Pokemon: Intervista Esclusiva al Vice-Campione del Mondo Matteo Gini

Postato Ago 25 2011 - 12:00am da ITG

Si sono tenuti da poco i Campionati Mondiali di Pokemon e noi italiani abbiamo sfiorato la vittoria. Ottimo risultato comunque con Matteo Gini, vice-campione del mondo e che, grazie alla collaborazione di Laboratorio Comunicazione, abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva…

Torni dai Campionati del Mondo di Pokémon con un secondo posto importantissimo, commentaci la tua performance.
– Questo è stato il primo anno in cui le qualificazioni per la Pokémon World Championship sono state organizzate anche in Italia, dunque non avevo mai avuto prima d’ora la possibilità di partecipare né alle selezioni né tantomeno ai mondiali. A Roma è arrivato un secondo posto che mi ha dato consapevolezza di poter fare bene, ma il secondo posto al mondiale era del tutto in aspettato…non che non mi ritenessi all’altezza, ma considerando il fatto che giocavo in doppio (modalità utilizzata all’interno dei tornei ufficiali) soltanto da sei mesi e che erano presenti giocatori che partecipavano al torneo già da diverse edizioni sicuramente non partivo tra i favoriti. Prima della partenza non avrei mai creduto di arrivare in finale…l’obiettivo era fare il meglio possibile, arrivando magari in Top8, poi le eliminatorie della giornata di sabato sono andate alla grande, e vincendo 4 lotte su 6 sono riuscito a rientrare tra i migliori otto come quinto. Il giorno successivo ho vinto quarti e semifinale, raggiungendo una finale che prima d’ora non era mai stata giocata da alcun europeo. Al di là della soddisfazione personale sono molto contento anche per il fatto che a questi mondiali abbiamo contribuito a dare all’Italia una visibilità importante già dal suo primo anno di partecipazione: al mio secondo posto si aggiungono infatti il settimo di Francesco (sempre nella categoria Master), il settimo di mio fratello Nicola (categoria Senior) e l’ottavo di Fabrizio (categoria Junior). Per noi è stato molto importante…molti credevano che il livello dei giocatori italiani non fosse all’altezza di quello degli altri paesi, ma abbiamo dimostrato il contrario.

Cosa ti ha permesso di arrivare così in alto? Quale è stata la tua arma vincente?
– Il fatto di poter giocare tranquillo senza mai cercare di strafare…ero consapevole di essere preparato e di avere le carte in regola per fare una bella figura, dovevo solo giocare come sapevo. Dopo aver vinto i primi tre incontri eliminatori e soprattutto dopo essermi qualificato in Top8 ho capito definitivamente che avevo buone possibilità di arrivare in fondo, e mi sono giocato il tutto per tutto. Oltre a questo bisogna poi considerare tutto il lavoro di preparazione eseguito a monte: ho modificato un terzo della squadra utilizzata a Roma, testandola in numerose lotte e abituandomi ad affrontare il maggior numero di situazioni possibile. In ogni caso non è un lavoro che ho fatto da solo: ho costruito il team assieme a Francesco, e lo abbiamo utilizzato entrambi nel corso del torneo…in questo gioco lo scambio di idee e il confronto con gli altri giocatori è fondamentale.

Quante ore ti sei allenato nelle settimane che hanno preceduto i campionati?
– E’ difficile fare una stima precisa, ma ogni giorno ho cercato di dedicare alle sfide almeno un’ora e mezzo se non due…questa poteva essere la mia unica occasione di partecipare a un evento così importante, e volevo arrivare il più preparato possibile. Ovviamente il tutto andava conciliato con altri impegni: la settimana prima di partire sono stato fuori città e non ho mai avuto la possibilità di giocare, per non parlare del Kung-Fu (pratico da 17 anni) e degli esami universitari, che mi hanno tenuto impegnato fino alla fine di Luglio. In ogni caso organizzandosi si riesce a gestire tutto senza troppi problemi.

Il campione del mondo è sembrato imbattibile…
– Ray è forte, e lo ha dimostrato vincendo la World Championship per il secondo anno consecutivo…è la prima volta che succede e probabilmente ci vorrà parecchio tempo prima che accada ancora. Più che l’inferiorità sul piano di gioco credo però di aver pagato la mancanza di esperienza…lui partecipa a questo torneo da anni, e si trovava sicuramente più a suo agio di me che giocavo la finale su quel palco già alla mia prima partecipazione. Ha giocato tutti tre i round capitalizzando ogni minimo vantaggio e senza quasi mai lasciarmi la possibilità di imporre il mio gioco…credo che alla fine si sia meritato la vittoria.

Come giudichi l’organizzazione dell’evento?
– L’organizzazione è stata impeccabile: non che avessi dei dubbi, ma quando sei lì ti trovi davanti a qualcosa che supera ogni aspettativa. Mi ha colpito soprattutto la parte scenografica: un intero piano dell’Hilton Hotel adibito ai giochi e tappezzato di Pokémon e cartelloni, mercatini in cui si trovavano i gadget più improbabili, giudici con i camici del Professor Oak, megaschermi in cui venivano trasmessi i match e delle cerimonie di apertura a di chiusura che facevano venire la pelle d’oca. A questo si aggiunge la sensazione unica di trovarsi nello stesso posto assieme a tutti i giocatori più forti del mondo, cosa che ti permette di fare nuove conoscenze e amicizie. Nei giorni passati a San Diego ho conosciuto un sacco di nuove persone, e già non vedo l’ora di incontrarle di nuovo il prossimo anno.

Tutto è iniziato da una grande passione, quella per i videogiochi ed in particolare quelli di Pokémon, non temi che in qualche modo possa diventare un gioco troppo serio affrontare in modo professionistico questo tuo hobby?
– Pur non avendo mai partecipato a tornei ufficiali prima d’ora, gioco a Pokémon a livello competitivo ormai da cinque anni: per rimanere a livelli alti è necessario tenersi aggiornati, lavorare e giocare con continuità, ma questa è una cosa che ho sempre fatto. Questo ottimo risultato mi da uno stimolo importante per l’anno prossimo…so che dovrò darmi da fare per raggiungere di nuovo un piazzamento importante se non migliore, e questo richiederà tanto impegno, ma come ho già detto organizzandosi è possibile conciliare tutto.

Si sono dette molte cose inesatte ultimamente sui videogiochi in Italia, cosa rispondi a chi accusa questa forma di intrattenimento?
– Ormai da anni i videogiochi sono diventati oggetto dell’accusa di molte persone, che li incolpano di essere una delle cause dei più svariati problemi legati ai ragazzi. Tra i vari impegni che mi tengono occupato c’è anche quello di essere un capo scout, il che mi permette di trascorrere con i ragazzi tanto tempo, facendomi conoscere diversi aspetti del loro modo di essere e della loro quotidianità…spesso facciamo anche chiacchierate che hanno come argomento proprio i videogames. L’utilizzo eccessivo dei videogiochi è sicuramente qualcosa di negativo, ma non è la causa del malessere dei ragazzi, piuttosto una conseguenza. Molti di essi vi dedicano troppo tempo a causa di problemi di ordine superiore, come la mancata attenzione da parte dei genitori o l’assenza di amici…spesso sento delle accuse e delle affermazioni che hanno veramente del ridicolo riguardo a questa problematica. Ormai la tecnologia è parte integrante della nostra vita quotidiana; in questi ultimi anni si sta ritagliando un ruolo sempre più di rilievo all’interno della società, e di conseguenza accade lo stesso con i videogiochi. E’ normale che le persone che sono cresciute senza di essi non riescano a comprenderli a fondo, ma sono sicuro che con il tempo questa questione si attenuerà: negli ultimi anni Nintendo ha contribuito notevolmente a favore di questa causa grazie alle console Nintendo DS e Wii, aprendo il mondo dei videogames anche alle passate generazioni.

Prossime sfide? Cosa ti riserva il futuro?
– Dal punto di vista personale porterò avanti tutte le attività che mi tengono impegnato nel miglior modo possibile, e tra queste ovviamente ci sono anche i Pokémon. Il secondo posto alla World Championship mi da diritto all’invito per i prossimi campionati del mondo che si terranno a Kona (Hawaii), e sicuramente lì dovrò cercare di ripetere una buona prestazione. Non appena uscirà il regolamento mi metterò subito al lavoro per preparare una strategia e una squadra adeguate, in modo da tenere alto nell’ambito ufficiale e competitivo il mio nome e quello dell’Italia.

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