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Ci sono videogiochi che cercano disperatamente di reinventare un genere e altri che, molto più semplicemente, decidono di ricordarci perché quel genere ci è piaciuto così tanto. Duskfade appartiene senza troppi dubbi alla seconda categoria. Il titolo. disponibile su PC e Console e provato su Playstation 5, sviluppato da Weird Beluga e pubblicato da Fireshine Games è una dichiarazione d’amore all’epoca d’oro dei platform 3D, quella dei mondi colorati, delle avventure lineari ma ricche di segreti, dei protagonisti armati di strumenti improbabili e di livelli costruiti per essere esplorati più che semplicemente attraversati.

Il risultato è un’avventura che non ha paura di mostrare le proprie influenze, a partire da Kingdom Hearts e da quella generazione di produzioni che ha trasformato esplorazione, platforming e combattimento in un’unica formula. Ma sarebbe riduttivo definire Duskfade soltanto un esercizio nostalgico: dietro l’evidente omaggio c’è un gioco che possiede una propria personalità, un’estetica riconoscibile e soprattutto una capacità non scontata di divertire.

Un’avventura sospesa tra magia e ingranaggi

La storia ci mette nei panni di Zirian, un giovane apprendista che si ritrova coinvolto in una situazione decisamente più grande di lui. Una misteriosa Torre dell’Orologio ha gettato il mondo nell’oscurità e sua sorella è scomparsa. Al suo fianco c’è Cuckoo, un piccolo e adorabile uccello meccanico che diventa rapidamente uno dei compagni più importanti dell’intera avventura.

La trama non vuole certo riscrivere le regole della narrativa videoludica, ma funziona proprio perché conosce bene i propri obiettivi. Duskfade alterna momenti leggeri e colorati ad altri decisamente più malinconici, affrontando temi come la perdita, il rapporto tra fratelli e il trascorrere del tempo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più piacevoli dell’avventura: dietro un’apparenza apparentemente spensierata si nasconde una storia che, in alcuni momenti, riesce a essere sorprendentemente più matura di quanto ci si potrebbe aspettare osservando semplicemente schermate e trailer.

Un platform 3D come quelli di una volta

Il vero cuore di Duskfade è però il gameplay. Il gioco mette insieme esplorazione, platforming, combattimenti, enigmi, abilità speciali e una buona dose di collezionabili seguendo una struttura che oggi viene utilizzata molto meno rispetto al passato.

Ci si muove attraverso ambientazioni costruite per essere attraversate più volte, alla ricerca di percorsi secondari, oggetti nascosti e segreti. Non siamo davanti a un vero metroidvania, ma il design prende in prestito alcuni dei suoi concetti più interessanti: tornare in luoghi già visitati dopo aver ottenuto una nuova abilità può aprire percorsi precedentemente inaccessibili e trasformare una zona apparentemente già esplorata in una nuova occasione di scoperta.

Il platforming è generalmente piacevole e alterna salti, scatti, arrampicate e sezioni più movimentate. La progressione delle abilità contribuisce a dare una sensazione concreta di crescita e permette al gioco di ampliare gradualmente le possibilità offerte al protagonista.

È una formula semplice, ma proprio per questo estremamente efficace. Duskfade non cerca di sovraccaricare il giocatore con decine di sistemi differenti: prende gli elementi fondamentali del platform d’azione 3D e li mette insieme con una buona dose di personalità.

Duskfade Recensione

Il combattimento è la parte più controversa

Se c’è un elemento sul quale Duskfade mostra qualche incertezza in più, quello è senza dubbio il sistema di combattimento.

Le influenze di Kingdom Hearts sono evidenti. Zirian combatte utilizzando la sua particolare arma, può concatenare attacchi, schivare, utilizzare abilità speciali e sfruttare le caratteristiche dei diversi nemici. Il sistema, soprattutto andando avanti nell’avventura, diventa più articolato di quanto possa sembrare nelle prime ore.

Il problema è che non sempre tutto risulta preciso quanto dovrebbe. La telecamera può creare qualche situazione scomoda e il sistema di aggancio dei bersagli non è sempre impeccabile. In alcuni scontri ci si ritrova quindi a combattere più contro la gestione dell’inquadratura e del posizionamento che contro il nemico vero e proprio.

È un peccato perché le idee alla base del combat system sono buone. Gli scontri possono diventare piuttosto impegnativi, soprattutto quando entrano in gioco nemici differenti, attacchi a distanza e avversari che richiedono un approccio specifico. Anche per questo Duskfade riesce a sorprendere: l’aspetto da coloratissimo platform per tutta la famiglia nasconde una difficoltà che, in determinati momenti, sa essere tutt’altro che indulgente.

Non siamo comunque davanti a un action game che vuole competere con i migliori esponenti del genere. Il combattimento è soprattutto uno strumento al servizio dell’avventura e funziona molto meglio quando viene integrato con l’esplorazione e il platforming.

Boss fight: quando il gioco dà il meglio di sé

Se il combattimento contro i nemici comuni può lasciare qualche dubbio, discorso diverso va fatto per gli scontri con i boss.

Le boss fight rappresentano infatti alcuni dei momenti più interessanti dell’intera esperienza. Il gioco non si limita a mettere il protagonista davanti a un avversario con una barra della vita enorme, ma prova a costruire veri e propri incontri a più fasi, spesso integrando elementi di platforming all’interno dello scontro.

È una scelta particolarmente azzeccata perché impedisce alle battaglie di trasformarsi semplicemente in una sequenza di attacchi e schivate. Bisogna muoversi, capire il comportamento dell’avversario, sfruttare l’ambiente e, in alcuni casi, raggiungere determinate zone dell’arena per poter proseguire.

Non tutte le boss fight sono memorabili allo stesso modo e una certa ripetitività nella struttura si avverte, ma nel complesso rappresentano uno dei punti di forza del gioco.

Un mondo che conquista con lo stile

Dal punto di vista artistico, Duskfade è probabilmente più convincente di quanto non lo sia sotto il profilo puramente tecnico.

La scelta di combinare magia, ingranaggi, macchinari ed elementi clockpunk permette al gioco di costruire un mondo immediatamente riconoscibile. Le ambientazioni sono colorate, ricche di dettagli e soprattutto molto diverse tra loro, contribuendo a dare alla progressione una sensazione di varietà che funziona bene.

Non siamo davanti a una produzione AAA capace di stupire per qualità tecnica o complessità del dettaglio, ma non è questo il punto. La direzione artistica riesce a compensare ampiamente i limiti tecnologici e dimostra ancora una volta quanto una buona identità visiva possa essere più importante di un semplice sfoggio di potenza.

Anche il comparto sonoro accompagna bene l’avventura, senza però raggiungere lo stesso livello di personalità della direzione artistica.

La nostalgia non è un difetto in Duskfade

È impossibile parlare di Duskfade senza parlare di nostalgia. Il gioco la utilizza praticamente come uno dei propri pilastri progettuali.

Ci sono momenti nei quali sembra davvero di essere tornati all’epoca PlayStation 2, quando i platform 3D erano una presenza molto più frequente sul mercato. L’influenza di Kingdom Hearts è probabilmente quella più evidente, ma si percepisce anche un amore generale per una filosofia di game design che oggi è diventata meno comune.

Il rischio, in questi casi, è quello di realizzare un prodotto che sia soltanto una copia sbiadita dei grandi classici. Duskfade riesce invece a evitare in buona parte questa trappola perché non si limita a replicare meccanicamente ciò che funzionava vent’anni fa. Prende quella formula e prova a costruirci sopra una propria identità.

Non sempre ci riesce alla perfezione, ma abbastanza spesso da rendere l’esperienza genuinamente piacevole.

Qualche limite da mettere in conto

Naturalmente Duskfade non è esente da difetti.

Oltre alle già citate incertezze del sistema di combattimento e della telecamera, alcune meccaniche possono risultare meno raffinate di quanto ci si aspetterebbe da una produzione più grande. Anche la gestione dell’esplorazione non è sempre perfetta e, soprattutto per chi vuole completare tutto, la ricerca dei collezionabili può trasformarsi in un’attività meno gratificante del resto dell’avventura.

La struttura generale rimane comunque sufficientemente solida da far percepire questi problemi come imperfezioni e non come elementi capaci di compromettere l’esperienza.

Durata e difficoltà di Duskfade

Duskfade offre una durata che può aumentare sensibilmente in base al tipo di giocatore. Chi vuole concentrarsi esclusivamente sulla storia può arrivare ai titoli di coda senza dedicare un numero spropositato di ore all’avventura, mentre l’esplorazione completa e la ricerca dei numerosi segreti possono allungare sensibilmente l’esperienza.

La presenza di diversi livelli di difficoltà è inoltre una scelta intelligente, perché permette al gioco di rivolgersi sia a chi vuole semplicemente godersi una nuova avventura platform sia a chi cerca un’esperienza più impegnativa.

E non fatevi ingannare dall’aspetto colorato e quasi fiabesco: alcuni scontri possono mettere seriamente alla prova anche i giocatori più esperti.

Duskfade Recensione

Duskfade Recensione – IN CONCLUSIONE

Duskfade non è il nuovo punto di riferimento del platform 3D e probabilmente non vuole nemmeno esserlo. È qualcosa di più semplice e, per certi versi, più prezioso: un videogioco realizzato da un team che conosce profondamente il genere e che ha deciso di riportarne in vita lo spirito.

Le ispirazioni sono evidenti, a volte persino sfacciate, ma il gioco riesce comunque a costruire una propria identità attraverso un mondo affascinante, un protagonista piacevole, una buona varietà di situazioni e soprattutto una formula che punta sul puro piacere dell’esplorazione.

Il combat system non è sempre preciso, la telecamera può creare qualche grattacapo e tecnicamente non siamo davanti a una produzione capace di competere con i blockbuster più importanti. Ma sono difetti che finiscono per pesare meno quando ci si lascia trasportare dall’avventura.

Duskfade è, in definitiva, uno di quei giochi che ricordano quanto possa essere bello perdersi in un mondo colorato, saltare da una piattaforma all’altra, cercare un segreto che sembrava impossibile da raggiungere e affrontare un boss che fino a qualche minuto prima sembrava imbattibile.

Non reinventa il platform 3D. Non ne ha bisogno.

Lo ama, lo rispetta e riesce a restituirne una versione moderna, imperfetta ma tremendamente piacevole. E per chi sente ancora nostalgia di quella generazione di avventure, questo è già un ottimo motivo per dargli una possibilità.

Duskfade Recensione – VOTO: 8

Pro: ottima direzione artistica; grande atmosfera nostalgica; platforming divertente; mondo ricco di segreti; boss fight interessanti; buona varietà di ambientazioni.

Contro: combat system non sempre preciso; telecamera migliorabile; qualche ingenuità tecnica; alcune meccaniche risultano meno rifinite.

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