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Ci sono giochi che cercano di piacere a tutti e altri che, invece, scelgono consapevolmente di rivolgersi a un pubblico ben preciso. Omen, debutto dello sviluppatore indipendente Codex Interactive, appartiene senza troppi dubbi alla seconda categoria. È un titolo che mette insieme elementi apparentemente molto diversi: twin-stick shooter, extraction, looter, crafting, personalizzazione della nave e base defense.

Un cocktail decisamente particolare, ambientato tra i resti di un impero galattico ormai collassato e una misteriosa anomalia cosmica chiamata The Veil. Il risultato è un’esperienza che non sempre riesce a mantenere lo stesso livello qualitativo in ogni sua componente, ma che ha il merito di proporre una formula riconoscibile e soprattutto capace di regalare soddisfazioni a chi riesce a entrare nelle sue coordinate.

Abbiamo trascorso diverse ore nell’universo di Omen, giocando alla versione PC del titolo. E possiamo dirvelo subito: non è un gioco che consigliamo indistintamente a tutti, ma per il pubblico giusto può rivelarsi una sorpresa interessante.

Omen – Un impero distrutto e una galassia da saccheggiare

La premessa narrativa di Omen è affascinante. L’umanità si trova a fare i conti con ciò che resta di una civiltà galattica devastata, mentre pirati, traditori e fanatici religiosi combattono per il controllo di quello che è rimasto.

Il giocatore veste i panni di un Astral, un pilota immortale chiamato a indagare sul misterioso Veil e sulle forze che lo venerano. L’ambientazione cerca quindi di mescolare fantascienza post-apocalittica e suggestioni quasi lovecraftiane, costruendo un universo nel quale la sensazione dominante è quella di trovarsi davanti alle rovine di qualcosa di enorme.

Peccato che la componente narrativa non riesca sempre a sfruttare adeguatamente queste premesse. La storia rimane abbastanza sullo sfondo e raramente riesce a diventare il vero motore dell’avventura. I personaggi non lasciano un ricordo particolarmente indelebile e alcune missioni sembrano soprattutto un pretesto per riportarci sul campo di battaglia.

Non è necessariamente un difetto imperdonabile, perché Omen punta chiaramente sul gameplay, ma è impossibile non pensare a quanto avrebbe potuto guadagnare l’esperienza con una componente narrativa più incisiva.

Omen – Il cuore dell’esperienza è tutto nel gameplay

Se la storia non rappresenta il punto di forza di Omen, il discorso cambia completamente quando iniziamo a giocare.

La struttura delle missioni è quella di un extraction shooter giocato dall’alto. Si entra in una zona, si esplora, si combattono i nemici, si raccolgono materiali e oggetti e, soprattutto, si cerca di uscire vivi prima che la situazione precipiti.

Ed è proprio questa costante tensione a rendere interessanti le spedizioni. Non possiamo semplicemente muoverci senza pensieri per la mappa: dobbiamo capire quanto rischiare, quali risorse raccogliere e quando sia arrivato il momento di abbandonare l’area.

La situazione diventa particolarmente interessante quando entrano in scena i rinforzi nemici. Restare troppo a lungo significa esporsi a minacce decisamente più pericolose e trasformare una spedizione redditizia in una corsa disperata verso l’estrazione.

Il sistema funziona soprattutto quando smettiamo di giocare pensando soltanto a distruggere tutto quello che abbiamo davanti e iniziamo invece a ragionare sul rischio. È probabilmente questo l’aspetto più riuscito della produzione.

Un twin-stick shooter che nasconde più profondità del previsto

Dal punto di vista dei controlli, Omen è immediato. Con il pad possiamo muovere la nave e contemporaneamente gestire la mira, mentre mouse e tastiera rappresentano naturalmente un’alternativa per chi preferisce un approccio più tradizionale su PC.

La vera profondità arriva però quando iniziamo a costruire il nostro equipaggiamento.

Durante le missioni possiamo recuperare materiali, armi, potenziamenti e nuove possibilità di personalizzazione. Il gioco mette sul piatto oltre 80 tra armi, abilità, strutture difensive e oggetti di utilità, creando un numero enorme di combinazioni possibili.

Non significa che ogni elemento sia indispensabile o che ogni configurazione risulti rivoluzionaria, ma il sistema offre abbastanza spazio per sperimentare. Possiamo cercare una configurazione più offensiva, puntare sulla sopravvivenza oppure costruire un assetto capace di adattarsi a situazioni differenti.

È qui che Omen passa dalla dimensione di semplice shooter a quella di gioco basato sulla costruzione progressiva della propria strategia.

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Il Monastero è molto più di un semplice hub

Una delle idee più curiose è rappresentata dal Monastero, la struttura che diventa il nostro quartier generale.

Qui possiamo gestire diversi aspetti della progressione, accettare missioni, preparare le spedizioni e lavorare alla costruzione del nostro arsenale. Ma il Monastero non è soltanto un menu trasformato in ambiente di gioco: prima o poi dovremo anche difenderlo.

Le incursioni nemiche ci costringono infatti a costruire strutture difensive e a organizzare le nostre risorse per resistere alle ondate avversarie.

È un’altra contaminazione di generi che sulla carta potrebbe sembrare eccessiva, ma che in Omen trova una sua ragion d’essere. La gestione della base diventa infatti una naturale estensione della progressione ottenuta durante le spedizioni.

Il problema è che alcune meccaniche risultano meno rifinite di altre. L’inventario, per esempio, non è sempre comodissimo da consultare e manca quella immediatezza che ci aspetteremmo da un titolo costruito attorno al loot.

Una gestione più chiara dell’equipaggiamento e soprattutto un sistema di confronto più efficace tra ciò che stiamo utilizzando e ciò che abbiamo appena raccolto avrebbero migliorato sensibilmente la qualità dell’esperienza.

Quando la formula convince e quando mostra i suoi limiti

Il principale problema di Omen emerge dopo aver superato l’effetto sorpresa iniziale.

Le prime ore sono quelle in cui si scoprono nuove possibilità, si sperimentano configurazioni e si comprende progressivamente il funzionamento dei vari sistemi. Successivamente, però, la ripetitività comincia a farsi sentire.

Le missioni tendono infatti a riproporre strutture abbastanza simili e, nonostante la presenza di differenti fazioni e ambientazioni, il ritmo complessivo rischia di diventare prevedibile.

Gli scontri con i boss rappresentano invece alcuni dei momenti più riusciti della campagna. Sono le occasioni in cui il gioco riesce maggiormente a mettere alla prova tutto ciò che abbiamo costruito fino a quel momento, obbligandoci a utilizzare con attenzione equipaggiamento e abilità.

Omen dà quindi il meglio di sé quando ci spinge a migliorare il nostro arsenale e a cercare una configurazione sempre più efficace. Quando invece il gameplay si trasforma in una semplice successione di missioni simili, qualche ora di troppo può iniziare a pesare.

Una direzione artistica semplice, ma efficace

Dal punto di vista tecnico, Omen non vuole certamente competere con le grandi produzioni tripla A e non ne ha nemmeno bisogno.

La scelta di utilizzare una visuale dall’alto e uno stile visivo relativamente semplice permette al gioco di mantenere una buona leggibilità durante gli scontri. Le navi sono ben caratterizzate, gli scenari sono piacevoli e gli effetti rendono facilmente distinguibili le diverse azioni sul campo di battaglia.

È un comparto che punta più sull’efficacia che sulla spettacolarità e, nel complesso, la scelta paga.

Sul fronte delle prestazioni abbiamo trovato un’esperienza generalmente stabile, anche se non sono mancati sporadici piccoli rallentamenti. Nulla che comprometta realmente la giocabilità, ma sono dettagli che contribuiscono a ricordarci che siamo davanti a una produzione indipendente che avrebbe beneficiato di un ulteriore lavoro di rifinitura.

Anche il comparto audio svolge discretamente il proprio compito, pur mostrando qualche incertezza nei momenti più caotici, soprattutto durante le difese del Monastero.

Omen è un gioco per tutti? Assolutamente no

Ed eccoci al punto fondamentale della nostra recensione.

Omen non è un titolo che possiamo consigliare a chiunque. La sua formula è troppo particolare e alcune delle sue componenti funzionano soltanto se si apprezza quel particolare tipo di esperienza.

Se non amate gli extraction shooter, il loot, la costruzione del loadout, il grinding e il continuo miglioramento dell’equipaggiamento, probabilmente dopo qualche ora vi chiederete perché continuare a giocare.

Se invece siete appassionati di twin-stick shooter, giochi basati sul loot, ambientazioni sci-fi decadenti e meccaniche di progressione, Omen potrebbe rappresentare proprio quel piccolo titolo di nicchia capace di regalarvi più soddisfazioni di quanto suggeriscano le sue dimensioni.

È un gioco che non inventa un genere e non raggiunge sempre lo stesso livello qualitativo nelle sue tante componenti. Ma è anche un progetto con una propria identità, capace di prendere meccaniche differenti e provare a farle convivere all’interno di una struttura sorprendentemente ricca.

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Omen Recensione – Conclusioni

Omen è un esperimento riuscito a metà, ma proprio per questo interessante. Da una parte abbiamo una buona base di gameplay, una progressione soddisfacente, un sistema di personalizzazione ricco e una formula extraction che riesce a creare una discreta tensione. Dall’altra troviamo una storia poco incisiva, una certa ripetitività e alcune scelte di interfaccia e gestione che avrebbero meritato maggiore attenzione.

Il risultato finale è quindi un titolo difficile da giudicare soltanto attraverso i suoi difetti. Omen ha dei limiti evidenti, ma ha anche una personalità precisa.

Non è un blockbuster, non vuole esserlo e probabilmente non diventerà il gioco preferito di chi cerca un’esperienza immediata e spettacolare. È piuttosto un prodotto destinato a una nicchia precisa di giocatori, quelli che amano perdersi tra loot, configurazioni, esplorazione, estrazione e difesa della propria base.

Ed è proprio a quel pubblico che ci sentiamo di consigliarlo.

Voto: 7/10

Omen è un titolo di nicchia, con qualche spigolo ancora da limare, ma capace di offrire un’esperienza originale e sorprendentemente profonda a chi apprezza le sue particolari coordinate.

Pro

  • Formula originale che mescola diversi generi
  • Gameplay profondo e ricco di possibilità
  • Ottimo sistema di loot e personalizzazione
  • Interessante la gestione e difesa del Monastero
  • Buona leggibilità durante gli scontri

Contro

  • Missioni che alla lunga diventano ripetitive
  • Trama poco incisiva
  • Inventario e gestione dell’equipaggiamento migliorabili
  • Qualche piccola incertezza tecnica e audio
  • Esperienza destinata soprattutto a una nicchia di giocatori
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