Sekiro: Shadows Die Twice – La Recensione

Postato Mar 30 2019 - 3:06pm da ITG

Disponibile da qualche giorno su Playstation 4 (la versione da noi testata), Xbox One e PC, Sekiro: Shadows Die Twice (qui tutte le recensioni italiane) è già diventato un titolo cult. Questa sorta non stupirà affatto chi conosce bene FromSoftware ed in particolare il team di Hidetaka Miyazaki che dopo aver mosso i primi passi su Playstation One con King’s Field, ha conosciuto un successo straordinario grazie alle serie Dark – Demon Souls e Bloodborne.

Da questi titoli Sekiro: Shadows Die Twice riprende l’elemento principale, una difficoltà mostruosa che soltanto un gameplay di eccezionale caratura non trasforma l’esperienza di gioco in frustrazione. Perché, sia chiaro sin da subito, non sarà affatto facile completare questo titolo e spesso, soprattutto in talune situazioni, davvero ci vorrà calma e sangue freddo per non tirare il pad contro lo schermo…

Rispetto ai titoli precedentemente citati però Sekiro: Shadows Die Twice cambia del tutto il contesto. Qui siamo nell’era giapponese del Sengoku (intorno alla fine del 1500 circa) ed avremo come alter ego uno shinobi solitario con un braccio solo che però ne ha innestato uno protesico potenziabile (setting realistico ma con qualche elemento di fiction dunque…). Inizialmente lo utilizzeremo principalmente come rampino ma poi potrà assumere varie altre funzioni, tutte importantissime nel proseguo dell’azione.

Una produzione sicuramente più action rispetto ai titoli citati in precedenza ma che ha dalla sua una estrema profondità ludica come gli altri. Diventare veri maestri della spada, delle parate, schivate e roll sarà davvero fondamentale per giungere all’agognato (lo sarà, ve lo assicuro…) finale dell’esperienza di gioco. Comunque la componente “ruolistica” si fa sentire in tutti i potenziamenti del già citato braccio protesico e le varie tecniche di combattimento acquisibili senza poi dimenticare che Sekiro: Shadows Die Twice presenta anche una buona dose di elementi stealth nel suo gameplay.

Vi starete probabilmente chiedendo cosa accade quando vi troverete ad affrontare il “game over” per uno scontro perso, soprattutto con i cattivissimi “boss” di fine livello. Ci troveremo dimezzati di punti esperienza e valuta del gioco per i potenziamenti. Situazione non affatto facile che soltanto in talune situazioni ci viene risparmiata da un intervento “divino”, buddista per l’esattezza, che ci farà “risorgere” senza penalità. La percentuali di questi interventi sarà legata a quante morti faremo in game ma state certi che in ogni caso il numero non è particolarmente elevato.

Una storia anche meno criptica rispetto ai precedenti titoli di Miyazaki San con bellissime cutscene che ci immergono nel clima del Giappone di 500 anni fa e nelle vicende del nostro battagliero samurai. Sekiro: Shadows Die Twice è molto bello da vedere anche in game. Se pur ci sia qualche problemino grafico tipico delle produzioni di FromSoftware (in particolare la gestione della telecamera), nulla si può dire sulla bellezza tecnica ed artistica di personaggi ed ambientazioni senza tralasciare l’eccellenza del level design sia a livello visivo che per le ricadute sul gameplay.

Eccellente anche il comparto sonoro sia sul fronte delle bellissime musiche che del doppiaggio in italiano completo. Pur con qualche saliscendi, potremo ascoltare i dialoghi nel nostro idioma ad un livello ben al di sopra della media.

IN CONCLUSIONE
Sekiro: Shadows Die Twice non è un’esperienza di gioco per tutti e non è neppure immune a qualche difetto, in primis la gestione della telecamera, ma la nuova produzione di FromSoftware ha una profondità ludica che ben poche altre produzioni possono contare. Pur discostandosi in parte da Dark – Demon Souls e Bloodborne, la nuova opera di Hidetaka Miyazaki sicuramente rimane fedele a quella attitudine che ne hanno decretato l’incredibile successo. Da non perdere insomma se avete amato i titoli appena citati.

VOTO: 9

 

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