Recensire un videogioco italiano, specialmente quando le aspettative sono alte come nel caso di Steel Seed, si trasforma spesso in un esercizio di equilibrismo. Da un lato, la comprensibile reticenza a sbandierare un patriottismo videoludico che potrebbe suonare come partigianeria. Dall’altro, la consapevolezza di trovarsi di fronte a un progetto che, forte del sostegno del Ministero della Cultura, si pone come l’impresa più ambiziosa mai concepita nel panorama action tricolore.

Ebbene, possiamo dirlo con una certa dose di sollievo e una punta di orgoglio: Steel Seed non solo raccoglie questa sfida, ma la supera con una convinzione che raramente si riscontra in produzioni nostrane di questa portata.

Disponibile su PC (la piattaforma che ha ospitato la nostra prova), PlayStation 5 e Xbox Series X|S, Steel Seed si presenta come un audace connubio tra action frenetico, fasi platforming che richiedono precisione millimetrica e sequenze stealth che omaggiano i maestri del genere. Il cuore pulsante di questa esperienza distopica risiede nella sua ambientazione: un mondo futuro in cui l’umanità, ibernata in criostasi, attende il beneplacito di un’intelligenza artificiale per poter riemergere. Questo setting, di per sé affascinante, prende vita grazie a una direzione artistica di rara bellezza.

Le location che faremo da sfondo alle peripezie di Zoe, la nostra protagonista, sono semplicemente magnifiche, capaci di evocare atmosfere cupe e maestose con una cura per il dettaglio che non teme il confronto con le produzioni tripla A internazionali. Ci si perde volentieri ad ammirare la decadenza futuristica di queste architetture, la desolazione di paesaggi un tempo floridi, la minacciosa imponenza delle strutture controllate dalla IA. Da questo punto di vista, Steel Seed è una vera e propria gioia per gli occhi.

Se la magnificenza visiva è il fiore all’occhiello di Steel Seed, la sua narrazione, pur mantenendo un buon ritmo e una coerenza interna, avrebbe forse beneficiato di una maggiore incisività. La trama che ruota attorno al risveglio di Zoe e al suo rapporto con l’intelligenza artificiale che governa questo mondo in sospeso funziona, tiene il giocatore incollato allo schermo dalla curiosità di svelare i misteri che si celano dietro la criostasi e il destino dell’umanità. Tuttavia, in alcuni frangenti, si avverte una leggera mancanza di quel “mordente” narrativo che avrebbe potuto elevare ulteriormente l’esperienza complessiva. Nonostante ciò, il fascino del contesto distopico e le dinamiche che si instaurano tra Zoe e KOBY, l’IA che la guida, costituiscono un solido motore per l’avventura.

Il gameplay di Steel Seed non si nasconde dietro a un’originalità a tutti i costi, anzi, attinge a piene mani da alcuni capisaldi della storia videoludica. Le influenze di Metal Gear Solid nelle fasi stealth, con la necessità di studiare i pattern di movimento dei nemici e sfruttare l’ambiente circostante per non farsi scoprire, sono evidenti. Allo stesso modo, le sezioni platforming ricordano la fluidità e l’esplorazione verticale di Tomb Raider, richiedendo agilità e tempismo preciso nei salti e nelle arrampicate.

Steel Seed

Questo “derivatismo”, lungi dall’essere un difetto, si traduce in un mix di meccaniche che, nell’insieme, convincono e si lasciano giocare con un piacere genuino. Certo, non mancano alcuni alti e bassi nel level design. Alcune sezioni brillano per inventiva e per la sapiente commistione tra combattimento, esplorazione e furtività, mentre altre appaiono leggermente più lineari o meno ispirate. Tuttavia, nel complesso, la struttura dei livelli si mantiene su ottimi standard, offrendo una sfida stimolante e una progressione gratificante.

Dal punto di vista visivo, al di là di qualche sporadico glitch che, confidiamo, verrà limato con le future patch post-lancio, Steel Seed si attesta su livelli qualitativi elevati in ogni suo aspetto. È innegabile, però, un certo divario tra la straordinaria cura e dettaglio profusi nella realizzazione delle ambientazioni e la funzionalità, seppur efficace, delle animazioni dei personaggi. Questa discrepanza non inficia l’esperienza di gioco, ma è un elemento che non sfugge all’occhio più attento.

Anche il comparto sonoro presenta delle peculiarità. L’accompagnamento musicale è, nella maggior parte dei casi, superbo, capace di sottolineare con maestria i momenti di tensione, esplorazione o combattimento, creando un’atmosfera immersiva e coinvolgente. Il doppiaggio in italiano, pur potendo contare su una qualità interpretativa generalmente buona, soffre a tratti di una certa disconnessione con gli effetti audio ambientali. In alcune scene, le voci sembrano quasi “sovrapposte” all’azione, mancando di quella perfetta amalgama che contribuirebbe a rendere l’esperienza sonora ancora più coesa e naturale.

Steel Seed Recensione – IN CONCLUSIONE

Giungiamo dunque al nodo cruciale della valutazione. Leggiamo con un certo disappunto voti che ci appaiono fin troppo severi, e non certo per un malinteso campanilismo. Steel Seed si configura come un prodotto ambizioso che, sotto quasi tutti i punti di vista, centra l’obiettivo prefissato. Si muove agilmente in quella zona grigia tra le produzioni doppia e tripla A, dimostrando un potenziale enorme e una dedizione al dettaglio che raramente abbiamo visto in progetti italiani di questa portata. Con qualche ulteriore rifinitura, soprattutto a livello di narrazione e coesione sonora, avrebbe potuto tranquillamente ambire a valutazioni da nove in su. Tuttavia, nel panorama dei giochi action, Steel Seed si erge, senza ombra di dubbio, come la più importante e riuscita produzione italiana ad oggi. Un titolo che merita il supporto e l’attenzione dei giocatori, non solo per la sua provenienza, ma per la sua intrinseca qualità e per il coraggio di osare in un genere competitivo come quello action. Il nostro verdetto è un convinto 8.5/10. Un voto che premia l’ambizione, la realizzazione tecnica di alto livello e un gameplay solido e divertente, auspicando che Storm in a Teacup possa continuare su questa strada, portando sempre più in alto il nome del videogioco italiano nel mondo.

VOTO: 8.5