Katanaut è il primo titolo della nuova Acclaim: con questo nome la memoria dei videogiocatori torna immediatamente ai fasti degli anni ’90 e primi 2000, quando la compagnia era sinonimo di titoli tripla A e produzioni di largo respiro. Dopo anni di silenzio e un fallimento che sembrava averla relegata tra i ricordi del passato, la storica etichetta è tornata in vita con un approccio completamente diverso: non più colosso editoriale di blockbuster, ma publisher attento al panorama indipendente, alla ricerca di piccole gemme capaci di sorprendere.

Katanaut, disponibile attualmente solo su PC Steam è il primo titolo pubblicato sotto questa nuova veste, ed è un manifesto di intenti: un action in pixel art dal forte sapore indie, realizzato da un solo sviluppatore, Voidmaw, che ha messo anima e corpo in un progetto tanto sanguinolento quanto affascinante.

Un eroe tra horror e fantascienza

L’estetica di Katanaut  si colloca a metà strada tra horror e fantascienza, con atmosfere cupe e claustrofobiche che ricordano i classici del cinema di genere anni ’80 e ’90, ma reinterpretati attraverso la lente della pixel art. Il protagonista, armato tanto di armi da fuoco quanto di strumenti taglienti, si muove in ambienti che oscillano tra il tecnologico e l’organico, popolati da creature aberranti e minacce costanti. L’elemento più immediato che cattura l’attenzione è la quantità di sangue su schermo: Katatanaut non teme l’eccesso, anzi lo abbraccia, trasformandolo in parte integrante della sua identità visiva. Ogni combattimento diventa un’esplosione di rossi e pixel frantumati, un’orgia visiva che ben si sposa con il tono spietato e brutale del gioco.

Pixel art evocativa e colonna sonora d’impatto

La scelta della pixel art non è dettata da limiti tecnici, ma da una chiara direzione artistica. Il tratto di Voidmaw è sporco, volutamente disturbante, e riesce a trasmettere la stessa inquietudine di un survival horror nonostante lo stile retro. I fondali procedurali, pur con i limiti di cui parleremo più avanti, riescono a mantenere una coerenza estetica che contribuisce a immergere il giocatore. La colonna sonora, fatta di sonorità elettroniche e distorte, accompagna perfettamente il ritmo serrato dell’azione, sottolineando sia i momenti di tensione sia le esplosioni di violenza improvvisa.

Nonostante la semplicità del comparto tecnico, Katanaut dimostra che con poche risorse ma una visione chiara si può creare un’esperienza audiovisiva capace di lasciare il segno.

Katanaut

Il cuore di Katanaut: combattimenti e progressione

Se c’è un aspetto in cui Katanaut brilla senza compromessi, è il combat system. Voidmaw ha saputo costruire un sistema dinamico e gratificante, che mescola con sapienza armi a distanza e strumenti corpo a corpo. Passare da una pistola a una lama affilata è fluido, intuitivo e soprattutto divertente. Il gioco spinge costantemente il giocatore a sperimentare, alternando approcci rapidi e brutali a momenti più ragionati in cui mantenere la distanza diventa essenziale per la sopravvivenza.

La progressione del personaggio è altrettanto riuscita: il giocatore viene premiato a ogni run, con un sistema di crescita che rende tangibile il miglioramento. Non si tratta solo di statistiche che aumentano, ma di reali possibilità di costruire un personaggio che rifletta il proprio stile di gioco. La soddisfazione che deriva dal tornare in campo, più forte e preparato, è il motore che spinge a rigiocare ancora e ancora.

Il fascino (e i limiti) della struttura roguelike

Katanaut si inserisce con decisione nel filone dei roguelike, con livelli generati proceduralmente a ogni partita. È qui, purtroppo, che emerge la prima vera crepa del titolo: la generazione procedurale, sebbene funzionale e coerente sul piano estetico, non riesce a garantire varietà e qualità nel level design. Capita spesso di percepire le mappe come troppo simili tra loro, con situazioni che si ripetono senza la tensione o la sorpresa che un buon roguelike dovrebbe saper offrire.

Questa scelta progettuale, probabilmente inevitabile per un titolo sviluppato da una sola persona, mostra i suoi limiti soprattutto dopo diverse ore di gioco. Dove il combat system e la progressione del personaggio mantengono alto l’interesse, la struttura dei livelli rischia invece di appiattire l’esperienza, facendo percepire la ripetitività più di quanto sarebbe auspicabile.

Un’opera figlia della passione

Nonostante i suoi difetti, è impossibile non riconoscere la passione dietro Katanaut . Voidmaw ha realizzato praticamente da solo un titolo che, pur con i limiti produttivi del caso, riesce a distinguersi nel mare di uscite indipendenti. La nuova Acclaim, dal canto suo, ha dimostrato coraggio nell’investire su un progetto così particolare, segnando un ritorno sul mercato che non poteva essere più simbolico. Non si tratta solo di pubblicare un gioco indie, ma di presentare una dichiarazione d’intenti: Acclaim è tornata, e questa volta vuole valorizzare la creatività individuale, i rischi, le idee fuori dal coro.

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Katanaut Recensione – IN CONCLUSIONE

Katanaut è un titolo che sorprende e conquista grazie a un combat system eccellente e a una progressione del personaggio ben congegnata. La sua estetica in pixel art, unita a un’atmosfera sospesa tra horror e fantascienza, lo rende riconoscibile e immediatamente affascinante, mentre la quantità di sangue su schermo ne sottolinea il carattere brutale. Tuttavia, la struttura roguelike e la generazione procedurale si rivelano meno convincenti, minando in parte la longevità e la varietà complessiva dell’esperienza. In definitiva, siamo di fronte a un titolo più che discreto, piacevolissimo nel suo cuore pulsante fatto di combattimenti e progressione, ma penalizzato da un design dei livelli che non regge a lungo termine. Un ipotetico sequel con un level design strutturato potrebbe far fare a Katatanaut il salto di qualità definitivo. Per ora, il nostro voto non può che essere un 7.5/10, un riconoscimento più che meritato per un’opera indipendente che segna il nuovo corso di Acclaim e il talento di Voidmaw.

Katanaut Recensione – VOTO: 7.5