Due anni fa, RoboCop: Rogue City si è rivelato una delle più grandi sorprese nel panorama videoludico. Nessuno si aspettava che un titolo tratto da una licenza così iconica, ma al contempo datata, potesse incarnare così bene lo spirito dell’originale cinematografico degli anni ’80 e tradurlo in un videogioco solido, divertente e rispettoso del materiale d’origine. Oggi, con Unfinished Business, Teyon ci propone un’espansione stand-alone che, pur non essendo un vero e proprio seguito né un DLC nel senso stretto del termine, amplia e approfondisce quell’esperienza con dieci ore di puro “more of the same” condito da qualche piccola novità.
In Unfinished Business, vestiamo nuovamente i panni di Alex Murphy, alias RoboCop, il poliziotto cyborg incaricato di mantenere l’ordine nelle strade corrotte e degradate di Detroit. L’ambientazione è la stessa del gioco base: una città sull’orlo del collasso, afflitta da criminalità dilagante, una politica corrotta e le losche macchinazioni della OCP. Ma questa volta, la narrazione è più contenuta, quasi secondaria rispetto all’azione pura.
La storia principale è infatti piuttosto lineare e non cerca di reinventare nulla: alcuni flashback interessanti sul passato umano di Murphy aggiungono spessore al personaggio, ma si tratta di inserti sporadici, più evocativi che strutturali. Non ci troviamo davanti a un arco narrativo complesso o ricco di colpi di scena. Tuttavia, è proprio questa scelta che permette al gameplay di brillare senza troppe interruzioni, offrendo un’esperienza snella, adrenalinica e più focalizzata sull’azione.
Se avete apprezzato le meccaniche di gioco di RoboCop: Rogue City, vi sentirete immediatamente a casa. Unfinished Business riprende fedelmente il sistema di combattimento, l’interfaccia e le dinamiche del titolo base: i movimenti lenti ma inesorabili di RoboCop, le sparatorie dal feeling “pesante”, l’utilizzo del celebre Auto-9, la raccolta di indizi e documenti, il dialogo con NPC e i dilemmi morali da affrontare.
Dal punto di vista strutturale, l’espansione alterna sezioni più aperte a momenti più lineari, con una progressione piuttosto regolare. Le missioni principali si concentrano sul ripulire una torre occupata da una gang sempre più armata.

Non mancano piccole variazioni sul tema, come la possibilità di utilizzare nuove armi secondarie, sezioni ambientate in luoghi inediti e un paio di meccaniche di indagine leggermente ampliate. Tuttavia, queste aggiunte sono più cosmetiche che sostanziali. Il cuore dell’esperienza resta quello: azione brutale, atmosfere cyberpunk decadenti, e il fascino retrò di un personaggio cult che sembra uscito direttamente da una VHS anni ’80.
Uno degli aspetti che distingue Unfinished Business dal gioco originale è la sua maggiore enfasi sull’azione. Dove il titolo base cercava un equilibrio tra fasi investigative, momenti narrativi e combattimenti, qui il ritmo è decisamente più serrato. L’intelligenza artificiale nemica è stata leggermente migliorata, rendendo alcuni scontri più impegnativi, e il level design spinge il giocatore a muoversi con più consapevolezza tra coperture, ambienti distruttibili e minacce improvvise.
Il compromesso di questa scelta, però, è una riduzione evidente del comparto narrativo. I dialoghi sono meno approfonditi, le missioni secondarie più marginali, e la libertà di scelta nelle conversazioni risulta meno rilevante. Per chi si era affezionato agli aspetti più “umani” del RoboCop videoludico, questo potrebbe rappresentare una piccola delusione. Ma è chiaro che l’intento di questa espansione è offrire un’esperienza più diretta, dinamica e, in fin dei conti, più arcade.

Giocato su PC, Unfinished Business si presenta solido come il titolo originale. Il motore grafico, pur non all’avanguardia, restituisce bene l’atmosfera cupa e decadente di Detroit. Gli effetti particellari durante gli scontri, le animazioni di RoboCop, la distruttibilità ambientale e l’illuminazione contribuiscono a un colpo d’occhio soddisfacente. Non mancano alcune imperfezioni, come texture a bassa risoluzione in certe aree o animazioni secondarie un po’ legnose, ma nel complesso il lavoro di Teyon è tecnicamente ineccepibile per un’espansione di fascia medio-alta.
Dal punto di vista sonoro, la colonna sonora continua a puntare su temi elettronici d’atmosfera, perfettamente in linea con l’identità del franchise. Le voci sono le stesse del gioco base, compresa quella di Peter Weller, che torna a interpretare Murphy con la sua voce roca e carismatica. Gli effetti audio, come il ruggito metallico dei passi di RoboCop o il suono secco del suo Auto-9, sono ancora oggi tra i più riusciti e immersivi dell’intero gioco.
Uno degli elementi più apprezzabili di Unfinished Business è la sua onestà. L’espansione dura circa dieci ore, a seconda dello stile di gioco, ed è proposta a un prezzo decisamente ridotto rispetto a un titolo full-price. Teyon non ha voluto spacciare questo progetto come un sequel o un nuovo inizio, ma piuttosto come un contenuto aggiuntivo pensato per chi ha amato profondamente Rogue City e vuole tornare a impersonare RoboCop per qualche altra missione letale.
La longevità è equilibrata: abbastanza lunga da giustificare l’acquisto, abbastanza breve da non risultare ridondante. E grazie al ritmo più serrato, difficilmente ci si annoia.

RoboCop Rogue City Unfinished Business Recensione – IN CONCLUSIONE
RoboCop: Rogue City – Unfinished Business è un’espansione che non cerca di rivoluzionare nulla. Non ne ha bisogno. Si rivolge direttamente a chi ha amato il gioco base e, più in generale, al pubblico che ha a cuore l’universo di RoboCop. La maggiore enfasi sull’azione, la presenza di piccoli momenti narrativi interessanti e il rispetto maniacale per l’immaginario originale ne fanno un ritorno gradito, seppur non essenziale. È un titolo che sa cosa vuole essere e lo realizza con competenza: uno spin-off stand-alone che allunga il piacere senza svilirlo. Certo, non è per chi cerca una trama elaborata o meccaniche rivoluzionarie. Ma per chi vuole ancora una volta affacciarsi alle strade malsane di Delta City indossando l’armatura più iconica del cyberpunk anni ’80, Unfinished Business è un acquisto consigliato. Un ritorno in grande stile per RoboCop, riservato a chi ha già apprezzato il gioco base e ama visceralmente questo universo narrativo. Più azione, meno introspezione, ma sempre con stile.
