor 3 Recensione – VOTO: 7.5