Prima di immergersi nei dettagli: non troverete in questa recensione un voto finale. Ratatan è ancora in accesso anticipato — la versione “completa” uscirà solo il prossimo anno — e sarebbe prematuro offrire un giudizio numerico definitivo su un progetto tuttora in sviluppo. Quello che possiamo fare oggi è valutare il potenziale, gli aspetti positivi, le criticità attuali e quanto il titolo riesca già a intrattenere.

Ratatan, erede spirituale di…

Ratatan si presenta come un successore “spirituale” del celebre Patapon, tentando di unire elementi di ritmo e strategia con una struttura roguelite. Dietro il progetto c’è il team che promette di dare nuova vita a determinati stili di gameplay poco sfruttati negli ultimi anni. In Accesso Anticipato, Ratatan offre una porzione limitata del suo mondo e delle sue meccaniche, ma già consente di farsi un’idea di dove il titolo potrebbe dirigersi.

Nel corso di questa recensione, confronteremo occasionalmente Ratatan con Patapon — non per forzarne l’equivalenza, ma per evidenziare somiglianze e differenze.

Gameplay e meccaniche

Al centro di Ratatan c’è un ibrido interessante: da un lato il giocatore controlla direttamente un essere chiamato Ratatan, che partecipa attivamente alle battaglie; dall’altro, comanda un esercito di creature note come Cobun tramite comandi ritmici (attacco, difesa, salto, abilità speciali, ecc.). Ogni Ratatan ha una capacità passiva diversa e i Cobun equipaggiano armi differenti, il che introduce una componente strategica nella composizione del gruppo.

Le run seguono un’impostazione roguelite: si attraversano vari stadi, si affrontano nemici e boss, si raccolgono risorse che rimangono attive solo per quella run, ma anche materiali che possono essere spesi per potenziamenti permanenti nella “hub area”. La combinazione tra il ritmo e la strategia dà origine a situazioni in cui, se ben calibrata, si sente una vera progressione del giocatore: imparare il pattern di un boss, capire quando invocare un’abilità e gestire la sinergia tra Ratatan e Cobun è gratificante.

Alcuni elementi però non convincono fino in fondo, almeno al momento. Le aree — al momento accessibili nella build di Early Access — sono sempre attraversate nello stesso ordine, il che alza il rischio di ripetitività. In più, la decisione di far controllare direttamente il Ratatan non convince del tutto: in alcuni momenti sembra che la presenza attiva del Ratatan non aggiunga molto all’esperienza, se non complicare l’interazione.

Il sistema di resurrezione dei Cobun è interessante: quando uno cade, ritorna vicino al Ratatan con parte di salute, offrendo una seconda chance. Tuttavia, in run avanzate, la gestione degli errori diventa più severa, e in quei momenti il contrasto visivo e la chiarezza degli elementi a schermo risultano fondamentali (di cui parlerò fra poco).

Estetica e qualità visiva di Ratatan

Visivamente Ratatan adotta uno stile colorato e “cartoonesco”. I Cobun e gli ambienti sono curati nei dettagli, le animazioni sono fluide e il titolo ha un’identità grafica riconoscibile.  Tuttavia, i cambi d’ambiente non sono ancora numerosissimi, quindi l’effetto visivo comincia a mostrarsi “simile” tra un piano e l’altro.

Colonna sonora e comparto sonoro

Se c’è un aspetto in cui Ratatan brilla, è la sua musica. Essendo in gran parte un gioco basato sul ritmo, la scelta delle tracce era cruciale, e in questa fase le canzoni risultano vivaci, orecchiabili e coinvolgenti. Ogni livello ha la propria melodia, e quando si riesce a concatenare una serie di comandi giusti (detto “entering fever mode”) la musica si intensifica, aggiungendo un’energia ulteriore al gameplay.

Ogni Ratatan ha anche la sua voce per i comandi ritmici, rendendo l’esperienza ancora più personale e caratteristica. Questo contribuisce a dare identità alle scelte del giocatore.

Progressione, longevità e potenziale

In termini di contenuti, Ratatan in Early Access offre una quantità discreta di stage, boss e upgrade. Non siamo certo di fronte a un’esperienza “completa”, ma quel che c’è è già in grado di divertire per molte ore, specie per chi ama titoli di ritmo e roguelite.

La componente “hub” con upgrade permanenti aggiunge un senso di progresso anche tra le varie run, e premia la costanza. L’elemento roguelite aiuta a mitigare la ripetitività: ogni run è diversa nelle opportunità e nelle risorse trovate, e spinge a sperimentare nuove combinazioni di Ratatan e Cobun.

Dove Ratatan deve ancora crescere è nella varietà. Sarebbe auspicabile che, con il tempo, vengano introdotti nuovi biomi, nuove meccaniche di sinonimia (modificatori ambientali, eventi casuali, mutazioni, condizioni speciali) che spezzino le abitudini. Anche i pattern dei boss potrebbero essere più variegati e meno prevedibili per mantenere elevato il tasso di sfida.

Nonostante le meccaniche attuali possano sembrare semplici in superficie, il gioco comunque riesce a offrire momenti in cui la coordinazione ritmo-strategia si fa intensa e richiede la massima concentrazione.

Criticità e margini di miglioramento per Ratatan

Nonostante le buone idee, ci sono aspetti su cui Ratatan dovrà crescere per arrivare davvero alla maturità. La ripetitività delle aree, disposte sempre nello stesso ordine, rischia di rendere le partite troppo prevedibili, soprattutto per chi cerca freschezza a ogni run. Il controllo diretto del Ratatan, pur essendo un’idea curiosa, non sempre convince: a tratti sembra più una distrazione che un valore aggiunto, e toglie attenzione alla parte ritmica che dovrebbe restare al centro dell’esperienza.

In conclusione, Ratatan in Early Access già oggi vale la pena d’essere esplorato, nonostante le sue imperfezioni. Non è perfetto, ma mostra ambizione, carattere e un’idea interessante. Non c’è ancora un voto definitivo — il giudizio finale dobbiamo rimandarlo al lancio completo del prossimo anno.