Soul Covenant Recensione del videogame rilasciato da Thirdverse per le principali piattaforme di realtà virtuale attualmente disponibili sul mercato ovvero Meta Quest 3, Meta Quest 2, PSVR2 e PCVR. Questa recensione si basa sulla nostra prova effettuata su Playstation VR 2.

Soul Covenant letteralmente ci immerge in una Tokyo futuristica e distopica devastata dalla guerra contro un’intelligenza artificiale ostile dal nome “originalissimo” di Deus Ex Machina che ha l’obiettivo di sterminare l’umanità.  I giocatori diventano così parte del “Reincarnation Project”, incarnando guerrieri con i ricordi di eroi storici, che combattono per la sopravvivenza dell’umanità e il futuro di Tokyo. Il tutto può essere fruito in single player o in cooperativa per un massimo di 4 giocatori.

Soul Covenant inizialmente ci ha catturato con la sua grafica di buon livello ed una componente sonora che svolge perfettamente il ruolo di aumentare l’appeal di ciò che accade nella nostra immersione nella realtà virtuale. I grattacieli distrutti di Tokyo, illuminati da neon creano un’atmosfera cyberpunk di una bellezza “decadente” ma ammaliante. La realtà virtuale amplifica ulteriormente l’impatto, trasportandovi direttamente nel cuore della battaglia futuristica e distopica.

Successore spirituale di Soul Sacrifice, esclusiva della mitica console portatile Playstation Vita (davvero un peccato che Sony abbia abbandonato questo segmento di mercato), Soul Covenant è a tutti gli effetti un action combat con una progressione che può ricordare da vicino un gioco di ruolo. La frenesia degli scontri è bilanciata da un pizzico di strategia, che vi costringerà a scegliere l’arma e l’attacco giusti per ogni situazione in cui ci troveremo coinvolti sopratutto quando ci sarà da affrontare gli ostici boss sparsi nell’esperienza di gioco proposta.

Pur convincendo in alcuni aspetti, Soul Covenant non è purtroppo esente da difetti. La narrazione, seppur interessante, può risultare decisamente prolissa in alcuni punti, rallentando il ritmo del gioco. Inoltre, la varietà di nemici e ambientazioni è un po’ limitata, rendendo l’esperienza un po’ ripetitiva a lungo andare.

Segnaliamo infine come l’esperienza di gioco sia liberamente fruibile da seduti o in piedi a seconda delle vostre preferenze. Ultima annotazione da fare infine è, purtroppo, per l’assenza della lingua italiana. Quindi dovrete scegliere fra cinese, giapponese, francese, inglese e spagnolo a seconda di quale sia il vostro idioma preferito tra quelli appena elencati.

Soul Covenant Recensione – IN CONCLUSIONE
Il fatto di essere l’erede spirituale di Soul Sacrifice aveva forse posto delle aspettative fin troppo elevate nei confronti di Soul Covenant che per quanto ci abbia inebriato inizialmente per l’ottimo appeal visivo su Playstation VR 2 ha poi dimostrato nell’esperienza a medio e lungo termine alcuni limiti piuttosto evidenti come una narrazione fin troppo prolissa ancora di più se pensiamo alla fruzione in VR oltre ad una eccessiva reiterazione di quanto proposto dal gameplay. Rimane un’esperienza di gioco sufficiente ma considerate le criticità appena esposte per comprendere se possa fare o meno al caso vostro.

VOTO: 6.5