Tra i titoli che abbiamo atteso di più in questa prima metà del 2020, c’è sicuramente Maneater, disponibile su Playstation 4 (la versione da noi testata), Xbox One e PC. La produzione di Tripwire Interactive ci ha incuriositi sin dal primo istante del suo annuncio, in particolare per ribaltare l’impostazione che dallo Squalo di Steven Spielberg in poi avevamo visto nel corso dei decenni e proponendoci di prendere dunque le parti proprio del predatore dei mari.

Maneater è stato definito dagli stessi autori un titolo single player, open-world action-RPG (ShARkPG) dove, al di là di un breve incipit, saremo un piccolo cucciolo di squalo toro che dovrà sopravvivere alle tante minacce esterne, prima su tutti quella umana. Per fare questo, esploreremo un vasto e variegato open world incontrando diversi nemici, sia umani che animali.

Troveremo le risorse per crescere ed evolvere ben oltre ciò che la natura ci permetterebbe (guardate il filmato di seguito per un assaggio di quello che potrete fare…) e creare lo squalo più adatto al nostro stile di gioco. Questo è un bene, perchè, divenuto una letale macchina da guerra, finalmente potremo anche vendicarci del crudele pescatore che ha cercato di smembrarci…

Maneater ha dunque dalla sua un’eccellente idea di fondo, una buona struttura open world (se pur le missioni soffrano un po di una eccessiva reiterazione), tanti spunti satirici e di denuncia sulle nefandezze umane nei confronti degli altri esseri viventi del nostro pianete e dell’ambiente senza neppure dimenticare una realizzazione tecnica che non fa certo gridare al miracolo ma che comunque si difende discretamente e soprattutto non ha problemi strutturali come ad esempio cali del frame rate.

Il vero unico grande problema di Maneater è un sistema di controllo davvero poco felice con cui anche dopo alcune ore di gioco ci siamo ritrovati a gestire con difficoltà. Davvero molto legnoso, poco user friendly ed incapace di regalarci “soddisfazione ludica” in senso stretto ed è un vero peccato perché l’elaborazione teorica del gameplay è stata azzeccatissima sia dal punto di vista delle azioni possibili, sia per la tipologia degli scontri contro pescatori ed altre creature animali.

Un limite non certo secondario, tutt’altro, che però non inficia fino in fondo l’esperienza di gioco. Certo è che la sensazione di grande occasione sprecata è palese tanto da augurarci che un secondo capitolo della serie arrivi presto, ovviamente con una tipologia di controllo piuttosto differente rispetto a quello provato in Maneater.

IN CONCLUSIONE
Trovare un videogame originale al giorno d’oggi non è impresa facile. Se a questo uniamo uno spiccato black humour con venature di denuncia ambientalista ed un gameplay piacevolissimo, duole davvero constatare che Maneater ha un sistema di controllo mediocre, incapace di regalarci quella soddisfazione nel gameplay per renderlo un titolo eccellente. Davvero un peccato visto che per il resto la produzione sui generis di Tripware Interactive avrebbe meritato un giudizio ben più positivo. Fateci comunque un pensierino visto il prezzo “mid-price” e tutte le sue indubbie spiccate qualità.

VOTO: 7.5