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C’è un collegamento tra The Boys e Nabucco di Giuseppe Verdi che, a prima vista, potrebbe sembrare completamente folle. Da una parte abbiamo una delle serie più irriverenti e violente della televisione contemporanea, dall’altra un’opera lirica del 1842 ispirata a vicende bibliche. Eppure, osservando meglio uno dei temi centrali di entrambe le opere, la somiglianza diventa davvero curiosa.

Patriota e Nabucco hanno infatti qualcosa di molto importante in comune: entrambi arrivano a considerarsi qualcosa di più di un semplice essere umano.

E non stiamo parlando soltanto di personaggi potenti o di uomini convinti della propria superiorità. In entrambi i casi il confine tra potere e divinità viene letteralmente superato.

Nabucco arriva a proclamarsi Dio

Nel Nabucco di Verdi, il protagonista è il re di Babilonia. La sua parabola è segnata dall’orgoglio, dalla conquista e dalla convinzione di essere praticamente invincibile.

Il momento più importante arriva nel secondo atto. Nabucco irrompe sulla scena e, accecato dalla propria onnipotenza, non si limita più a comportarsi come un sovrano assoluto: si proclama Dio e pretende che tutti lo riconoscano come tale.

È il punto di rottura.

La punizione arriva immediatamente: un fulmine colpisce Nabucco, la corona cade dalla sua testa e il re perde la ragione. La sua arroganza viene quindi trasformata nella sua più grande debolezza.

La storia, naturalmente, proseguirà verso la redenzione del personaggio, ma il concetto è chiarissimo: l’uomo che si considera Dio deve prima o poi fare i conti con i propri limiti.

E poi c’è Patriota

Spostiamoci avanti di quasi due secoli e arriviamo a The Boys.

Patriota, o Homelander nella versione originale, non è semplicemente un supereroe estremamente potente. È un personaggio costruito intorno all’idea della superiorità assoluta.

Può volare, possiede una forza sovrumana, può uccidere praticamente chiunque e, soprattutto, è consapevole di essere molto più potente delle persone comuni.

Ma il punto più interessante non è la sua forza.

È il modo in cui Patriota vuole essere percepito.

Non gli basta avere potere. Vuole essere amato, venerato, celebrato. Vuole che il popolo riconosca la sua superiorità e che la società accetti la sua autorità.

Ed è proprio qui che il paragone con Nabucco diventa interessante.

Due uomini che trasformano il potere in una religione

Nabucco e Patriota appartengono a epoche e storie completamente diverse, ma rappresentano una dinamica molto simile.

Nabucco pensa: sono il re, quindi sono superiore agli altri.

Patriota pensa: sono il più potente, quindi dovrei essere superiore agli altri.

Il passaggio successivo è quasi inevitabile: il potere non è più sufficiente. Diventa necessario il riconoscimento.

Il sovrano vuole essere adorato.

Il supereroe vuole essere adorato.

E quando qualcuno mette in discussione questa immagine, entrambi reagiscono in maniera estremamente violenta.

Naturalmente The Boys porta questa idea all’estremo e la trasforma in satira. Patriota è contemporaneamente un supereroe, un prodotto commerciale, una celebrità e una figura quasi messianica.

La sua immagine pubblica è parte integrante del suo potere.

La differenza fondamentale: Verdi racconta una caduta, The Boys la trasforma in satira

Ed è qui che le due opere prendono strade diverse.

In Nabucco, la pretesa di essere Dio rappresenta soprattutto la hybris, l’arroganza dell’uomo che pretende di sostituirsi alla divinità.

La conseguenza è una punizione e, successivamente, un percorso di redenzione.

In The Boys, invece, l’idea viene completamente secolarizzata.

Patriota non viene colpito da un fulmine divino perché si è proclamato Dio. Il suo “dio” è costruito attraverso televisione, marketing, consenso popolare, propaganda e paura.

È una divinità moderna.

Non ha bisogno di un tempio.

Gli basta avere milioni di persone davanti a uno schermo.

Il dettaglio più affascinante è la corona

C’è poi un’immagine di Nabucco che rende il paragone ancora più interessante.

Quando il re viene colpito dal fulmine, la sua corona cade. Abigaille la raccoglie immediatamente e se ne impossessa.

La corona rappresenta quindi il potere che passa da una persona all’altra.

In The Boys non esiste una corona vera e propria, ma il concetto è sorprendentemente simile: il potere di Patriota non dipende soltanto dai suoi superpoteri. Dipende dalla posizione che occupa all’interno di un sistema che lo ha trasformato in un simbolo.

Il potere, insomma, è anche una questione di percezione.

Ed è forse proprio questo il punto in cui un’opera lirica dell’Ottocento e una serie televisiva contemporanea finiscono per parlare la stessa lingua.

Quindi The Boys ha copiato Nabucco?

No. Almeno, non ci sono elementi per parlare di una copia diretta.

L’idea dell’uomo che si proclama divinità è talmente antica e ricorrente nella narrativa da non poter essere attribuita a una singola opera.

Il paragone tra Nabucco e Patriota è però interessante perché mostra come lo stesso archetipo possa riapparire a quasi duecento anni di distanza: l’uomo che possiede un potere enorme, perde progressivamente il senso del proprio limite e finisce per considerarsi al di sopra delle regole comuni.

Verdi lo raccontava attraverso una tragedia biblica.

The Boys lo racconta attraverso un supereroe biondo, una multinazionale, la televisione e una quantità decisamente maggiore di sangue.

Ma sotto la superficie, la domanda è praticamente la stessa:

Cosa succede quando un uomo smette di considerarsi un uomo?

E forse, a ben vedere, è proprio questo uno dei motivi per cui Patriota è diventato uno dei villain più interessanti della televisione contemporanea.

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