Partiamo da un numero che, probabilmente, farà discutere: 9. Un voto che, a giudicare dalle prime reazioni e dalle tante discussioni che hanno accompagnato Marvel’s Wolverine, potrebbe sembrare quasi una provocazione. Non lo è. È semplicemente il risultato della nostra esperienza con il nuovo titolo esclusivo per Playstation 5 di Insomniac Games.
Sì, abbiamo visto la linearità dei livelli. Sì, alcune sequenze animate non ci sono sembrate sempre all’altezza del resto della produzione. Sì, l’esplorazione è ridotta all’osso e non siamo di fronte a un nuovo modello di open world.
Ma abbiamo anche l’impressione che, in alcuni casi, si sia cercato di trasformare dei limiti strutturali del gioco in difetti molto più gravi di quanto siano realmente.
La difficoltà? Si può scegliere
Una delle polemiche che ci ha lasciati più perplessi riguarda la difficoltà. Marvel’s Wolverine non è un gioco particolarmente punitivo? Vero.
Ma è anche vero che il livello di difficoltà può essere ampiamente personalizzato. E questo cambia parecchio la prospettiva.
Insomniac ha chiaramente scelto di costruire un’esperienza che abbia come priorità la continuità dell’immersione. Wolverine deve sentirsi potente, deve essere brutale, deve attraversare una sequenza di combattimenti senza trasformare ogni scontro in una gara a chi riesce a sopravvivere più a lungo.
È una scelta precisa.
Perché un’eccessiva frustrazione avrebbe inevitabilmente spezzato quel ritmo cinematografico che rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’esperienza.
Lo stesso discorso vale per una scelta che potrebbe sembrare quasi anacronistica nel panorama console: i salvataggi manuali utilizzabili praticamente in qualsiasi momento. Una soluzione che ricorda maggiormente la tradizione PC che quella delle console moderne, ma che in questo caso funziona perfettamente proprio perché permette al giocatore di gestire l’esperienza senza inutili interruzioni.
Non è open world. E allora?
Mettiamo subito le cose in chiaro: Marvel’s Wolverine non è un vero open world.
Non aspettatevi una nuova gigantesca mappa da attraversare per decine di ore, centinaia di attività secondarie o sub quest destinate a rimanere nella memoria.
Ma perché dovrebbe necessariamente essere un problema?
Wolverine è soprattutto un action combat. L’esplorazione è funzionale, spesso ridotta al minimo indispensabile, e il gioco non sembra avere alcuna intenzione di fingere di essere qualcosa che non è.
Il suo obiettivo è un altro: mettere il giocatore nei panni di Wolverine e fargli vivere il piacere di combattere come Wolverine.
E sotto questo aspetto, francamente, abbiamo trovato pochissimi titoli capaci di fare altrettanto bene.

Combattere con Wolverine è semplicemente godurioso
È qui che Marvel’s Wolverine riesce a conquistare.
I combattimenti hanno un impatto fisico, emotivo e quasi liberatorio che difficilmente si riesce a descrivere con una semplice lista di meccaniche.
Artigli, poteri, schivate, contrattacchi, finisher e combinazioni creano una sensazione di potenza che cresce progressivamente. Non si tratta soltanto di eliminare un gruppo di nemici: è il modo in cui lo si fa a diventare parte integrante del divertimento.
E c’è un altro elemento che ci ha sorpreso durante la nostra partita: la voglia di continuare.
Abbiamo avuto letteralmente difficoltà a fermarci prima della fine. Livello dopo livello, la componente adrenalinica aumenta e con lei cresce anche quella voglia di vendetta che accompagna Wolverine durante l’avventura.
È una delle qualità più importanti di un action: farti dire “ancora cinque minuti” quando sai perfettamente che quei cinque minuti diventeranno un’altra ora.
Una storia che sembra uscita da un albo Marvel
La narrazione non reinventa certamente il personaggio e non pretende di rivoluzionare l’universo degli X-Men.
Ma forse non era nemmeno necessario.
La storia sembra piuttosto essere uscita direttamente da un buon albo a fumetti dedicato ai mutanti, con Wolverine al centro di una vicenda che alterna brutalità, dramma, momenti più intimi e una discreta dose di spettacolarità.
Ed è proprio qui che il gioco riesce a sorprendere.
Alcuni passaggi narrativi riescono a colpire molto più di quanto ci aspettassimo, arrivando in determinati momenti a creare quella particolare connessione emotiva che può portare anche a qualche lacrima.
Non perché la sceneggiatura sia necessariamente rivoluzionaria, ma perché i personaggi e le situazioni sono costruiti in maniera sufficientemente efficace da farci interessare davvero a quello che sta accadendo.

La crossmedialità secondo Sony
Ed è forse questo il punto più interessante dell’intera operazione.
Marvel’s Wolverine rappresenta uno degli esempi migliori di quella crossmedialità che Sony ha saputo interpretare particolarmente bene negli ultimi anni.
Insomniac aveva già dimostrato con i suoi Spider-Man di sapere perfettamente come prendere un personaggio nato altrove e trasformarlo in un videogioco senza limitarsi a replicarne semplicemente l’immaginario.
Wolverine segue la stessa strada.
Non è semplicemente “un videogioco Marvel”. È un prodotto che sembra comprendere perfettamente cosa significhi essere Wolverine e che utilizza il linguaggio videoludico per trasformare quella fantasia in qualcosa di interattivo.
Persino alcune combinazioni e apparizioni che coinvolgono altri personaggi Marvel riescono a rappresentare una sorta di ciliegina sulla torta, soprattutto per chi conosce e ama questo universo.
Visivamente, momenti da apice assoluto su PlayStation 5
Dal punto di vista tecnico, il risultato è decisamente più altalenante.
Ci sono elementi semplicemente buoni, altri ottimi e altri ancora che raggiungono invece livelli di eccellenza assoluta.
Alcune sequenze, per qualità visiva, regia, illuminazione, effetti e gestione dell’azione, ci sono sembrate francamente vicine all’apice di quello che abbiamo visto su PlayStation 5.
Non tutto è allo stesso livello e proprio alcune animazioni meno riuscite impediscono di parlare di perfezione tecnica. Ma quando Insomniac decide di spingere davvero sull’acceleratore, il risultato è impressionante.
Anche il comparto audio fa egregiamente il proprio lavoro. La colonna sonora accompagna bene l’azione e il doppiaggio italiano è buono, anche se dobbiamo ammettere che in casa PlayStation abbiamo ascoltato produzioni ancora più convincenti sotto questo aspetto.

Marvel’s Wolverine non è perfetto. Ed è proprio questo il punto.
Marvel’s Wolverine NON è un titolo perfetto.
NON è un titolo particolarmente complesso.
NON è un gioco che vuole innovare il genere.
E soprattutto, NON è Elden Ring. Non vuole esserlo.
Non è nemmeno il gioco che deve anticipare la rivoluzione promessa da GTA 6.
È Wolverine.
Un action quasi puro, costruito attorno a un personaggio che probabilmente non avrebbe bisogno di trecento attività secondarie per essere interessante. Un gioco che riduce l’esplorazione per concentrarsi sul combattimento. Un’esperienza che preferisce mantenere alto il ritmo piuttosto che trasformare ogni angolo della mappa in un’attività.
E quello che vuole essere, lo fa dannatamente bene.

Il nostro 9 è proprio per questo
Forse il nostro voto farà storcere il naso a qualcuno.
Probabilmente non siamo davanti al gioco più innovativo dell’anno. Probabilmente non è nemmeno il titolo più complesso realizzato da Insomniac. E sì, qualche difetto c’è e non abbiamo nessuna intenzione di nasconderlo sotto il tappeto.
Ma una recensione dovrebbe anche chiedersi che cosa un gioco vuole fare e quanto bene riesce a farlo.
E noi, durante le nostre ore con Wolverine, ci siamo divertiti. Tanto.
Abbiamo provato quella sensazione di potenza che ci aspettavamo da un gioco dedicato al mutante artigliato. Abbiamo seguito una storia capace di coinvolgerci. Abbiamo ammirato alcune delle sequenze visivamente più spettacolari viste su PlayStation 5. E soprattutto abbiamo avuto continuamente voglia di andare avanti.
Per questo il nostro 9 non vuole essere una provocazione.
È semplicemente una voce fuori dal coro.
Marvel’s Wolverine è consigliato a chi ama il personaggio, a chi ama l’universo Marvel e soprattutto a chi cerca un action capace di regalare combattimenti spettacolari, brutali e dannatamente divertenti.
Se invece state cercando il nuovo Elden Ring, un gigantesco open world o il prossimo grande salto evolutivo del videogioco, probabilmente avete sbagliato indirizzo.
Wolverine non vuole essere tutto questo.
Wolverine vuole essere Wolverine.
E, per noi, ci riesce alla grande.
Marvel’s Wolverine, la recensione – VOTO: 9
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