Localizzare una persona partendo dal numero di telefono, leggere messaggi privati, scoprire account nascosti e persino recuperare foto cancellate. Sono alcune delle promesse pubblicitarie di app che si presentano come strumenti basati sull’intelligenza artificiale, ma che secondo una ricerca di Bitdefender non offrirebbero davvero le funzionalità di sorveglianza pubblicizzizzate. Il fenomeno riguarda applicazioni disponibili sugli store ufficiali e promosse soprattutto attraverso annunci sui social network, con TikTok tra i canali utilizzati.
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La questione solleva interrogativi non soltanto sulla privacy, ma anche sulle modalità con cui queste campagne pubblicitarie riescono a raggiungere gli utenti. Il rischio è che la promessa di poter controllare la vita digitale di un partner, di un familiare o di un collega induca a sottoscrivere abbonamenti per servizi che non mantengono quanto annunciato.
Le app promettono di spiare messaggi, foto e posizione
Secondo l’analisi di Bitdefender, gli annunci pubblicitari fanno leva su una curiosità particolarmente delicata: la possibilità di ottenere informazioni private su altre persone. Tra le funzioni promesse figurano la localizzazione attraverso un numero telefonico, l’accesso a messaggi privati, l’individuazione di profili nascosti sui social e il recupero di immagini eliminate.
In alcuni casi, queste applicazioni vengono presentate come strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale, capaci di raccogliere informazioni e ricostruire l’attività online di una persona. Le promesse pubblicitarie, tuttavia, non corrisponderebbero alle funzionalità realmente disponibili.
Un elemento significativo riguarda la differenza tra gli annunci sui social e le schede delle applicazioni sugli store. Mentre le inserzioni descrivono apertamente strumenti per spiare altre persone, le pagine su Google Play presenterebbero servizi ordinari, senza fare riferimento alle attività di sorveglianza promosse nelle campagne pubblicitarie.
Il sospetto: guadagnare dagli abbonamenti
La ricerca ipotizza che il modello economico di queste app possa basarsi soprattutto sugli abbonamenti. In altre parole, il principale obiettivo potrebbe non essere offrire una tecnologia capace di violare la privacy altrui, ma convincere gli utenti a pagare per accedere a funzionalità che, stando a quanto rilevato, non sarebbero effettivamente disponibili.
La dinamica è particolarmente insidiosa perché sfrutta un interesse personale molto forte. Chi desidera controllare il comportamento online di un partner o verificare informazioni su un collega potrebbe essere più disposto a credere a promesse sorprendenti, soprattutto quando vengono presentate attraverso video accattivanti e messaggi che evocano le capacità dell’intelligenza artificiale.
Bitdefender segnala anche l’intensità delle campagne promozionali: in un solo mese, una singola app sarebbe stata pubblicizzata attraverso oltre 3.000 annunci. Un volume che mostra quanto possa essere insistente la promozione di servizi di questo tipo.
Perché queste pubblicità continuano a comparire sui social?
Uno degli aspetti più problematici riguarda la permanenza degli annunci sulle piattaforme. Nonostante i messaggi pubblicitari promuovano apertamente attività di sorveglianza, le inserzioni continuerebbero a essere pubblicate. La ricerca solleva quindi interrogativi sull’efficacia dei controlli effettuati da TikTok e dagli altri social network prima e durante la distribuzione delle campagne.
La presenza di un’app su uno store ufficiale, infatti, non significa che ogni promessa contenuta nelle pubblicità che la promuovono sia stata verificata o approvata. È importante distinguere la disponibilità di un’applicazione dalla veridicità delle dichiarazioni fatte attraverso inserzioni esterne.
Google Play dispone di regole specifiche contro le descrizioni ingannevoli e impone requisiti rigorosi alle applicazioni di monitoraggio. Il problema evidenziato dalla ricerca riguarda però anche il rapporto tra le informazioni presenti nelle schede ufficiali e i messaggi diffusi attraverso i social network.
Come difendersi dalle false app di spionaggio
La prima precauzione è non fidarsi delle promesse che garantiscono di poter leggere conversazioni private, localizzare chiunque attraverso il solo numero di telefono o recuperare informazioni personali senza spiegare chiaramente come funzionerebbe il servizio. Le affermazioni straordinarie richiedono verifiche, non un abbonamento immediato.
Prima di installare un’applicazione è opportuno controllare chi la sviluppa, leggere con attenzione la descrizione ufficiale, verificare le autorizzazioni richieste e valutare le condizioni economiche dell’abbonamento, comprese le modalità di rinnovo e cancellazione. Anche la presenza di recensioni credibili può aiutare, pur non rappresentando una garanzia assoluta.
È inoltre consigliabile evitare di fornire credenziali, numeri di telefono o altri dati sensibili a servizi poco trasparenti e non installare applicazioni sulla base di un annuncio visto sui social senza averne prima verificato l’affidabilità.
Il tema è anche una questione di rispetto della privacy altrui: cercare di accedere di nascosto ai messaggi o agli account di un’altra persona non è una normale attività di ricerca online e può comportare conseguenze personali e legali.
La ricerca di Bitdefender
L’indagine richiama l’attenzione su un fenomeno nel quale la tecnologia promessa conta meno della capacità di attirare l’interesse degli utenti. L’intelligenza artificiale diventa una leva pubblicitaria per rendere più credibili servizi che dichiarano di poter rivelare informazioni private, mentre il possibile guadagno derivante dagli abbonamenti rappresenta una delle spiegazioni individuate dai ricercatori.
La ricerca completa è consultabile attraverso il collegamento diffuso da Bitdefender nel comunicato originale.
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