La forza di Internet, sebbene stia accettando la censura in Paesi come la Cina è lungi dall’essere intaccata: la televisione sta perdendo il suo appeal, sempre più piatta ed uguale a se stessa. Le persone cercano sempre più l’informazione on-line ove può trovare in dettaglio sia quella locale che quella internazionale, gli approfondimenti, ma soprattutto un universo di notizie SCOMODE che la maggior parte dei media non vuole raccontare. Certamente su Internet si può trovare tutto ed il suo contrario, sta al lettore cercare, confrontare, farsi una reale idea di ciò che accade ed affrontare il fatto che a volte, per una stessa vicenda, sembra esserci più di una verità.

Una di queste è la storia legata al rapimento di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, scomparsa il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni. A distanza di 29 anni si torna a parlare di questo caso, ma non se ne parla in TV dove quest’argomento trova spazio solo nella trasmissione “Chi l’ha visto?” di Raitre, bensì su Internet, precisamente nel gruppo Facebook petizione.emanuela@libero.it Gruppo ufficiale fondato da Pietro Orlandi.

Mentre l’Italia è bloccata nella morsa del freddo siberiano, non si ferma l’iniziativa avviata da Pietro, fratello di Emanuela, che ha scritto il libro “Mia sorella Emanuela” insieme a Fabrizio Peronaci giornalista del Corriere della Sera, per non dimenticare la sorella ma anche per cercare di far luce su un caso che vede coinvolti Stato, Vaticano, Servizi Segreti e criminalità.

Successivamente è partita l’idea della petizione al Papa e di aprire un gruppo Facebook per tenere in contatto i firmatari della petizione. Alcuni dei firmatari si sono già radunati in due manifestazioni diverse, una a Dicembre in Piazza San Pietro e un’altra il 21 Gennaio in Piazza Sant’Apollinare a Roma, in questa piazza, nell’omonima chiesa, si trova infatti sepolto il boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis detto “Renatino”, inspiegabilmente sepolto nella basilica di Sant’Apollinare a Roma.

Perché quest’uomo è sepolto in una Basilica, insieme a esimii rappresentati della Chiesa? Quali sono i meriti per i quali la sua tomba si trova lì? Perché è stato sepolto con il lasciapassare delle autorità italiane, Ministero dell’Interno, e del Vaticano? Questo è solo l’ultimo degli interrogativi rimasti senza risposta in questa storia lunga 29 anni.Finora sono 60.000 le persone che hanno aderito alla petizione che, RICORDIAMO, viaggia SOLO ON-LINE, 60.000 persone cattoliche, atee, di diverso credo, ma tutti CITTADINI che chiedono al Vaticano di collaborare, ricordando che Emanuela è una CITTADINA VATICANA e che dovrebbero essere loro, IN PRIMIS, ad occuparsene.

Per aderire all’appello, il cui primo firmatario è Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, basta inviare una mail all’indirizzo: petizione.emanuela@libero.it scrivendo: “Aderisco alla petizione a papa Benedetto XVI per la verità su Emanuela Orlandi” e specificando: NOME E COGNOME, INDIRIZZO E CITTA’ DI RESIDENZA, NUMERO DI TELEFONO, PROFESSIONE ED EVENTUALE COMMENTO Ricordiamo che altre petizioni on-line, su diversi siti, sono fasulle e che QUESTO E’ L’UNICO MODO DI ADERIRE ALLA PETIZIONE. Ne riportiamo di seguito il testo integrale.

APPELLO A PAPA BENEDETTO XVI per la VERITA’ su EMANUELA ORLANDI
Santità, mi rivolgo a Lei nella sua duplice veste di capo di Stato e di rappresentante di Cristo in terra per chiederLe di porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. Il sequestro di una ragazzina è offesa gravissima ai valori religiosi e della convivenza civile: a Emanuela è stata fatta l’ingiustizia più grande, le è stata negata la possibilità di scegliere della propria vita. Confido in un Suo forte e ispirato intervento perché, dopo 28 anni, gli organi preposti all’accertamento della verità (interni ed esterni allo Stato Vaticano) mettano in atto ogni azione e deliberazione utili a fare chiarezza sull’accaduto. Un gesto così cristiano non farebbe che dare luce al Suo altissimo magistero, liberando la famiglia di Emanuela e i tanti che le hanno voluto bene dalla straziante condanna a un’attesa perenne”. Pietro Orlandi