La recensione di Death Stranding 2 per PlayStation 5 arriva su ItaliaTopGames dopo che molte testate italiane e internazionali hanno già espresso le proprie opinioni sulla nuova opera firmata da Hideo Kojima. E, lo ammettiamo con franchezza, facciamo davvero fatica a comprendere molte delle critiche mosse a questo secondo capitolo. Certo, l’effetto sorpresa non è più quello del primo, indimenticabile episodio. Ma questo vale per qualsiasi sequel, e non è un vero difetto.

Kojima continua a dividere, come sempre. È nella sua natura di autore radicale, di visionario del videogioco che osa dove altri si limitano a seguire le mode. Eppure, rispetto al primo capitolo, Death Stranding 2 riesce a migliorare praticamente ogni aspetto del suo predecessore, pur rimanendone fedele in spirito e struttura.

Un’esperienza autoriale, rara e preziosa

Prima di tutto, è importante ribadire un concetto spesso dimenticato nel mare magnum delle produzioni AAA: Death Stranding 2 è un videogioco autoriale. Nel senso più puro e cinematografico del termine. Kojima non cerca di piacere a tutti: costruisce esperienze che raccontano il suo mondo, le sue ossessioni, le sue visioni. In questo senso, DS2 è un sequel che ha il coraggio di non stravolgere, ma di rifinire e potenziare quanto di buono aveva già proposto il primo capitolo.

Il gameplay viene potenziato in modo esponenziale, anche grazie alla potenza di calcolo di PlayStation 5. Se già la camminata nel primo gioco era qualcosa di unico, in DS2 diventa ancora più raffinata, più strategica, più dinamica. Ogni passo, ogni percorso, ogni consegna non è mai scontata, ma frutto di una progettazione e di una pianificazione che coinvolge direttamente il giocatore.

Un open world vivo, pulsante e funzionale

Uno degli aspetti più sorprendenti di Death Stranding 2 è il modo in cui l’open world diventa parte integrante e non accessoria dell’esperienza di gioco. Non si tratta semplicemente di scenari spettacolari da esplorare, ma di un mondo vivo che cambia in base alle scelte, alle connessioni, agli eventi che si verificano durante la storia. Un mondo che ha memoria, che evolve e si adatta.

Dal punto di vista tecnico, siamo di fronte a un vero miracolo. Onestamente, facciamo fatica a credere che ciò che vediamo sullo schermo giri su una PlayStation 5 standard. L’engine proprietario perfezionato del Decima Engine (sviluppato da Guerrilla e potenziato da Kojima Productions) offre un colpo d’occhio strepitoso: dettagli ambientali, animazioni facciali, giochi di luce, effetti atmosferici… tutto concorre a creare un impatto visivo semplicemente sbalorditivo.

Death Stranding 2
Audio da cinema: colonna sonora e doppiaggio da standing ovation

La componente sonora merita una menzione a parte. Già nel primo Death Stranding, la colonna sonora aveva avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera. In questo seguito, l’accompagnamento musicale raggiunge nuove vette, alternando brani emozionanti, struggenti, epici, con un gusto per la scelta musicale davvero raro nel medium videoludico.

A questo si aggiunge un doppiaggio italiano di qualità stellare. Non è un’esagerazione: il lavoro svolto dal team di localizzazione è fuori scala rispetto a qualsiasi altra produzione recente. Le voci sono perfettamente calzanti, espressive, credibili. Un valore aggiunto enorme per un gioco che basa tanto sulla narrazione e sull’introspezione.

Un cast stellare e un livello di recitazione virtuale da Oscar

Come già accaduto nel primo capitolo, anche in DS2 Kojima chiama a raccolta un cast da film hollywoodiano. Norman Reedus torna nei panni di Sam Porter Bridges, accompagnato da Léa Seydoux, Elle Fanning, il “nostro” Luca Marinelli e altri nomi di altissimo livello. Le performance sono eccezionali, con una qualità nella recitazione virtuale che rasenta l’eccellenza cinematografica.

Ogni espressione, ogni sguardo, ogni movimento è stato catturato con una cura maniacale. Le cutscene, spesso lunghe e dense, sono sempre coinvolgenti. Anche nei momenti più surreali o criptici, c’è una coerenza stilistica e tematica che non viene mai meno.

Boss fight coreografiche e cariche di significato

Un altro elemento che sorprende positivamente in Death Stranding 2 è la cura riservata alle boss fight. Se nel primo episodio erano più rare e meno strutturate, qui acquisiscono un peso specifico maggiore, sia dal punto di vista del gameplay che della coreografia. Ogni scontro importante è un mix di tensione narrativa, sfida tecnica ed emozione visiva. Kojima riesce a dare ad ogni battaglia un senso, un contesto, un messaggio.

Death Stranding 2

Le critiche a Death Stranding 2? Non ci convincono!

Come accennato all’inizio, alcune critiche mosse al gioco ci sembrano sinceramente poco fondate. C’è chi ha lamentato la diminuzione delle lunghe camminate: un aspetto che, a nostro avviso, è stato invece ben calibrato, mantenendo il senso dell’esplorazione ma migliorandone i ritmi. C’è chi ha storto il naso davanti a riferimenti eccessivi a Kojima stesso o a plot surreali e borderline. Ma davvero qualcuno si sorprende ancora?

Parliamo dello stesso autore che ha scritto e diretto Metal Gear Solid 3: Snake Eater, con una conclusione tanto toccante quanto interminabile, e che ha sempre inserito stranezze, rotture della quarta parete e scelte autoriali coraggiose nelle sue opere. Se cercate la normalità, Death Stranding 2 non fa per voi. Ma se volete un’opera che osa, che sfida le convenzioni, che mette a disagio e che fa riflettere, allora siete nel posto giusto.

Un gioco che emoziona, fa pensare e lascia il segno

Come il suo predecessore, anche Death Stranding 2 è un videogioco che non punta a divertire tutti, ma a toccare l’anima di chi è disposto ad ascoltarlo. Kojima affronta temi esistenziali e politici con una profondità rara nel medium: isolamento, connessione, morte, rinascita, memoria collettiva, disinformazione, autorità, spiritualità.

Ci sono sequenze che mettono i brividi. Altre che fanno riflettere a lungo. Altre ancora che disorientano. È un’esperienza immersiva, cerebrale, umana. Ed è proprio questa la grandezza di Death Stranding 2: non è perfetto, ma è profondamente autentico.

Death Stranding 2 Recensione Playstation 5 – IN CONCLUSIONE

Pur non rivoluzionando quanto già visto nel primo capitolo, Death Stranding 2 è un gioco potenziato, rifinito, tecnicamente maestoso e narrativamente coinvolgente. Migliora il gameplay, arricchisce l’open world, offre una qualità audiovisiva ai limiti del fotorealismo e una recitazione digitale senza paragoni. Non è un gioco per tutti. Esattamente come Death Stranding nel 2019. Ma chi saprà accoglierne il linguaggio, i messaggi e la filosofia, vivrà un’esperienza che difficilmente dimenticherà. Senza se e senza ma, Death Stranding 2 è, secondo la nostra opinione, un capolavoro moderno. E per questo gli assegniamo un meritato 9 su 10.

Death Stranding 2 Recensione Playstation 5 – VOTO: 9