Negli ultimi anni il genere delle avventure narrative in prima persona come il qui presente Will Follow The Light (provato su Xbox Serie X ma disponibile anche su PC e Playstation) ha continuato a dividersi tra produzioni capaci di lasciare il segno e altre che, pur costruendo atmosfere affascinanti, finiscono per smarrirsi lungo il percorso. L’opera prima di TomorrowHead Studio, prova a collocarsi in quella terra di mezzo fatta di esplorazione lenta, storytelling ambientale e riflessioni intime sul dolore umano.
Il risultato è un titolo imperfetto, spesso discontinuo, ma anche sorprendentemente sincero nella sua volontà di raccontare il peso della famiglia, della distanza emotiva e del rimorso. Non è un gioco che punta all’azione o allo spettacolo continuo: qui il centro dell’esperienza è il viaggio interiore del protagonista, immerso in paesaggi nordici tanto magnifici quanto ostili.
Una storia di assenze e sensi di colpa
Il protagonista, Will, è un guardiano del faro che vive isolato in una regione remota e ghiacciata. La sua esistenza viene sconvolta quando scopre che il figlio Thomas è scomparso dopo una catastrofe naturale. Da quel momento prende il via un viaggio che non è soltanto fisico, ma soprattutto emotivo.
Attraverso lettere, ricordi, registrazioni e frammenti sparsi lungo il percorso, emerge gradualmente il ritratto di un uomo incapace di comunicare davvero con le persone che ama. Il rapporto tra Will e suo figlio diventa il cuore pulsante della narrazione, ma il gioco insiste molto anche sul tema dell’eredità emotiva: padri assenti che crescono figli destinati a ripetere gli stessi errori.
È proprio qui che WILL: Follow the Light riesce a mostrare la sua parte migliore. Nonostante alcuni dialoghi fin troppo trattenuti e una scrittura che a volte eccede nel minimalismo, l’avventura riesce spesso a colpire nel segno grazie alla costruzione lenta della malinconia. Non cerca continuamente il colpo di scena, ma preferisce accumulare silenzi, vuoti e piccoli dettagli capaci di dare peso alla sofferenza del protagonista.
Il finale, senza cadere nello spettacolare, prova a chiudere il cerchio emotivo del viaggio con discrezione. Alcuni giocatori potrebbero trovarlo troppo misurato, ma è coerente con il tono dell’intera esperienza.

Navigare davvero tra ghiaccio e tempeste
Dal punto di vista del gameplay, WILL: Follow the Light cerca di differenziarsi dai classici walking simulator introducendo meccaniche più strutturate legate alla navigazione e all’esplorazione. La barca non è semplicemente un mezzo automatico: bisogna orientarsi, controllare coordinate, affrontare il mare aperto e imparare a convivere con condizioni atmosferiche proibitive.
Ci sono poi sezioni con slitte trainate dai cani, puzzle ambientali e interazioni con generatori, strumenti nautici e macchinari vari. L’idea di fondo è interessante perché tenta di rendere il viaggio concreto e faticoso, trasmettendo continuamente la sensazione di vulnerabilità.
Il problema è che non tutto funziona sempre nel modo migliore. Alcuni enigmi risultano poco intuitivi, mentre certe sezioni rallentano eccessivamente il ritmo della narrazione. In più occasioni si ha la sensazione che il titolo confonda immersione e macchinosità, costringendo il giocatore a lunghe attività poco coinvolgenti.
Anche il pacing generale soffre di alti e bassi. La prima parte dell’avventura è molto lenta e richiede una certa pazienza prima che la componente emotiva riesca davvero a emergere. Alcuni potrebbero apprezzare questo approccio contemplativo, altri invece rischiano di percepire il tutto come eccessivamente statico.
Atmosfera straordinaria
Se c’è però un elemento che riesce quasi sempre a sostenere l’intera produzione è l’atmosfera. Il mondo di gioco trasmette continuamente isolamento, freddo e senso di smarrimento. Le coste ghiacciate, la nebbia che avvolge il mare, il rumore del vento e il legno che scricchiola durante la navigazione costruiscono un’identità audiovisiva molto forte.

L’utilizzo di Unreal Engine 5 permette al team di creare scenari visivamente notevoli, soprattutto nei panorami marittimi e nelle sequenze ambientate vicino al faro. Non siamo davanti a un gioco tecnicamente perfetto, ma quando tutto si allinea riesce davvero a regalare scorci memorabili.
Molto importante anche il comparto sonoro. Le onde, il vento, i rumori metallici delle strutture e il silenzio quasi opprimente di certe aree contribuiscono in modo decisivo all’immersione. La colonna sonora entra raramente in maniera invadente e preferisce accompagnare le emozioni con delicatezza.
Anche il doppiaggio convince nella maggior parte dei casi grazie a interpretazioni trattenute e realistiche. Il tono generale del gioco sarebbe probabilmente crollato con una recitazione troppo teatrale, mentre qui tutto resta coerente con la natura intimista dell’opera.
Un indie ambizioso ma acerbo
Essendo il debutto di TomorrowHead Studio, è impossibile ignorare l’ambizione del progetto. WILL: Follow the Light tenta di mescolare narrativa, simulazione leggera, esplorazione e introspezione psicologica in un’unica esperienza compatta. E in parte riesce davvero a distinguersi nel panorama indie contemporaneo.
Tuttavia emergono anche diversi limiti produttivi. Alcune animazioni facciali sono poco convincenti, certe transizioni tra gameplay e filmati risultano rigide e alcuni modelli dei personaggi mostrano evidenti discontinuità qualitative.
Inoltre il gioco non sempre riesce a bilanciare la componente narrativa con quella interattiva. Ci sono momenti in cui il coinvolgimento emotivo viene spezzato da puzzle o attività poco interessanti, e questo impedisce all’opera di raggiungere davvero livelli eccellenti.
Nonostante tutto, rimane forte la sensazione di trovarsi davanti a un progetto autentico, realizzato con una precisa visione artistica. Ed è proprio questa sincerità a rendere WILL: Follow the Light più memorabile di molti prodotti tecnicamente superiori ma privi di personalità.
WILL Follow the Light Recensione – IN CONCLUSIONE
WILL: Follow the Light è un’avventura narrativa che punta tutto su atmosfera, introspezione e senso di isolamento. Non è un gioco adatto a chi cerca ritmo serrato o gameplay spettacolare, perché il suo cuore vive nella contemplazione, nella lentezza e nei silenzi.
Le meccaniche di navigazione e sopravvivenza ambientale aggiungono personalità all’esperienza, ma non sempre riescono a sostenere il peso della narrazione. Alcuni problemi di ritmo, puzzle poco brillanti e una generale mancanza di rifinitura impediscono al titolo di compiere il salto definitivo.
Eppure, quando il mare si agita, la nebbia avvolge il faro e la storia di Will inizia davvero a colpire, il gioco riesce a mostrare un’anima rara nel panorama indie moderno.
