Quando si parla di Bungie, il pensiero corre immediatamente a due saghe che hanno segnato la storia degli sparatutto: Halo: Combat Evolved e Destiny. Eppure, prima di queste produzioni diventate iconiche, lo studio aveva già lasciato un segno importante nel genere con una serie meno conosciuta al grande pubblico: Marathon. Pubblicato nel 1994 su Macintosh, quel titolo rappresentava uno dei primi esempi di sparatutto narrativo in prima persona, capace di distinguersi per atmosfera e ambizione.
Il nuovo Marathon prende proprio quel nome storico, ma sarebbe un errore considerarlo un semplice reboot o un remake nostalgico. L’opera uscita nel 2026 è infatti qualcosa di profondamente diverso. Bungie ha scelto di recuperare l’immaginario e alcune suggestioni del passato, ma ha trasformato completamente la struttura di gioco, portando il progetto nel territorio degli extraction shooter PvP, un genere competitivo e spietato che negli ultimi anni ha conquistato una nicchia sempre più ampia di appassionati.
Il risultato è un titolo affascinante, ambizioso e non privo di difficoltà, capace di mettere in mostra i punti di forza storici dello studio ma anche alcune criticità che emergono soprattutto nelle prime ore di gioco.
Marathon – Un universo fantascientifico lontano da Halo e Destiny
Come da tradizione Bungie, anche Marathon ci proietta in un universo fantascientifico ricco di misteri e tecnologie avanzate. Tuttavia, chi si aspetta una continuità con le atmosfere epiche di Halo o con la dimensione quasi mistica di Destiny resterà sorpreso.
Il mondo di gioco si distingue infatti per un’identità molto particolare, più astratta e alienante, dove gli esseri umani non combattono semplicemente con armi futuristiche ma trascendono il proprio corpo fisico incarnandosi in gusci biomeccanici super potenziati.
Questi corpi artificiali, spesso chiamati Runner, rappresentano il vero fulcro dell’esperienza. Ogni Runner possiede caratteristiche specifiche, abilità uniche e un approccio differente al combattimento, offrendo quindi una varietà tattica significativa. Non si tratta soltanto di scegliere un personaggio estetico, ma di adottare uno stile di gioco che influenzerà profondamente l’approccio alle missioni e agli scontri con gli altri giocatori.
L’ambientazione stessa riflette questa natura ibrida tra tecnologia e identità umana, proponendo scenari che oscillano tra colonie abbandonate, strutture industriali e paesaggi alieni. Il risultato è un mondo che comunica costantemente una sensazione di tensione e mistero.
Extraction shooter brutale e senza compromessi
La vera rivoluzione di Marathon rispetto al passato è però rappresentata dal suo gameplay. Bungie ha deciso di entrare nel territorio degli extraction shooter, un genere reso popolare da titoli in cui i giocatori entrano in una mappa con l’obiettivo di recuperare risorse e riuscire a estrarle vivi.

In Marathon ogni partita è una vera e propria missione ad alto rischio. Si entra nella zona operativa con il proprio equipaggiamento, si esplorano ambienti ricchi di risorse e obiettivi, si affrontano altri giocatori e infine si tenta l’estrazione prima che qualcuno metta fine alla nostra corsa.
La tensione è costante perché la morte comporta la perdita dell’equipaggiamento raccolto, rendendo ogni decisione cruciale.
Questo approccio genera momenti di grande adrenalina ma anche frustrazione, soprattutto nelle fasi iniziali. I giocatori meno esperti potrebbero infatti trovarsi travolti da un sistema complesso e da avversari già rodati, capaci di sfruttare ogni dettaglio delle meccaniche di gioco.
Un sistema di gioco ricco ma inizialmente caotico
Uno degli elementi che colpiscono fin dalle prime partite è la quantità di informazioni presenti su schermo. Indicatori, numeri, statistiche e notifiche si sovrappongono spesso durante gli scontri, creando un flusso di dati che può risultare difficile da interpretare nelle prime ore.
Bungie ha costruito un sistema estremamente stratificato, dove equipaggiamento, abilità, risorse e condizioni ambientali si combinano in modi spesso complessi.
Questo significa che la curva di apprendimento è piuttosto ripida. Non basta avere una buona mira per sopravvivere: occorre comprendere le dinamiche economiche del gioco, gestire correttamente il rischio e conoscere a fondo le mappe.
Col tempo però queste meccaniche iniziano a rivelare la loro profondità. Le decisioni tattiche diventano più consapevoli, l’uso delle abilità più strategico e la gestione delle estrazioni più ragionata.
In altre parole, Marathon è uno di quei giochi che premiano la perseveranza.

Marathon – Uno stile audiovisivo tra sci-fi e psichedelia
Dal punto di vista audiovisivo Bungie dimostra ancora una volta una grande personalità artistica. Lo stile grafico di Marathon non punta al realismo assoluto, ma sceglie una strada più stilizzata e audace.
Colori saturi, contrasti marcati e design futuristici contribuiscono a creare un’estetica sci-fi che sfiora talvolta lo psichedelico. Non tutti apprezzeranno questa direzione artistica, ma è innegabile che il gioco possieda un’identità visiva forte e immediatamente riconoscibile.
Le mappe sono ricche di dettagli e strutturate per favorire sia gli scontri diretti sia le manovre di aggiramento. L’uso dell’illuminazione e degli effetti particellari contribuisce inoltre a rendere le battaglie dinamiche e spettacolari.
Sul fronte sonoro il lavoro è altrettanto solido. Gli effetti delle armi sono potenti e distintivi, mentre la colonna sonora accompagna l’azione con tracce elettroniche capaci di aumentare la tensione nei momenti più concitati.

Il gunplay Bungie resta una garanzia
Se c’è un elemento su cui Bungie continua a dimostrare una superiorità quasi incontrastata nel panorama degli sparatutto, quello è il gunplay.
Le armi di Marathon restituiscono un senso di peso e precisione difficilmente replicabile da altri studi. Ogni fucile, pistola o arma pesante possiede una personalità ben definita, con rinculo, ritmo di fuoco e sensazioni tattili differenti.
Il risultato è un sistema di combattimento che riesce a essere immediato ma allo stesso tempo estremamente raffinato.
Anche nei momenti più caotici, quando proiettili e abilità speciali riempiono lo schermo, la sensazione di controllo rimane sempre elevata. È proprio questo elemento a rendere gli scontri di Marathon così coinvolgenti.
Il gunplay diventa quindi il pilastro su cui si regge l’intera esperienza, riuscendo a trasformare anche le situazioni più frustranti in momenti di puro divertimento.
Marathon: Un gioco pensato per durare
Marathon non è un titolo che si esaurisce rapidamente. La struttura da extraction shooter e il forte orientamento competitivo suggeriscono chiaramente che Bungie abbia progettato il gioco pensando al lungo periodo.
Nuovi Runner, equipaggiamenti, mappe e modalità potranno ampliare nel tempo l’offerta, mantenendo viva la community e alimentando la competizione tra giocatori.
Proprio per questo motivo è difficile valutare Marathon esclusivamente sulla base delle prime settimane di vita. Molti dei suoi sistemi sono destinati a evolversi con aggiornamenti e bilanciamenti futuri.

Marathone Recensione – IN CONCLUSIONE
Valutare Marathon significa inevitabilmente considerare la sua natura di gioco pensato per crescere nel tempo.
Questi titoli si misurano infatti sulla lunga distanza e, in questo caso, il nome stesso del gioco sembra suggerire una metafora piuttosto chiara. Questo 8 in pagella mette in luce i molti aspetti positivi della produzione di Bungie, a partire da un gunplay eccezionale, un’identità artistica forte e un sistema di gioco profondo.
Allo stesso tempo emergono alcune criticità che non possono essere ignorate. Il loop di gioco può risultare snervante, soprattutto quando una partita termina con la perdita di tutto l’equipaggiamento raccolto, e la complessità iniziale rischia di scoraggiare una parte del pubblico.
Marathon resta quindi un titolo che ci sentiamo di consigliare soprattutto ai giocatori più hardcore, a coloro che amano le esperienze competitive e che sono pronti ad affrontare una sfida impegnativa, fatta di sconfitte, tentativi e progressi graduali.
Per chi saprà accettare questa filosofia, il nuovo Marathon potrebbe rivelarsi una delle esperienze multiplayer più intense e stimolanti degli ultimi anni.
