In origine fu Shen Mue, titolo sviluppato da Sega per il caro vecchio Dreamcast nel 1999. Quel titolo fu amatissimo dal pubblico, nonostante la (o forse proprio grazie alla) sua natura particolare che lo rendeva più simile ad un passatempo che ad un videogioco vero e proprio.

Grazie al successo ottenuto, Sega sviluppò un seguito; la saga di Yakuza prese spunto proprio dal gameplay e dall’impostazione di Shen Mue per raccontare però una nuova storia con nuovi protagonisti. Il titolo ebbe così successo che ora siamo in attesa di giocare al sesto capitolo mentre è già disponibile il capitolo 0, vero e proprio prequel della saga che segna il debutto della serie su Playstation 4 e che andiamo subito a conoscere più da vicino.

9 Dicembre, 1988. Il Giappone è al top del suo benessere economico, ed i vizi ed i gusti dei suoi abitanti sono molto costosi. I quartieri a luci rosse di Kamurocho, Tokyo, Sotenbori e Osaka sono la base per il decollo delle carriere di giovani intraprendenti criminali, picchiando teppisti di strada o investendo in piani immobiliari.

Yakuza 0 (qui tutte le recensioni italiane) racconta l’origine delle storie di Kazuma Kiryu, il Dragone di Dojima, e Goro Majima, prima che diventi il Cane Rabbioso di Shimano, mentre combattono, truffano, scherzano e danzano nel loro percorso attraverso il decadente ventre del Giappone. La storia di Kiryu segue la sua continua ascesa nei ranghi di uno dei clan della yakuza, la famiglia criminale dei Dojima, fino a quando viene accusato per un fallito recupero di un credito. Kiryu deve utilizzare tutta la sua astuzia e la sua forza per recuperare il suo onore e salvare la reputazione di suo padre, Shintaro Kazama. Nel frattempo, Goro Majima sta gestendo un famoso cabaret a Osaka, ma quello che vuole più di ogni altra cosa é di ricongiungersi con il clan yakuza che lo ha cacciato.

Per chi non conoscesse bene la serie, possiamo dire che il gameplay di Yakuza 0è un mix tra combattimento, esplorazione freeroaming (alla GTA, per capirsi) e gioco di ruolo. La fase che riguarda il combattimento è la più corposa e sicuramente la più sviluppata ed è basata su di un sistema di combo molto ben collaudato. Poi, a parte le missioni che vi faranno progredire nella trama, ce ne sono molte altre che oseremmo definire tipo passatempo: biliardo, freccette, bowling, karaoke, bische e davvero molto altro. Per chi ha voglia di intrattenersi in queste attività, il gioco rischia di diventare davvero (quasi) infinito, portando il counting sulle decine (e decine, e decine) di ore di gioco.

Tra una missione e l’altra verrete “interrotti” (ma sono interruzioni piacevoli) da lunghissimi filmati, realizzati con la grafica del gioco migliorata soprattutto a livello di texture. Tali filmati sono talmente tanti e talmente tanto lunghi che spesso starete a guardarli per delle mezz’ore intere. Ma sono il cuore pulsante di Yakuza, perché è proprio attraverso di essi che la trama viene superbamente raccontata. Peccato che non è presente il doppiaggio italiano; ci si deve accontentare quindi dei sottotitoli in inglese.

A livello tecnico, nonostante la sua natura crossgenerazionale (in Giappone è uscito un anno e mezzo fa su Playstation 3), il gioco è ben sviluppato, con personaggi realizzati egregiamente e ambienti ben dettagliati e caratterizzati. Il character design la fa veramente da padrone, tutto è realizzato davvero con un occhio estetico che farà la gioia di chi è cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi. Il sonoro non è da meno, con musiche eccezionali che ben sottolineano le varie scene, soprattutto quelle maggiormente commoventi.

IN CONCLUSIONE
Yakuza 0 non è sicuramente un titolo per tutti, sia per la mancata localizzazione in italiano che per la sua natura spiccatamente nipponica. Detto questo, chi ama da anni la saga o comunque ha un debole per l’estremo oriente non dovrebbe assolutamente farselo sfuggire visto che rappresenta una incredibile immersione nell’estetica nipponica di fine anni ’80 tanto amato anche da una parte del pubblico occidentale.

VOTO: 8.5

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