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Che videogame è Control Resonant? Ci sono quelli che ci divertono, altri che ci sorprendono e poi ci sono quelle esperienze che ci ricordano perché continuiamo ad amare questo medium. Control Resonant appartiene a quest’ultima categoria. Remedy Entertainment torna nell’universo di Control con un’avventura che osa cambiare direzione, abbandona buona parte delle certezze del primo capitolo e ci accompagna in una Manhattan trasformata in un incubo paranormale, dove le leggi della fisica sembrano essersi definitivamente arrese.

Questa volta non vestiamo i panni di Jesse Faden, protagonista del precedente episodio, ma quelli di suo fratello Dylan. Una scelta tutt’altro che secondaria, perché permette allo studio finlandese di raccontare una storia diversa, esplorare nuove prospettive e costruire un sistema di combattimento che si allontana sensibilmente dalla formula dello sparatutto in terza persona che aveva caratterizzato il gioco originale.

Il risultato è un’avventura ambiziosa, visionaria e capace di lasciare il segno. Il level design è uno dei suoi punti di forza, l’atmosfera è straordinaria e la capacità di Remedy di trasformare luoghi apparentemente ordinari in qualcosa di inquietante continua a essere quasi unica nel panorama videoludico. Non tutto, però, funziona con la stessa efficacia: alcuni combattimenti si prolungano troppo, la progressione non è sempre gratificante e certe attività secondarie avrebbero meritato maggiore varietà.

Nonostante queste imperfezioni, Control Resonant è una delle esperienze d’azione più interessanti che possiamo consigliare agli appassionati di avventure narrative e mondi fuori dagli schemi. Ecco perché, al termine della nostra analisi, il nostro giudizio è decisamente positivo.

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Un nuovo protagonista, un mondo completamente diverso

Il primo elemento che rende Control Resonant, provato su Xbox Serie X|S ma disponibile anche su Playstation 5 e PC; interessante è la volontà di non limitarsi a riproporre quanto già visto. Il Control del 2019 ci aveva portato all’interno della Oldest House, l’inquietante sede del Federal Bureau of Control, un edificio capace di trasformarsi continuamente e di mettere in discussione la nostra percezione della realtà.

Il seguito amplia notevolmente questa prospettiva. L’azione si sposta in una New York deformata da fenomeni paranormali, un ambiente urbano che conserva riferimenti riconoscibili ma viene progressivamente trasformato in qualcosa di alieno, imprevedibile e inquietante. Le strade, gli edifici e gli spazi familiari perdono la loro normalità e diventano parte di un gigantesco enigma da esplorare.

È una scelta che cambia radicalmente il modo in cui viviamo l’universo di Control. Non siamo più confinati in un’unica struttura misteriosa: possiamo muoverci in ambienti più ampi, scoprire nuove aree, affrontare missioni e imbatterci in situazioni che giocano continuamente con le nostre aspettative.

La Manhattan di Resonant non è semplicemente uno scenario più grande. È un luogo che comunica attraverso l’architettura, la disposizione degli oggetti, gli spazi impossibili e le anomalie che incontriamo durante l’esplorazione. Remedy continua a dimostrare di avere una sensibilità particolare nel costruire ambientazioni che raccontano qualcosa anche senza ricorrere continuamente a dialoghi o spiegazioni.

Ed è proprio qui che il gioco riesce a conquistare: abbiamo spesso la sensazione di trovarci in un mondo nel quale ogni angolo nasconde una storia, ogni ambiente può riservare una sorpresa e ogni elemento fuori posto potrebbe rappresentare un indizio.

Dylan Faden: una nuova prospettiva sull’universo di Control

La scelta di affidare il ruolo di protagonista a Dylan Faden è uno degli aspetti più importanti dell’intera produzione. Chi conosce il primo capitolo sa bene quanto il personaggio sia legato agli eventi della storia di Jesse e agli esperimenti condotti dal Federal Bureau of Control.

In Control Resonant, Dylan diventa il punto di osservazione privilegiato attraverso il quale affrontare una nuova crisi paranormale e approfondire le conseguenze degli eventi precedenti. Il suo passato, il rapporto con la sorella e il legame con l’organizzazione costituiscono elementi fondamentali del racconto.

La sua presenza permette a Remedy di raccontare una storia che non è soltanto una continuazione, ma anche una rilettura di ciò che conosciamo. Cambiando protagonista cambiano infatti le prospettive, il modo in cui interpretiamo gli eventi e il rapporto che instauriamo con il mondo di gioco.

La narrazione resta uno dei punti di forza della produzione. Il racconto alterna misteri, elementi soprannaturali e momenti più personali, mentre il passato dei personaggi contribuisce a dare profondità a ciò che accade sullo schermo.

Non tutte le risposte arrivano immediatamente e non ogni situazione viene spiegata in maniera esplicita. Per alcuni giocatori questa caratteristica potrebbe rappresentare una difficoltà, ma è anche una componente essenziale dell’identità di Remedy. Il suo universo narrativo non cerca sempre di rendere tutto immediatamente comprensibile: preferisce stimolare la curiosità e lasciare che sia il giocatore a collegare gli indizi.

Control Resonant: i punti chiave della recensione

  • Protagonista: Dylan Faden, fratello di Jesse.
  • Ambientazione: una Manhattan sconvolta da fenomeni paranormali.
  • Gameplay: combattimenti corpo a corpo, abilità soprannaturali ed esplorazione tridimensionale.
  • Progressione: potenziamenti, abilità e possibilità di sviluppare il proprio stile di combattimento.
  • Punto di forza: direzione artistica, level design e capacità narrativa.
  • Principale criticità: alcuni scontri possono risultare ripetitivi e gli avversari eccessivamente resistenti.
  • Il nostro voto: 9/10.

Il combat system cambia pelle: meno spari, più combattimento ravvicinato

Se c’è un aspetto che distingue immediatamente Control Resonant dal suo predecessore, è il sistema di combattimento. Il primo capitolo si basava su uno sparatutto in terza persona nel quale le armi da fuoco e i poteri paranormali di Jesse si combinavano per creare scontri dinamici e spettacolari.

Qui Remedy sceglie una strada differente, dando maggiore centralità al combattimento corpo a corpo. Dylan utilizza un’arma paranormale capace di mutare forma e funzione, mentre le abilità a disposizione del protagonista permettono di costruire un approccio più articolato agli scontri.

È una trasformazione coraggiosa, perché non si limita a modificare qualche meccanica: cambia il ritmo stesso dell’azione. Dobbiamo avvicinarci ai nemici, osservare i loro movimenti, scegliere il momento giusto per attaccare e sfruttare le possibilità offerte dalle abilità disponibili.

Il sistema si arricchisce progressivamente attraverso nuove capacità, combinazioni e strumenti offensivi. Con il progredire dell’avventura, gli scontri possono diventare più interessanti e permettere di sperimentare approcci differenti, alternando attacchi ravvicinati, schivate, abilità soprannaturali e mosse speciali.

La sensazione di crescita, almeno nelle sue fasi migliori, è concreta: impariamo a conoscere le possibilità di Dylan e scopriamo come combinare i diversi strumenti a nostra disposizione per affrontare situazioni sempre più complesse.

Il problema è che il sistema di combattimento non raggiunge sempre lo stesso livello di qualità del resto della produzione. Nelle prime ore, quando le possibilità sono ancora limitate, gli scontri possono risultare meno profondi di quanto ci si aspetterebbe da un’avventura che mette l’azione al centro dell’esperienza.

Alcuni nemici richiedono numerosi colpi per essere sconfitti e, quando le battaglie si ripetono con avversari simili, il rischio di trasformare l’azione in una sequenza di attacchi e schivate diventa concreto.

Non è un difetto sufficiente a compromettere l’intera esperienza, ma è una delle ragioni per cui non possiamo parlare di un sistema di combattimento perfetto. La base è interessante, le animazioni e le possibilità offensive hanno carattere, ma la varietà degli scontri non sempre riesce a tenere il passo con l’ambizione del progetto.

Esplorazione e level design: qui Remedy gioca in un’altra categoria

Se il combattimento presenta alcune incertezze, il level design è invece uno degli elementi che ci hanno maggiormente colpito. Remedy dimostra ancora una volta di possedere una sensibilità fuori dal comune nella costruzione degli spazi e nella capacità di trasformare l’esplorazione in una parte fondamentale dell’esperienza.

La Manhattan di Control Resonant non segue sempre le regole di una città tradizionale. Gli ambienti vengono deformati, le prospettive cambiano e la gravità può diventare un elemento da sfruttare per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Il movimento di Dylan permette di affrontare salti, percorsi verticali e passaggi che contribuiscono a rendere l’esplorazione molto più dinamica.

Muoversi nel mondo di gioco è spesso una ricompensa in sé. Non ci limitiamo a seguire una strada prestabilita per raggiungere il prossimo obiettivo: osserviamo l’ambiente, cerchiamo passaggi alternativi e proviamo a capire come raggiungere punti che sembrano inizialmente irraggiungibili.

È una filosofia di design che funziona particolarmente bene perché si integra con l’identità paranormale dell’universo di Control. Le anomalie non sono soltanto elementi decorativi, ma diventano parte integrante del modo in cui ci muoviamo e interpretiamo gli ambienti.

Anche la distribuzione delle attività e dei segreti contribuisce a mantenere viva la curiosità. Esplorare un edificio o una zona apparentemente secondaria può condurci a documenti, risorse, situazioni insolite e piccoli racconti ambientali che arricchiscono la comprensione del mondo.

Non tutto quello che troviamo ha necessariamente lo stesso livello di interesse e alcune attività secondarie risultano meno ispirate di altre. Tuttavia, la qualità degli spazi principali e la continua inventiva delle soluzioni ambientali rendono l’esplorazione una delle ragioni più convincenti per proseguire nell’avventura.

Una Manhattan da esplorare, non un open world qualsiasi

Definire Control Resonant semplicemente un gioco open world rischia di essere riduttivo. La maggiore libertà di movimento e la struttura più aperta sono importanti, ma la differenza non sta soltanto nelle dimensioni della mappa.

La vera qualità dell’ambientazione è il modo in cui Remedy costruisce gli spazi per guidare la nostra curiosità. Le aree esplorabili non sono soltanto contenitori di missioni, nemici e ricompense: sono luoghi con una precisa identità visiva, capaci di trasmettere inquietudine e di suggerire continuamente che qualcosa, nella realtà che conosciamo, non funzioni come dovrebbe.

La città si trasforma in una specie di gigantesco puzzle, nel quale orientamento, movimento e osservazione diventano strumenti essenziali. Le anomalie architettoniche non sono soltanto spettacolari da vedere, ma contribuiscono a rendere memorabili determinati percorsi e situazioni.

È questa la differenza tra un mondo grande e un mondo interessante. Control Resonant non deve necessariamente riempire ogni angolo di attività per convincerci a esplorare: spesso basta la promessa di scoprire qualcosa di strano, inatteso o narrativamente significativo.

Naturalmente, la struttura più aperta porta con sé anche qualche limite. Alcune attività secondarie possono apparire meno curate rispetto alle missioni principali e la ricerca di risorse non sempre restituisce una ricompensa proporzionata al tempo investito.

Inoltre, la maggiore libertà può rendere meno immediata la comprensione di ciò che conviene fare per progredire. È una caratteristica che premia chi ama esplorare con calma, ma può risultare meno convincente per chi vorrebbe concentrarsi esclusivamente sulla storia principale.

Progressione e difficoltà: il piacere di crescere non è sempre costante

La progressione di Dylan aggiunge un’importante componente ruolistica all’esperienza. Attraverso abilità, potenziamenti e risorse possiamo ampliare le nostre possibilità e rendere il protagonista più efficace negli scontri.

Il sistema permette di intervenire sul proprio stile di gioco e di sperimentare combinazioni diverse, offrendo un motivo in più per esplorare e affrontare le attività opzionali. La crescita del personaggio è quindi strettamente collegata alla struttura più aperta del gioco.

Il problema emerge quando la progressione non restituisce una sensazione di potenza proporzionata agli investimenti effettuati. La presenza di avversari molto resistenti e di situazioni nelle quali i combattimenti tendono a durare più del necessario può ridurre la soddisfazione derivante dai potenziamenti.

In alcuni momenti, la difficoltà sembra puntare più sulla resistenza degli avversari che sulla necessità di elaborare strategie realmente nuove. È una scelta che può rendere certi scontri impegnativi, ma non sempre li rende anche più divertenti.

Per fortuna, la possibilità di intervenire su diverse impostazioni della difficoltà permette di adattare l’esperienza alle proprie preferenze. È un aspetto importante, perché consente di concentrarsi maggiormente sulla storia e sull’esplorazione senza essere necessariamente costretti a insistere su combattimenti che rischiano di diventare frustranti.

Avremmo preferito un bilanciamento più uniforme, con una progressione capace di valorizzare maggiormente le abilità sbloccate e una varietà di situazioni di combattimento più marcata. Si tratta di uno dei principali margini di miglioramento di una produzione che, sotto molti altri aspetti, dimostra una qualità notevole.

La narrazione e il DNA di Remedy: un universo che continua a sorprenderci

Parlare di Control Resonant senza soffermarsi sulla scrittura significherebbe ignorare una parte fondamentale dell’identità dello studio. Remedy Entertainment ha costruito negli anni una reputazione legata alla capacità di raccontare storie che mescolano mistero, psicologia, soprannaturale e sperimentazione narrativa.

In questo nuovo capitolo ritroviamo molti degli elementi che rendono riconoscibile il lavoro del team: documenti che ampliano il contesto degli eventi, personaggi enigmatici, fenomeni apparentemente inspiegabili e situazioni che sembrano uscite da un sogno particolarmente inquietante.

La storia non si limita a fornire una giustificazione per i combattimenti. È il filo conduttore che lega l’esplorazione, i personaggi e le anomalie che incontriamo, contribuendo a dare un significato più ampio al viaggio di Dylan.

Il racconto alterna momenti di grande impatto a passaggi che richiedono attenzione e disponibilità a interpretare ciò che viene mostrato. Non tutto è immediato e non tutte le risposte arrivano nel momento in cui vorremmo, ma proprio questa capacità di lasciare spazio all’interpretazione contribuisce al fascino dell’esperienza.

Chi conosce il primo Control troverà numerosi elementi familiari e avrà ulteriori motivi per approfondire il contesto narrativo. Allo stesso tempo, il nuovo protagonista e l’ambientazione più ampia offrono un punto d’ingresso differente nell’universo della serie.

Non siamo davanti a una storia che cerca necessariamente di stupire attraverso continui colpi di scena. Il suo valore risiede anche nella costruzione progressiva del mondo, nella caratterizzazione dei personaggi e nella capacità di creare situazioni che continuano a farci riflettere anche dopo averle superate.

Direzione artistica e comparto tecnico: un’identità visiva inconfondibile

La componente visiva è un altro dei grandi punti di forza di Control Resonant. La direzione artistica combina architetture brutaliste, ambienti urbani deformati e fenomeni soprannaturali in una maniera che rende il gioco immediatamente riconoscibile.

La Manhattan di Remedy non è una semplice riproduzione di una città reale. È una reinterpretazione distorta dello spazio urbano, nella quale edifici, strade e strutture possono perdere la loro funzione abituale e trasformarsi in elementi di un paesaggio quasi impossibile.

Il risultato è un mondo che riesce a essere spettacolare senza perdere la propria identità. Molte produzioni puntano sull’estensione degli ambienti o sulla quantità di dettagli, ma Control Resonant dimostra quanto una visione artistica forte possa contribuire a rendere memorabile un’esperienza.

Anche il comparto audiovisivo lavora a favore dell’atmosfera. Effetti, animazioni, illuminazione e suono contribuiscono a dare consistenza alle anomalie e a rendere più credibili situazioni che, per loro stessa natura, sfidano le regole della realtà.

Non significa che ogni singolo elemento tecnico sia sempre impeccabile. In alcune situazioni la resa visiva può apparire meno pulita di quanto ci aspetteremmo da una produzione di questo livello, e l’impatto estetico non elimina automaticamente ogni limite nella leggibilità degli scontri più concitati.

Si tratta però di aspetti che non cancellano il valore complessivo della direzione artistica. Control Resonant possiede una personalità visiva fortissima, capace di distinguersi in un mercato nel quale molti giochi tendono a somigliarsi.

Audio e atmosfera: il mondo di gioco si ascolta oltre che guardarsi

L’atmosfera di Control Resonant non dipende soltanto da ciò che vediamo. Il comparto sonoro contribuisce a costruire un senso costante di inquietudine, accompagnando l’esplorazione e sottolineando i momenti nei quali la realtà sembra perdere definitivamente ogni punto di riferimento.

Musiche, effetti ambientali e sonorità contribuiscono a differenziare gli spazi e a rafforzare la sensazione di trovarsi in un mondo nel quale il pericolo può manifestarsi in forme imprevedibili. L’audio non è soltanto un accompagnamento dell’azione, ma partecipa alla costruzione dell’identità dell’universo narrativo.

È un lavoro particolarmente importante in un gioco che alterna combattimenti, esplorazione e momenti narrativi. La possibilità di passare da una situazione relativamente tranquilla a uno scontro soprannaturale contribuisce a mantenere viva l’attenzione e a valorizzare la varietà dell’esperienza.

Anche in questo caso, la sensazione complessiva è quella di una produzione nella quale le diverse componenti artistiche lavorano per raggiungere un obiettivo comune: creare un mondo riconoscibile, inquietante e capace di restare impresso nella memoria.

Le criticità: cosa avremmo voluto vedere migliorato

Un voto elevato non deve impedirci di evidenziare gli aspetti meno convincenti. Anzi, proprio perché Control Resonant ha ambizioni così importanti, è giusto sottolineare dove avrebbe potuto fare ancora meglio.

La prima criticità riguarda il combattimento. La scelta di puntare maggiormente sull’azione corpo a corpo è interessante, ma alcuni scontri finiscono per assomigliarsi troppo e la resistenza di determinati nemici può rendere l’esperienza meno fluida.

La seconda riguarda la progressione. Il sistema di potenziamenti offre possibilità interessanti, ma non sempre la crescita del protagonista si traduce in una sensazione di miglioramento altrettanto soddisfacente. Quando gli avversari sembrano assorbire troppi colpi, parte del piacere derivante dallo sblocco di nuove capacità rischia di diminuire.

Ci sono poi attività secondarie che non raggiungono la qualità delle missioni principali. La struttura più aperta è una scelta che condividiamo, ma non tutte le attività riescono a sfruttare le potenzialità dell’ambientazione con la stessa inventiva.

Infine, il passaggio a una formula più orientata all’azione e all’esplorazione libera potrebbe non convincere tutti i fan del primo Control. Chi amava soprattutto l’atmosfera claustrofobica della Oldest House e il sistema di combattimento basato sulle armi da fuoco dovrà accettare un cambiamento significativo.

Perché Control Resonant non è perfetto?

  • Alcuni combattimenti diventano ripetitivi nel corso dell’avventura.
  • Certi nemici hanno una resistenza eccessiva, allungando gli scontri.
  • La progressione non sempre restituisce una sensazione di crescita proporzionata.
  • Alcune attività secondarie sono meno ispirate delle missioni principali.
  • Il cambio di formula potrebbe non convincere chi preferiva lo stile del primo Control.

Si tratta di difetti reali, che meritano di essere considerati prima dell’acquisto. Ma è altrettanto importante inserirli nel contesto complessivo: non siamo davanti a un gioco privo di idee o a un’avventura che si limita a riproporre formule già viste. Al contrario, i suoi problemi emergono proprio all’interno di un progetto che prova a fare molto e che, nella maggior parte dei casi, riesce a distinguersi.

Control Resonant Recensione: un'avventura straordinaria

Control Resonant vale la pena? Il nostro giudizio

Arrivati alla conclusione della nostra analisi, la sensazione è quella di trovarci davanti a una produzione che conferma il valore di Remedy Entertainment come uno degli studi più riconoscibili e coraggiosi del panorama videoludico.

Control Resonant non si accontenta di riproporre il successo del primo capitolo. Cambia protagonista, amplia l’ambientazione, modifica profondamente il sistema di combattimento e costruisce un’avventura che cerca costantemente nuove soluzioni per sorprendere il giocatore.

Alcune di queste scelte funzionano meglio di altre. Il combattimento può risultare ripetitivo, la progressione non è sempre equilibrata e alcune attività secondarie avrebbero meritato maggiore cura. Sono aspetti che impediscono di considerare il gioco un’esperienza perfetta sotto ogni punto di vista.

Ma quando Control Resonant riesce a esprimere tutto il proprio potenziale, è difficile non rimanere conquistati. La qualità del level design, la personalità della direzione artistica, il fascino della narrazione e la capacità di costruire ambienti che sembrano sfidare continuamente le leggi della realtà rappresentano risultati di altissimo livello.

È un gioco che ci ricorda quanto sia importante, per un grande studio, avere una visione e il coraggio di seguirla. Remedy avrebbe potuto realizzare un seguito più prudente, limitandosi a migliorare la formula del primo Control. Ha invece scelto di rischiare, accettando anche qualche imperfezione pur di costruire qualcosa di diverso.

Ed è proprio questa ambizione a convincerci. Control Resonant è un’avventura che consigliamo con entusiasmo, soprattutto a chi cerca un’esperienza d’azione capace di sorprendere attraverso il mondo che costruisce e le storie che racconta.

Control Resonant Recensione – IN CONCLUSIONE

Control Resonant è una delle avventure più affascinanti e ambiziose di Remedy Entertainment, un gioco che osa cambiare direzione e che trova nella propria identità artistica il suo punto di forza più grande.

La nuova Manhattan paranormale è uno scenario straordinario da esplorare, il level design dimostra una creatività fuori dal comune e la narrazione continua a valorizzare quella miscela di mistero, inquietudine e immaginazione che ha reso riconoscibile l’universo di Control.

Anche il passaggio a un sistema di combattimento maggiormente orientato al corpo a corpo rappresenta una scelta coraggiosa. Dylan dispone di abilità e strumenti che ampliano progressivamente le possibilità offensive, ma non tutti gli scontri riescono a mantenere lo stesso livello di interesse. Alcuni nemici sono troppo resistenti e certe battaglie finiscono per diventare ripetitive.

Avremmo voluto una progressione più gratificante e una maggiore varietà in alcune attività secondarie. Sono limiti che meritano di essere segnalati, soprattutto perché il resto della produzione dimostra quanto Remedy sia capace di realizzare qualcosa di speciale quando riesce a esprimere pienamente la propria visione.

La straordinaria immaginazione del mondo di gioco, la qualità del level design e la personalità della narrazione valgono da sole il viaggio nella Manhattan di Control Resonant.

Non è un’esperienza perfetta, ma è un’avventura che riesce a lasciare il segno. La capacità di sorprendere, il coraggio delle scelte creative e la forza dell’universo narrativo superano le criticità di un combat system che avrebbe potuto essere più rifinito.

Il nostro voto è 9/10: Control Resonant è un’avventura straordinaria, consigliata a chi cerca un videogioco capace di unire azione, mistero e una visione artistica davvero fuori dal comune.

Control Resonant Recensione – VOTO: 9

Un’avventura ambiziosa, visionaria e ricca di personalità. Remedy Entertainment costruisce una Manhattan paranormale memorabile, valorizzata da un level design eccezionale, da una direzione artistica riconoscibile e da una narrazione capace di alimentare continuamente la curiosità.

Il combat system non è sempre all’altezza del resto della produzione: alcuni scontri sono ripetitivi, determinati nemici risultano troppo resistenti e la progressione avrebbe potuto essere più gratificante. Difetti importanti, ma non sufficienti a ridimensionare un’avventura che consigliamo con grande entusiasmo.

9/10

Control Resonant – PRO e CONTRO

PRO

  • Un level design straordinariamente creativo e ricco di sorprese.
  • Una Manhattan paranormale affascinante e memorabile.
  • Direzione artistica con una personalità fortissima.
  • Narrazione intrigante e universo narrativo ricco di misteri.
  • Una nuova interpretazione coraggiosa del mondo di Control.
  • Esplorazione dinamica e movimento che sfrutta la verticalità degli ambienti.
  • Combat system con abilità e possibilità interessanti da sviluppare.
  • Un’esperienza complessiva ambiziosa, originale e consigliata agli appassionati del genere.

CONTRO

  • Alcuni combattimenti diventano ripetitivi.
  • Certi nemici sono eccessivamente resistenti.
  • La progressione non sempre restituisce una sensazione di crescita soddisfacente.
  • Alcune attività secondarie sono meno ispirate.
  • Il cambio di formula potrebbe non convincere tutti i fan del primo capitolo.
  • Il bilanciamento degli scontri avrebbe meritato maggiore rifinitura.

Il codice per realizzare questa recensione ci è stato fornito da Remedy Entertainment.

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