Nel panorama sempre più affollato dei soulslike indipendenti, The Bearer & The Last Flame prova a ritagliarsi uno spazio proponendo un’avventura dark fantasy che guarda chiaramente ai grandi classici del genere. Sviluppato praticamente da un solo autore sotto l’etichetta Dark Reaper Studio e pubblicato da Meridiem Games, il titolo promette combattimenti impegnativi, esplorazione in ambientazioni cupe e una progressione basata su armi, equipaggiamento e abilità.
L’idea di fondo è quella di riportare i giocatori in un mondo devastato dalla morte, dove l’ultima scintilla di vita è custodita dal protagonista, incaricato di portare una fiamma attraverso cinque regni per scacciare le creature dell’oscurità.
Sulla carta, tutti gli ingredienti sembrano esserci: un’ambientazione misteriosa, una difficoltà elevata e un sistema di combattimento che punta sulla precisione. Tuttavia, una volta entrati nel vivo dell’esperienza, emergono diversi problemi che finiscono per compromettere pesantemente il risultato finale.
Un soulslike con ambizioni evidenti
Il gioco, provato su Playstation 5 si inserisce chiaramente nel filone dei titoli ispirati ai lavori di FromSoftware, prendendo spunto in particolare dai primi esempi del genere. L’esplorazione si sviluppa attraverso aree relativamente chiuse, dungeon e castelli, mentre la narrazione viene affidata soprattutto all’atmosfera e ai dialoghi con personaggi enigmatici incontrati lungo il percorso.
Durante l’avventura è possibile scegliere tra diversi personaggi e stili di combattimento, alternando armi da mischia, attacchi a distanza e magia. Il titolo mette inoltre a disposizione una grande quantità di equipaggiamento, con oltre duecento armi e numerosi pezzi di armatura utili per personalizzare la build del protagonista.
Questo sistema di progressione rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più interessanti del gioco. La varietà di armi e la possibilità di adattare l’approccio alle diverse situazioni suggeriscono un potenziale notevole, almeno sulla carta.
Il problema è che molte di queste buone idee restano intrappolate in un impianto ludico che fatica a funzionare davvero.

Combattimenti poco precisi e poco soddisfacenti
In un soulslike, il combattimento rappresenta il cuore dell’esperienza. Ogni scontro dovrebbe essere basato su tempismo, precisione e lettura dei movimenti nemici.
In The Bearer & The Last Flame, purtroppo, questo equilibrio non viene mai raggiunto.
Gli attacchi spesso risultano imprecisi e le collisioni tra armi e nemici non sempre funzionano come dovrebbero. Colpi che sembrano andare a segno non vengono registrati correttamente, mentre alcune animazioni appaiono rigide o poco reattive. Anche il movimento del personaggio può risultare scivoloso e poco naturale durante gli scontri più concitati.
Il risultato è che molte battaglie danno l’impressione di essere poco controllabili, trasformando la difficoltà in frustrazione piuttosto che in una sfida stimolante.
Questa sensazione si accentua soprattutto nei primi livelli, dove il gioco dovrebbe invece introdurre gradualmente le meccaniche e permettere al giocatore di familiarizzare con il sistema di combattimento.
Level design confuso
Un altro problema significativo riguarda la struttura delle mappe. Il level design cerca di replicare la complessità tipica dei soulslike, ma spesso finisce per risultare poco chiaro. Le aree iniziali, in particolare, possono creare confusione perché i percorsi tendono a somigliarsi tra loro e non sempre è evidente quale direzione seguire.
Invece di incentivare l’esplorazione e la scoperta, questo approccio può portare a lunghi momenti di smarrimento, con il rischio di vagare per diversi minuti senza capire come proseguire. Quando il gioco funziona, alcune ambientazioni riescono comunque a trasmettere una discreta atmosfera dark fantasy. Tuttavia, la qualità visiva generale appare piuttosto datata e molte texture risultano poco dettagliate.

Problemi tecnici e prestazioni instabili
Oltre ai limiti di gameplay, il titolo soffre anche di diversi problemi tecnici. Durante le nostre sessioni sono stati riscontrati cali di frame rate, stuttering e alcune instabilità che incidono negativamente sulla fluidità dell’esperienza. In certi momenti il gioco presenta anche evidenti problemi di tearing o rallentamenti durante l’esplorazione delle aree più ampie.
Si tratta di difetti particolarmente evidenti su una piattaforma come PlayStation 5, dove ci si aspetterebbe una maggiore stabilità. Alcuni giocatori hanno inoltre segnalato crash e altri malfunzionamenti che interrompono la sessione di gioco. Anche il comparto sonoro non sempre convince: il mix audio appare talvolta poco bilanciato, con effetti sonori che risultano straniamente ovattati o con un’eco innaturale.
Un progetto ambizioso ma incompleto
È importante sottolineare che The Bearer & The Last Flame nasce come progetto sviluppato quasi interamente da una sola persona, un aspetto che merita sicuramente rispetto. Realizzare un gioco di questo tipo con risorse limitate è un’impresa notevole, e in alcune parti si intravedono idee interessanti. L’ambientazione dark fantasy ha un certo fascino e la varietà di equipaggiamento suggerisce un sistema di progressione che avrebbe potuto offrire molte possibilità.
Purtroppo, però, le buone intenzioni non bastano a compensare i numerosi problemi che emergono durante l’esperienza.

The Bearer & The Last Flame Recensione – IN CONCLUSIONE
Abbiamo testato The Bearer & The Last Flame anche dopo l’installazione della patch di lancio, che introduce alcune correzioni e piccoli miglioramenti. Nonostante ciò, molte delle lacune più evidenti restano ancora presenti. Il sistema di combattimento continua a risultare poco preciso, il level design rimane confuso e i problemi tecnici non sono stati completamente risolti. Tutti elementi che, messi insieme, rendono difficile consigliare il titolo anche agli appassionati più accaniti del genere. Il progetto dimostra ambizione e passione, ma allo stato attuale appare ancora acerbo sotto diversi punti di vista. Con ulteriori aggiornamenti potrebbe forse migliorare, ma al momento l’esperienza resta troppo instabile e poco rifinita per essere davvero godibile. Un soulslike che prova a richiamare i grandi classici del genere, ma che finisce per inciampare in problemi di gameplay e tecnici troppo evidenti per essere ignorati.
