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Dune: Awakening arriva finalmente su PlayStation 5 dopo aver conquistato il pubblico PC con un’ambiziosa interpretazione dell’universo creato da Frank Herbert. Ma chiamarla semplicemente una conversione sarebbe profondamente sbagliato: la versione console arriva infatti forte di oltre un anno di aggiornamenti, contenuti aggiuntivi, importanti modifiche al gameplay e, soprattutto, di una vera e propria modalità single player che permette di vivere l’intera esperienza anche senza dover condividere Arrakis con altri giocatori.

Ed è proprio questo il punto di partenza della nostra recensione PS5: Dune Awakening non è più esattamente il gioco che avevamo recensito al lancio su PC. Funcom ha continuato a lavorarci, correggendo, ampliando e modificando numerosi aspetti dell’esperienza. Il risultato è un survival open world ancora imperfetto in alcuni suoi elementi, ma decisamente più ricco, accessibile e completo.

E sì: il nostro voto resta 9.

Benvenuti su Arrakis

Il fascino di Dune: Awakening nasce innanzitutto dal suo mondo. Arrakis non è semplicemente lo sfondo sul quale si svolgono le nostre avventure: è una presenza costante, ostile e meravigliosamente affascinante.

Il sole, la sabbia, le tempeste, la scarsità d’acqua, le gigantesche distese desertiche e soprattutto i vermi delle sabbie trasformano ogni spostamento in qualcosa che richiede attenzione. Anche dopo decine di ore, attraversare il deserto continua a conservare quella sensazione di pericolo che Funcom ha cercato fin dall’inizio di trasmettere.

Ed è probabilmente qui che Dune: Awakening riesce meglio di quasi ogni altro survival: riesce a farci sentire davvero dentro l’universo di Dune.

Le architetture, le stazioni abbandonate, i villaggi, le basi, i relitti, i canyon e le enormi distese di sabbia costruiscono un Arrakis credibile e riconoscibile, fortemente influenzato anche dall’immaginario cinematografico di Denis Villeneuve. Non serve necessariamente conoscere ogni dettaglio della saga per lasciarsi conquistare dal pianeta.

Per chi invece conosce Dune, il lavoro di Funcom è ancora più soddisfacente: l’ambientazione è piena di riferimenti, luoghi, personaggi, fazioni e situazioni che sembrano appartenere naturalmente a questo universo.

Un survival che non ha paura di essere un survival

Il cuore di Dune: Awakening rimane quello che avevamo apprezzato maggiormente nella versione PC: la sopravvivenza.

L’acqua è una risorsa fondamentale, il caldo può diventare un nemico mortale e ogni spedizione richiede una minima preparazione. Raccogliere materiali, creare strumenti, costruire strutture, migliorare il proprio equipaggiamento e ampliare la propria base rappresentano ancora una parte enorme dell’esperienza.

Ma è proprio questa necessità di prepararsi a rendere gratificante l’esplorazione. Quando partiamo dalla nostra base con l’equipaggiamento giusto, attraversiamo una zona pericolosa, recuperiamo le risorse che ci servono e torniamo vivi, Dune: Awakening riesce a restituire quella soddisfazione tipica dei migliori survival.

La progressione è profonda e permette di specializzare il personaggio in maniera significativa. Nel corso dell’avventura si sbloccano nuove possibilità legate al combattimento, alla sopravvivenza, alla costruzione e all’esplorazione, mentre i sistemi di Augmentation e Specializzazioni aggiungono ulteriore profondità alla crescita del nostro alter ego.

La grande novità: finalmente possiamo giocare da soli

La principale novità della versione PS5 è naturalmente la modalità single player.

Non si tratta semplicemente di entrare in un server vuoto e giocare da soli. Funcom ha dovuto adattare una struttura nata con una forte componente multiplayer affinché potesse funzionare anche come esperienza individuale. E il risultato è decisamente più interessante di quanto si potrebbe pensare.

La storia può essere affrontata integralmente in solitaria e il primo grande arco narrativo, quello che Funcom identifica come Book One, è ora completo. La componente narrativa rappresenta anzi uno degli elementi che più ci hanno convinto: l’introduzione è spettacolare, i personaggi sono ben caratterizzati e l’idea di vivere una versione alternativa dell’universo di Dune, nella quale Paul Atreides non è mai nato, funziona molto meglio di quanto potrebbe sembrare sulla carta.

La modalità single player permette inoltre di intervenire su numerosi parametri dell’esperienza. Possiamo modificare la raccolta delle risorse, il guadagno di esperienza, le penalità legate alla morte e diversi altri aspetti del gameplay. È persino possibile intervenire sulla presenza dei vermi delle sabbie.

Questa possibilità rende Dune: Awakening molto più accessibile anche a chi normalmente guarda i survival con una certa diffidenza. Non viene eliminata la difficoltà: viene lasciato al giocatore un maggiore controllo sul modo in cui affrontarla.

Il PvP non è più una barriera

Anche il rapporto tra PvE e PvP è cambiato profondamente rispetto al Dune: Awakening che avevamo conosciuto al debutto su PC.

Il PvP è oggi opzionale e l’intera esperienza può essere affrontata in ottica PvE. Anche il Deep Desert, una delle aree più importanti per l’endgame, è stato riorganizzato distinguendo maggiormente le esperienze PvE e PvP.

La componente competitiva rimane quindi presente per chi la cerca, ma non rappresenta più un ostacolo obbligatorio per chi vuole semplicemente esplorare Arrakis, costruire la propria base, seguire la storia e sviluppare il proprio personaggio.

È una modifica importante perché amplia considerevolmente il pubblico potenziale del gioco. Allo stesso tempo, bisogna essere chiari: la componente sociale e multiplayer rimane probabilmente l’aspetto meno convincente dell’intero progetto.

Dune: Awakening continua a mostrare qualche difficoltà nel decidere quanto debba essere MMO, quanto survival e quanto RPG. Il Deep Desert conserva ancora parte di quella sensazione di enorme potenziale non completamente sfruttato, mentre il gioco sembra spesso trovare la sua dimensione migliore proprio quando ci lascia liberi di vivere Arrakis secondo i nostri ritmi.

Dune: Awakening

Costruire, raccogliere, esplorare: qui Dune dà il meglio

Se c’è una parte del gameplay che continua a funzionare alla grande è quella legata alla raccolta delle risorse, al crafting e alla costruzione.

Il sistema ricorda inevitabilmente quello già visto in Conan Exiles, altro titolo fondamentale nella storia recente di Funcom, ma Dune: Awakening riesce a costruire intorno a queste meccaniche una propria identità.

Costruire una base su Arrakis non significa semplicemente mettere quattro muri e una porta. Significa creare il proprio punto di riferimento, organizzare le risorse, preparare le spedizioni e costruire progressivamente qualcosa che ci permetta di spingerci sempre più lontano.

In single player, inoltre, la personalizzazione dell’esperienza permette di intervenire anche sulle regole legate alla costruzione, rendendo possibile un approccio molto più libero e creativo.

È una delle ragioni per cui Dune: Awakening può tranquillamente trasformarsi in un gioco nel quale trascorrere decine e decine di ore anche senza seguire costantemente la trama principale.

Il combattimento è ancora il punto debole

Non è però tutto perfetto.

Il combattimento è stato migliorato rispetto alla versione originale, soprattutto per quanto riguarda fluidità e combattimenti corpo a corpo, ma continua a non rappresentare il punto di forza dell’esperienza.

Gli scontri possono risultare ancora piuttosto rigidi e meccanici, mentre l’intelligenza artificiale dei nemici non sempre riesce a essere all’altezza delle ambizioni del progetto. Le situazioni più spettacolari arrivano spesso dall’ambiente, dai vermi delle sabbie o dalla necessità di sopravvivere piuttosto che dalla qualità pura dello shooting.

Gli scontri ravvicinati funzionano meglio e hanno ricevuto diverse attenzioni nel corso degli aggiornamenti, ma anche qui non siamo davanti a un sistema paragonabile a quello di un action game costruito esclusivamente attorno al combattimento.

Il punto è che Dune: Awakening non vive o muore in base al suo combat system. È un’esperienza che punta molto di più sull’esplorazione, sulla progressione, sulla costruzione e sulla sopravvivenza. E proprio in queste componenti continua a dare il meglio.

Su PS5 Dune Awakening gira bene e il DualSense fa la sua parte

La conversione su PlayStation 5 ci ha convinto.

Funcom ha previsto due modalità grafiche: Performance a 60 fps e Quality a 30 fps, entrambe con Dynamic 4K. La prima è quella che abbiamo preferito durante le nostre sessioni: sacrificare qualcosa in termini di qualità dell’immagine per ottenere una maggiore fluidità è, a nostro avviso, la scelta più adatta a un gioco nel quale esplorazione, combattimento e movimento occupano una parte così importante dell’esperienza.

La modalità Quality punta invece maggiormente sulla resa visiva e sulla definizione dell’immagine, risultando interessante soprattutto per chi preferisce privilegiare la qualità grafica.

Naturalmente non siamo davanti a una produzione tecnicamente perfetta. Alcuni elementi dell’ambiente e alcune animazioni mostrano ancora i limiti di un progetto enorme e complesso. Ma Dune: Awakening riesce spesso a nasconderli molto bene grazie alla direzione artistica.

Arrakis resta spettacolare soprattutto quando il gioco ci mette davanti a una tempesta, a un enorme verme della sabbia o a uno dei suoi panorami più imponenti.

Il supporto al DualSense aggiunge inoltre un ulteriore livello di coinvolgimento, soprattutto nei momenti in cui il deserto manifesta tutta la propria potenza. Sentire attraverso il controller l’arrivo di un verme delle sabbie contribuisce a rendere ancora più fisica la sensazione di trovarsi su Arrakis.

Dune Awakening – Un’interfaccia ancora troppo complessa

La natura profondamente PC del progetto si avverte però ancora in alcuni momenti.

L’interfaccia è ricca di informazioni, menu e sistemi e, soprattutto nelle prime ore, può risultare dispersiva. La quantità di elementi da imparare è notevole e non sempre il gioco riesce a spiegare tutto nella maniera più immediata possibile.

Funcom ha comunque lavorato molto sulla progressione e sull’introduzione dei sistemi, rendendo l’esperienza iniziale più comprensibile rispetto al debutto originale. La nuova struttura narrativa contribuisce proprio a questo: invece di lasciare immediatamente il giocatore completamente solo nel deserto, Dune: Awakening cerca maggiormente di accompagnarlo nella scoperta delle sue numerose meccaniche.

Rimane però un gioco complesso. E forse è giusto che sia così.

Arrakis non è un parco giochi e Dune: Awakening non vuole trasformarla in uno.

Una colonna sonora da applausi

Se c’è un elemento che continua a colpirci dopo decine di ore è il comparto audio.

La colonna sonora è perfettamente integrata nell’atmosfera del gioco, alternando momenti più rarefatti e contemplativi a passaggi decisamente più epici e drammatici.

Il risultato è particolarmente efficace durante l’esplorazione del deserto, quando musica, vento, sabbia e rumori ambientali contribuiscono a costruire una sensazione di isolamento davvero riuscita.

I dialoghi sono in inglese con sottotitoli in italiano, mentre la qualità delle interpretazioni vocali contribuisce a rendere la componente narrativa molto più interessante di quanto normalmente ci si aspetterebbe da un survival di questo tipo.

Dune Awakening è ancora un gioco in evoluzione

La cosa forse più importante da capire è che Dune: Awakening non va giudicato soltanto per quello che era al lancio PC.

La versione che arriva oggi su PlayStation 5 porta con sé oltre un anno di aggiornamenti, nuove mappe, dungeon, armi, sistemi di progressione, incontri dinamici, miglioramenti al combattimento e una storia che arriva alla conclusione del primo grande arco narrativo.

A tutto questo si aggiungono la modalità single player, la personalizzazione della difficoltà e una struttura PvE molto più accessibile.

È quindi un gioco che, paradossalmente, può risultare più interessante proprio per chi non lo aveva preso al debutto.

Chi arriva oggi su PS5 trova infatti un prodotto molto più maturo rispetto a quello che avevamo recensito originariamente su PC.

Dune: Awakening

Dune: Awakening Recensione PS5 – IN CONCLUSIONE

Dune: Awakening continua a essere uno dei survival più ambiziosi degli ultimi anni e la versione PlayStation 5 dimostra che Funcom è riuscita a portare su console un progetto estremamente complesso senza snaturarne l’identità.

Il gioco non è perfetto. Il combattimento resta migliorabile, l’intelligenza artificiale non sempre convince, l’interfaccia può essere complicata e la componente multiplayer non sembra ancora aver espresso completamente tutto il potenziale immaginato dagli sviluppatori.

Ma dall’altra parte abbiamo un Arrakis enorme, affascinante e sorprendentemente immersivo, un sistema survival profondo, un ottimo crafting, una costruzione delle basi che può assorbire decine di ore, una progressione ricca e soprattutto una componente narrativa decisamente più importante rispetto a quanto normalmente ci si aspetterebbe da un survival MMO.

La modalità single player rappresenta inoltre un’aggiunta fondamentale: permette di vivere l’intero viaggio in solitaria, personalizzando la difficoltà e trasformando Dune: Awakening in un’esperienza molto più accessibile senza cancellare la natura survival del progetto.

Su PlayStation 5 la conversione è convincente, i 60 fps della modalità Performance rendono l’esplorazione più piacevole e il supporto al DualSense aggiunge qualcosa all’esperienza. E soprattutto, chi compra oggi Dune: Awakening si trova davanti un gioco molto più completo rispetto a quello che avevamo valutato al lancio su PC.

Per questo il nostro giudizio non cambia.

Dune: Awakening è un’esperienza enorme, affascinante, a tratti frustrante e sicuramente non adatta a tutti. Ma quando riesce a mettere insieme sopravvivenza, esplorazione, progressione, costruzione e atmosfera di Dune, raggiunge vette che pochi altri survival riescono anche solo ad avvicinare.

Arrakis è ancora un pianeta difficile da amare. Ma una volta entrati nelle sue sabbie, è altrettanto difficile smettere di tornarci.

Dune: Awakening Recensione PS5 – VOTO: 9

 




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