La musica è cambiata con Need for Speed Payback, non soltanto per la soundtrack che finalmente, parere personale, abbandona l’elettronica per riavvicinarsi al rock e al rap ma anche per la riscoperta delle radici di quella che a detta di tutti o quasi è stata la migliore sottoserie di NFS: Underground.

Per tantissime ragioni mi sento di indicare Payback (qui tutte le recensioni italiane) come il terzo capitolo di Underground anche se con qualche sfumatura ripresa dalla mai troppo celebrata serie di Burnout ed infatti alcuni elementi di Ghost Games vengono proprio da Criterion.

Se non fosse sufficientemente chiaro, ribadiamolo subito: NFS Payback è un racing arcade al 100%. Se avete interesse a prodotti simulativi o comunque verosimili, non è questo il titolo che fa al caso vostro. Detto questo NFS Payback disponibile su Playstation 4, Xbox One e PC (quest’ultima è la versione su cui si basa questa recensione) si presenta come un titolo open world a quattro ruote.

Sullo sfondo c’è una trama piuttosto scontata (quasi banale..) ma che giustifica così momenti di una spettacolarità assoluta visti all’interno di un videogame. Il contesto del gioco è Fortune Valley, città inventata ma che ha veramente tutte le caratteristiche di Las Vegas. Da qui si dipanano le avventure di tre amici che agiscono sul confine della legalità ed illegalità tra corse clandestine, incarichi misteriosi e situazioni simili a quelle viste in Fast & Furious o The Transporter.

Sul fronte del gameplay, oltre alle missioni più cinematiche che fanno sviluppare la trama, per il resto dovremo affrontare 5 tipi di modalità differenti che vanno dalla corsa semplice alle gare di accelerazioni, le derapate, i fuori strada e le missioni di fuga dove dovremo portare a termine vari obiettivi. Non potremo utilizzare tutte le macchine indistintamente per ogni modalità visto che per alcune di essere dovremo avere bolidi settati appositamente per una delle modalità. Importante poi migliorare il nostro mezzo sul fronte delle prestazioni visto che ci sarà un livello minimo consigliato per sperare di superare quella missione.

Ogni modalità convince al 100%, regalandoci un track design superlativo ed un tasso di sfida veramente elevato. Le missioni di fuga sono quelle più sorprendenti visto che possono variare all’interno dello svolgimento con mirabolanti evasioni stradali dalla polizia.

La polizia è uno degli elementi che in giro sulla rete viene più criticato. La ragione? La sua assenza dalle altre missioni e dalle nostre sessioni “free” nel mondo libero in cui sono tantissime le attività secondarie da fare. A noi invece la scelta ci sembra più che condivisibile per non rendere così troppo stressanti tutte quelle attività che ci consentono di fare soldi da utilizzare per il tuning prestazionale ed estetico (che ricorda tantissimo, ed è un bene, quello di Underground con tanto di truzzosissimi neon e similia),  e l’acquisto di nuove auto.

Altra critica marcata nei confronti di Need For Speed Payback riguarda le microtransazioni per migliorare le performance delle auto o per l’acquisto delle stesse. Ora chi vi scrive non ha una opinione positiva delle microtransazioni in generale ma Need For Speed Payback ci è sembrato lontano da alcuni eccessi di pay-to-win e abbiamo potutto affrontare e completare la storyline principale senza doverne effettuare alcuna ma sfruttando i soldi guadagnati nelle missioni principali e secondarie oltre che i vari regali dati in automatico dal gioco e dai giri di slot (non mancano neppure le scommesse per gli obiettivi secondari) che potremo fare nelle officine con dei gettoni (usati soltanto quelli regalati) con cui avremo varie carte di aumento prestazioni.

L’unica critica che invece ci sentiamo di condividere è su alcune lacune tecniche. Il titolo, pur ottimizzato con i parametri consigliati dal software, soffre di fastidiose situazioni di pop-up che sicuramente avremmo piacevolmente evitato. La realizzazione degli ambienti poi è dicotomica. Se quelli urbani sono decisamente spogli rispetto a quello che ci aspettavamo, nelle corse ambientate nel deserto o più in generale fuori città, l’appeal è incredibilmente elevato visto che poi effetti luce e ambientali sono di primissimo ordine così come il frame rate a 60 e oltre fotogrammi non conosce alcun tipo di rallentamento.

Come anticipato inizialmente, la soundtrack è un perfetto mix di rock e rap di livello veramente eccellente mentre la localizzazione in italiano è discreta pur non brillando particolarmente ma comunque in sintonia con l’atmosfera “leggera” di cui è intrisa tutta l’esperienza di gioco.

Prima di chiudere anche un inciso per il multiplayer online con gare classificate e non sulla stessa mappa del gioco in single player che risulta essere la componente decisamente preponderante dell’esperienza di gioco.

IN CONCLUSIONE
Per chi come il sottoscritto ha amato alla follia i due capitoli di Need for Speed Underground, vi innamorerete senza alcun dubbio di Payback tanto che ci sentiamo di considerarlo il terzo capitolo della sottoserie, migliorandone ulteriormente il gameplay con elementi che ricordano da vicino un’altra serie indimenticabile come Burnout. A tutto questo aggiungete una trama non particolarmente originale ma che ci dà modo di vivere situazioni alla Fast & Furious per un tasso di spettacolarità veramente esaltante. Se amate i racing arcade NON potete assolutamente perdere Need for Speed Payback.

VOTO: 9.3

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